“Surgeon Simulator”, “Viscera Cleanup Detail” e “Papers, Please”: videogiochi che prendono un’attività tutt’altro che eroica e interessante e la trasformano in un gioco assurdo. Probabilmente i programmatori di questi nuovi prodotti non sanno più cosa inventarsi, riuscendo comunque a cogliere nel segno. Ecco perché la nuova frontiera del gaming sono i simulatori di chirurgia, pulizia e burocrazia.

 

Qualche tempo fa abbiamo parlato di capre e di cazzeggio. I due termini, in modo decisamente appropriato, si sono trovati a coincidere in quel Goat Simulator che tante risate e like ha portato nei lidi di YouTube. Ora è tempo di concentrarci sul concetto più ampio di simulazione, intraprendendo un breve viaggio che ci porterà attraverso la sopraffina arte della chirurgia medica, passando per l’eccitante mondo delle imprese di pulizia, per finire nei meandri della burocrazia di stampo sovietico. Un viaggio che può sembrare folle (e di certo lo è) ma che allo stesso tempo può dirci qualcosa di più riguardo al mondo dei videogiochi e dei videogiocatori.

Simulazione e interattività

Fin dalla loro nascita i videogiochi hanno basato il loro incredibile successo sul concetto di simulazione. Uno dei primi esponenti di questa industria, Pong, cercava di replicare sullo schermo una partita di tennis da tavolo. Ancora a distanza di anni, riesce splendidamente nel suo intento.

PongLa forza di questo connubio tra simulazione e interattività, proprio dei videogiochi, sta nella capacità di donare all’utente un’esperienza che conceda tutti i lati positivi dell’atto simulato, eliminando quasi completamente i rischi e le conseguenze del fallimento.

hondaChiunque vorrebbe sapere come ci si sente a salvare un principessa in pericolo, ma nessuno accetterebbe il rischio di essere ucciso da funghi giganti o di finire per davvero nella lava bollente. Sconfiggere a pugni e calci un lottatore di sumo come Edmond Honda può dare una grande soddisfazione, a patto di non rischiare, nella realtà, qualcosa del genere.

Innumerevoli sono i casi in cui questa eliminazione dei rischi ci tiene attaccati al joypad, creando un rapporto ambiguo tra noi e il nostro alter ego digitale. Più immersiva è l’esperienza, più ci dimentichiamo che in realtà siamo sul nostro divano, nella sicurezza delle mura domestiche e non in una villa infestata da mostri deformi o per le strade di New York a picchiare passanti con una mazza da baseball.

Parlando di eliminazione dei rischi, iniziamo dunque il nostro viaggio con il mestiere considerato da molti il più complesso, difficile, stressante, e quello in cui le conseguenze del fallimento sono tra le più terribili. Il lavoro in questione, naturalmente, è quello del chirurgo.

Surgeon Simulator

La prima tappa del nostro percorso ci mette nei panni di un chirurgo, alle prese con operazioni di vario tipo, da trapianti di organi alla chirurgia del cervello, passando per operazioni a cuore aperto. Pratichiamo senza timore su ambulanze in corsa o in stazioni spaziali a gravità zero, tra strumenti e parti del corpo che fluttuano per la stanza. Infine, siamo chiamati a mettere sotto i ferri perfino un alieno, nella speranza di vincere la fantomatica onorificenza di “Best Surgeon in the Universe”. I motivi del successo di questo prodotto lo avvicinano al simulatore di capre di cui abbiamo già parlato, complici i sempre attenti youtuber (di nuovo spunta il nome di PewDiePie) e l’idiozia connaturata nella stessa struttura di gioco.

Surgeon_Simulator_3Ma in profondità troviamo qualcosa di più interessante, qualcosa che ci riporta al concetto di simulazione che abbiamo delineato poco sopra. Vestire i panni di un chirurgo e poter scoperchiare crani, rivoltare interiora, tagliuzzare organi, oltre a richiamare una parte di noi stessi che ama il gore e lo splatter, ci permette di esprimere, in modo del tutto de-responsabilizzato, la sensazione di onnipotenza dovuta all’avere a nostra disposizione la vita di un altro individuo.

Non siamo alle prese con un “Allegro Chirurgo” (l’antecedente analogico di Surgeon Simulator), in cui lo sbaglio era punito, bensì siamo liberi di sfogare i nostri impulsi distruttivi, complice anche un sistema di controllo assurdo, il quale rende complicato persino afferrare un bisturi o spostare un bicchiere. Divertente e nauseante allo stesso tempo, Surgeon Simulator ascende al sospettoso Olimpo dei giochi di culto, con tutti i benefici del caso.

Viscera Cleanup Detail

Dal lavoro considerato il più complesso passiamo ora a quello che potrebbe essere visto come il più schifoso e repulsivo tra i mestieri che la dura realtà del mondo d’oggi ci propone. A qualcuno può essere capitato ciò che segue: guardate il telegiornale e sentite la notizia di un qualche grave incidente, può essere uno scontro fra auto, un disastro aereo o ferroviario, oppure un’esplosione o un incendio. A questo punto potreste esservi chiesti: chi ripulirà questo casino? Ebbene, la risposta è che ad adempiere all’ingrato compito sarà una ditta di pulizie specializzata nella rimozione di resti umani. Ma come può un’attività del genere, di certo non la più adrenalinica o eroica, costituire il centro di un videogioco? Basta porla in un contesto adeguato.

Viscera Cleanup DetailViscera Cleanup Detail ci fa vestire i panni di un addetto alle pulizie di una non meglio precisata stazione spaziale, la quale è appena stata teatro di una violenta battaglia tra esseri umani e alieni. Il nostro compito sarà quindi quello di ripulire i locali della stazione, armati di mocio, sapone e secchio. Tra resti umani, brandelli di alieni, sangue e interiora, ci aggireremo per corridoi angusti che sembrano usciti da Alien di Ridley Scott, con la nobile missione di lucidarli a specchio e rimuovere gli spiacevoli lasciti di una cruenta battaglia spaziale. Nessuno combattimento, nessuna fuga precipitosa, nessun “vengono fuori dalle fottute pareti”, ma solo tanta pazienza e amore per l’igiene. Anche i luoghi comuni della fantascienza horror vengono qui ribaltati e ci troveremo a utilizzare un fucile laser di ultima generazione con il solo scopo di rimuovere dai muri le incrostazioni più tenaci.

L’amore del videogiocatore moderno per la stranezza e l’inconsueto è acclarato, come possiamo vedere dai due simulatori (capre e chirurghi) di qui abbiamo parlato; qui però il ribaltamento degli stili di gioco diventa completo. Eroismo e quotidianità, azione e passività, si uniscono e scambiano di continuo, andando a costituire un gioco che, nonostante sia ancora in via di sviluppo, si promette bizzarro e interessante.

Papers, Please

Terminiamo il nostro viaggio nelle terre cupe e inospitali di Arstotzka. In questa nazione fittizia di stampo distopico sovietico saremo chiamati a impersonare un onesto ispettore di frontiera addetto al controllo immigrazione. Il nostro compito sarà quello di controllare metodicamente passaporti, carte di identità, fototessere, permessi di lavoro, alla ricerca di qualsiasi tipo di irregolarità, dovendo noi decidere chi può passare la frontiera e chi no.

Papers, Please è (letteralmente) un simulatore di burocrazia. Passeremo il tempo a leggere date, osservare timbri sospetti e scrutare facce tristi. Il campionario di persone con cui avremo a che fare è composto di poveracci, prostitute, contrabbandieri, papponi, raramente con alti generali e persino cospiratori rivoluzionari. Si potrebbe pensare che il procedimento messo qui in atto sia lo stesso dei giochi precedenti, vale a dire “prendiamo un’attività inconsueta, strana oppure noiosa e facciamoci un gioco. La gente adora le cose bizzarre; lo ameranno”: niente di più sbagliato.

Papers-Please-KilledRispetto alle capre, ai chirurghi, alle ditte di pulizia, Lucas Pope (il creatore del gioco) compie un’operazione di tutt’altro respiro. A lui non interessa stupire; il suo obbiettivo è raccontare una storia, o meglio, metterci nella condizione di raccontare la nostra storia. Durante lo svolgimento del gioco, ci troveremo a fare i conti con gravi problemi economici: viviamo in una casa piccola, dobbiamo mantenere la nostra famiglia, neppure abbiamo i soldi per comprare un regalo di compleanno a nostro figlio. La scelta che ci viene proposta è la seguente: essere ligi alle regole, guadagnando una miseria, oppure farsi corrompere, mettendo da parte qualche soldo, ma rischiando conseguenze gravi per noi e la nostra famiglia.

Faremo entrare quell’uomo dall’aria sospetta che ci ha allungato una banconota? Lasceremo passare quello che sappiamo essere un terrorista, ma che ci propone una lauta ricompensa a cose fatte? Rimanderemo indietro quella povera madre che desidera rivedere il figlio, ma non ha i documenti in regola, rischiando quindi di essere multati per aver disobbedito alle regole? Queste e molte altre sono le domande a cui Papers, Please ci metterà di fronte. Il gioco, più che essere una simulazione di burocrazia, diventa la simulazione di una vita difficile, alle prese con la povertà, la violenza istituzionale, la mancanza di valori a cui aggrapparsi o di amici di cui fidarsi. Le persone che incontreremo vanno a formare una costellazione di individui imbruttiti, privi di dignità e schiacciati dalla dittatura. Noi siamo uno di essi, anche noi privi di speranze e disposti a tutto pur di proteggere coloro che amiamo.

Le simulazioni possono divertirci, stupirci, farci sfogare, senza paure e sensi di colpa. Ma quelle che rimangono impresse dentro di noi, con una forza che pochi altri possiedono, sono le simulazioni che ci fanno dimenticare per un attimo chi siamo, buttandoci anima e corpo dentro qualcosa d’altro, senza venire de-responsabilizzati o de-sensibilizzati. Ci mostrano ciò che non avremmo mai potuto provare fra le accoglienti mura domestiche o nella calma quotidianità delle nostre vite. Glory to Arstotzka!

[Nicolò Belmonte]

La nuova frontiera dei videogiochi: chirurgia, pulizia e burocrazia ultima modifica: 2014-12-09T20:49:43+00:00 da YURY