Woody Allen ritorna nelle sale cinematografiche andando a sondare nuovamente il rapporto tra uomo e realtà post-mortem o, in parole povere, Dio. Il risultato di questa ennesima prova di regia è Magic in the Moonlight, una piacevole commedia interpretata dai sempre eccellenti Colin Firth ed Emma Stone.

 

Magic in the Moonlight è la commedia che segna il ritorno nelle sale del Woody Allen regista a un anno di distanza dall’acclamato Blue Jasmine, film che portò Cate Blanchett alla vittoria del Premio Oscar come migliore attrice protagonista.

Magic in the moonlightUscito nelle sale italiane il 4 dicembre, il film racconta la storia del celeberrimo prestigiatore Stanley Crawford, interpretato splendidamente da Colin Firth. L’illusionista, cinico, perfezionista e molto pessimista, è solito nascondersi durante i suoi spettacoli dietro la maschera del grande mago cinese Wei Ling Soo, dando un tocco di esotico e misterioso alle proprie performance.

La trama. Le vicende del film hanno inizio nella Berlino del 1928, dove avviene l’ultimo spettacolo del prestigiatore, il quale viene avvicinato da un collega, nonché suo unico amico. Howard Burkan, questo il suo nome, ha un compito da affidare al nostro protagonista: smascherare una sedicente medium ospite in quei giorni della ricca famiglia Catledge, che abita nella Francia del Sud.

Per Stanley sarà l’occasione di riabbracciare la vecchia zia che gli fece da madre, ma ancor di più, di dimostrare che occulto, irrazionale e ultraterreno sono solo una stupida invenzione creata da chi ha troppa paura di relazionarsi con la crudeltà della vita. Sophie Baker (interpretata da Emma Stone) è una giovane medium che, con il suo dolce sorriso, scombussolerà definitivamente il saldo mondo di Crawford e tutte le certezze che lo popolano.

La commedia ruota intorno alla figura dell’illusionista Stanley Crawford, presentato principalmente dai racconti di chi gli sta intorno, raramente attraverso la sua esperienza. Come avviene nel caso del protagonista, anche il resto dei personaggi viene rappresentato rapidamente e senza particolari “cerimonie”, per far sì che lo spettatore si trovi immediatamente catapultato nelle vicende del film. Sostanzialmente, viene data la priorità assoluta alla narrazione dei fatti a discapito di una definizione netta delle personalità e dei trascorsi di coloro che animano la storia.

Magic-in-the-Moonlight-Emma-StonePer questo motivo, in alcuni passaggi, l’inizio può sembrare a tratti sbrigativo. Anche l’evoluzione del pensiero di Stanley e della sue credenze non è assolutamente graduale bensì un cedimento brusco e improvviso risultando, forse, poco credibile. La forte caricaturalità di personaggi, situazioni e dialoghi (a tratti così ampollosi da risultare incredibilmente comici) contribuisce in modo evidente ad aumentare la frenesia dei ritmi narrativi.

Per il nostro Woody, Magic in The Moonlight non è che l’ennesima “variazione sul tema” di un argomento a lui estremamente caro (e ampiamente affrontato nel corso della sua lunga carriera) come il rapporto tra uomo e Dio. Per Stanley, ammettere l’autenticità della dote soprannaturale di Sophie vuol dire ammettere l’esistenza di un mondo ultraterreno; ammettere, dunque, che il mondo a noi noto altro non sia che una piccola parte della nostra esistenza.

woody_allen_ap_imgMa come può esistere Dio se la vita è un’esperienza costellata di dolori e insoddisfazioni? Questo è l’interrogativo che spinge Stanley a smentire Sophie. Egli cerca di convincere la medium che in una realtà in cui è normale “venire al mondo, non aver commesso nessun crimine eppure venire condannati a morte“, non possa esserci spazio per un Dio. Le vicende, tuttavia, porteranno (addirittura) alla preghiera il personaggio interpretato da Colin Firth, nel corso di una seconda parte di film decisamente più brillante rispetto alla prima.

L’ultimo lavoro di Allen risulta dunque essere un prodotto assolutamente godibile, che alterna continue citazioni di Nietzsche a momenti di ilarità pura, come il confronto tra Stanley e la zia Vanessa, una scena rappresentabile in modo così raffinato da ben poche menti del mondo del cinema. Tra queste c’è ovviamente il buon Woody, nonostante qualche recente caduta di stile.

Il mondo può essere privo di scopo, ma non vuol dire che sia privo di qualche magia“, è la frase della vecchia zia all’amato nipote Stanley. E questa magia altro non è che l’amore, concetto che sfugge a qualsiasi tentativo di razionalizzazione.

Andate al cinema a vedere Magic in the Moonlight! Per questa volta anche senza volare, un passo affrettato basterà!

GUARDA QUI LA PROGRAMMAZIONE DEL CIRCUITO CINEMA GENOVA!

Woody Allen torna tra magia e religione: c’è qualcosa dopo la morte? ultima modifica: 2014-12-07T21:32:39+00:00 da Tommaso Naccari