Vizio di Forma (dal libro di Thomas Pynchon) è un noir atipico, una commedia che parla di un assurdo viaggio nella Los Angeles del 1970. In regia c’è Paul Thomas Anderson (“Magnolia”, “Il petroliere”), pezzo pregiato della hollywood d’autore, mentre a farci da Cicerone è uno stralunato Joaquin Phoenix, sulle orme de “Il Grande Lebowski”.

 

Non c’è che dire, questo inizio di 2015 al cinema è stato fiorentissimo: se non per gli incassi (tasto come sempre molto dolente), almeno nella qualità i film usciti nelle scorse settimane si sono piazzati a livelli eccellenti: da Boyhood, meraviglioso esperimento di Linklater, a Birdman, commedia surreale trionfatrice agli Oscar, fino al ritmo infuocato di Whiplash.

Vizio di forma, di Paul Thomas Anderson, completa questo quadro, chiudendo due mesi davvero d’oro e regalandoci un’altra, diversissima, prospettiva su come fare cinema. O meglio, su come fare un grande film.

La trama di Vizio di Forma (TRAILER ITA)

Tratto dal romanzo di Thomas Pynchon, “Vizio di forma“, traduzione semplificata di “Inherent vice” (letteralmente, “vizio intrinseco”), è ambientato nella Los Angeles del 1970, dove si muove Larry “Doc” Sportello (Joaquin Phoenix), un investigatore privato tossicodipendente. Quando la sua ex ragazza, Shasta, gli affida un caso molto complicato, Doc intraprende un surreale cammino che lo porta ad incontrare una serie di personaggi stravaganti…

P.T. Anderson è un regista di grandissimo spessore, come avevamo anticipato nella nostra breve retrospettiva. I suoi film sono sempre molto complessi, leggibili sotto più punti di vista, ma non disdegnano elementi che possano farli digerire a un pubblico più vasto.

Anderson è a volte considerato un regista di nicchia, proprio per la grande costruzione che sta dietro al suo lavoro, ma non fa film assurdi, confusionari o sperimentali. Semplicemente è uno a cui piace dare un significato alle cose che fa, senza per forza telefonarne i significati come in una puntata di Beautiful. Sa quindi quando toccare corde più immediate, di grande impatto, e quando invece passare per strade più sottili e stratificate.

Vizio di forma, allucinato racconto sulla fine dei 60’s

Venendo al film in questione, non c’è dubbio che PTA abbia optato decisamente per la seconda strada, comunque meno cervellotica e psicologica rispetto all’ultimo The Master (2012, con Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman).

Vizio di forma non può essere incasellato: noir, giallo, commedia, c’è un po’ di tutto. In mezzo a questo mix, il pezzo forte è l’atmosfera crepuscolare, con i 60’s, un decennio che ha segnato la storia, che se ne vanno, e il mondo che sta per cambiare rotta definitivamente. Niente sesso, droga e rock’n’roll, dunque. Il risultato è che un tono piuttosto particolare pervade l’intera pellicola (a proposito, Anderson è uno degli irriducibili, insieme, tra gli altri, a Tarantino e Nolan, che girano ancora in pellicola). Un mood un po’ assurdo, quasi irreale.

Locandina Inherent Vice

Ed è proprio questo il motivo per cui vale la pena di immergersi nella storia. Attenzione, non ci sono svarioni, scene psichedeliche, trip o sequenze che escano dal realismo narrativo (se è questo che cercate, apprezzerete la nostra Top9): per tornare ai filmoni usciti recentemente, qui non c’è un Riggan Thompson (protagonista di Birdman) che sposta oggetti col pensiero e si fa una volata su Manhattan.

I fatti si susseguono invece in maniera realistica, ma quasi non serve allo spettatore tentare di ricostruire la trama in ogni suo passaggio. Il trucco sta nel lasciarsi andare, facendosi cullare dal favoloso commento musicale e seguendo un Joaquin Phoenix esilarante, sulle orme del Drugo dei Coen. I dialoghi sono allucinati, le inquadrature meravigliosamente composte e la ricostruzione storica affascinante e suggestiva, per come è splendidamente fotografata da Robert Elswit (premio Oscar per un altro film di Anderson, Il petroliere).

Una possibile reazione, del tutto fisiologica, potrebbe essere: “Bello, ma non l’ho capito, non mi ha preso”. L’antidoto è non pensare troppo. Tentare di ricostruire la trama, sconnessa come la mente del suo protagonista, vi procurerà solo una forte emicranea. In Vizio di forma, niente va elaborato, tutto va assorbito.

vizio di forma il film
Solo così si può cogliere Anderson come un grande cineasta, un artigiano capace di costruire prodotti ben al di là dei canoni intrattenitivi moderni, con stile classico, fuori dal tempo. Nella Hollywood d’autore non a caso ha pochi rivali ed è apprezzatissimo dalla critica ma anche dalle star, che fanno a gara per lavorare con lui (nel cast anche Benicio Del Toro, Owen Wilson e Reese Witherspoon, senza dimenticare la seducente Katherine Waterston). Con questo film poi la sua sfida era ancora più ardua e ha rivelato l’eccezionale capacità di trattare una non storia, per anni considerata impossibile da trasporre sul grande schermo, senza tradire la poetica dell’autore, fatta di frenetici e paranoici passaggi dal comico al tragico.

Vizio di forma è un film d’atmosfera, onirico, straniante, esilarante, malinconico e un po’ impegnativo. Forse però la definizione migliore viene da un altro grande membro del cast, Josh Brolin: “È come vedere Chinatown (uno dei più grandi classici del genere “noir” diretto Roman Polański, ndr) dopo essersi fatti un bong“.

Volate al cinema!

LA PROGRAMMAZIONE DEL CIRCUITO CINEMA GENOVA

Vizio di forma: “un noir sotto l’effetto di un bong” ultima modifica: 2015-03-11T20:20:07+00:00 da Alessio Rocco