Abbiamo incontrato Simone Sciutteri, 32enne ligure che il 6 novembre è partito da Milano sulla sua Vespa, chiamata Peyton in onore di Peyton Manning, giocatore della NFL capace di risorgere dopo un periodo buio, proprio come la Vespa 50cc rossa che accompagnerà il nostro vespista giramondo in un viaggio incredibile, durante il quale verranno toccate le principali città europee.

 

Fine ottobre, Celle Ligure. L’aria è abbastanza fredda, a piedi. Sulla strada sfrecciano moto e scooter di ogni tipo, con conducenti immersi nelle loro sciarpe e nei loro giacconi. Il mio primo pensiero, andando ad intervistare Simone Sciutteri, 32enne bagnino e barman da 15 anni al Lido Azzuro di Albisola che ha deciso di girare l’Europa con la sua Vespa 50cc, è proprio questo: “Ma come sopporterà il freddo?”. Lo incontro in un pub, il Public, nel quale dice di incontrarsi spesso con gli amici.

Peyton

Peyton, la Vespa di Simone Sciutteri

Quasi come se mi avesse letto nel pensiero, la prima cosa che mi dice è: “Ti anticipo: essere pronti al 100% è sempre impossibile. Ma non parto da sprovveduto. Un po’ di esperienza ce l’ho e anche se non succederà mai, sono preparato all’emergenza peggiore che può essere una notte all’adiaccio a -30°. Poi avrò altri mille inconvenienti che avrei potuto evitare o mille altre difficoltà e la prima settimana di notti a bordo strada e di 10 ore sul sellino sarà massacrante, ma c’è comunque dietro a tutto ciò una preparazione mentale e tecnica cominciata un anno fa. Parto abbastanza attrezzato, con tempo a disposizione, non viaggerò al buio, mastico pure qualche parola di russo, dovesse servire dalle parti dell’Est… e insomma, non è che mi son svegliato ieri e ho detto: vado. Forse questo rende la cosa un po’ meno romantica, non saprei. Però ecco, se andrà bene o male non lo so, magari arrivo a Trieste e spacco tutto… però non è stata una coglionata inventata sul momento”.

Quando ci arriva da bere, siamo già immersi nel discorso. Lui mi parla del suo viaggio, che sarà fra 3 giorni, e dei preparativi, di come non abbia ancora approntato la borsa (“come sempre la mia voglia di partire è inversamente proporzionale alla mia voglia di preparare il bagaglio”) o di come sua madre si sia preparata al tutto: “nonostante un po’ si sia abituata viaggio dopo viaggio, nei mesi precedenti alle mie partenze si spacca di Euronews con le notizie dal mondo e guarda il sito del Ministero degli Esteri per segnalarmi le cose (e sul sito sono sempre un po’ allarmisti, c’è da dire!)”.

vespa tour2La cosa che però più mi assilla è capire come nasca un’idea del genere, allora, prima di fare la domanda diretta che, vista la premessa, mi sembrerebbe brutto farla come prima domanda “seria”, gli chiedo di descriversi un po’:  “Ho la fortuna di fare un lavoro che mi permette di viaggiare (per i cazzi miei e in economia, anche se non è che abbia un curriculum di viaggi estremi eh), a fronte di un bel culo lavorativo per 7 mesi all’anno e questo mi ha permesso di accumulare un po’ di esperienze (tra Sud America, Sud Est asiatico, Transiberiana e Africa rally) che credo mi torneranno utili – oltre ovviamente a avermi dato tanto nel modo di pensare e di immaginare altri viaggi e altri posti. Anche se tutto credo arrivi dalle volte che mia madre mi ha portato in cantiere navale a prendere mio papà quando ero un bambino e tutte quello navi e quei container che arrivavano e ripartivano dal porto mi ha un po’ segnato. Amo Cuba – l’unico paese in ho fatto più di un viaggio – e l’Inter – ahimè – per 25 anni ho giocato a calcio come fosse una cosa seria: la vetta il provino a Interello a 10 anni! Poi Savona, poi una lenta discesa verso la goliardia. Inoltre fumo sporadicamente la pipa“.

Proseguendo parliamo della fase embrionale del tutto e di come pian piano l’idea si sia evoluta: “Volevo fare un giro nei Balcani, perchè storicamente mi sento in debito: zone che non conosco, una guerra terribile a un passo da casa, la nostra vita che andava avanti come se niente fosse, la TV che raccontava quello che voleva e una mia età troppo tenera e distratta per cercare di capire. Negli anni ho letto e studiato e mi son detto che prima o poi volevo vederle Sarajevo e Mostar e tutti gli altri posti, incontrare e capire per quanto possibile e dopo tanto tempo, e pagare un poco il mio debito. Poi piano piano ho aggiunto pezzetti, una linea su Google Maps che si allungava sempre di più, tra posti interessanti e mete che avevo da tempo. Tanta storia europea che mi chiama. Suggestioni medievali e romanzesche, storia del novecento di cui visitare i luoghi… La consapevolezza di aver visto poco in Europa, in contrasto con uno spirito che io sento molto europeo, fatto di interessi culturali, di radici lunghe, di aeri low cost, di incontri di viaggio, di amici in Erasmus (che conto di passare a trovare!). Al di là di politica e burocrazia. Mi piaceva l’idea di pensare un viaggio senza visti, senza frontiere, senza permessi speciali per importare un mezzo; quanto poi questo si avvererà, lo scoprirò strada facendo.

Il possibile tragitto del viaggio

Il possibile tragitto del viaggio

Poi ho scoperto che questo giro potrebbe essere il nuovo Guinnes World Record e ho pensato che questa era la spinta definitiva per convincermi a provarci. Poi, grazie anche ai libri di Bettinelli (giornalista, scrittore e cantautore di Crema, protagonista di 5 lunghi viaggi in vespa raccontati poi nei suoi libri, n.d.r.), mi sono detto «devo viaggiare senza navigatore, da solo, senza team di appoggio, libero di tracciare la linea di volta in volta – anche se vorrei toccare tutti i paesi EU, tutti i candidati e tutti i possibili candidati, per fare un viaggio veramente e completamente europeo. Quindi, anche la voglia di scoprire le tante facce dell’Europa, mitteleuropea, nordica, ex sovietica, balcanica, mediterranea, islamica…e capire se e quanto esiste davvero».

E poi c’è la Polonia e, tra gli altri, il campo di prigionia di Beniaminow, dove rinchiudevano i militari italiani dopo l’8 settembre, dove fu tra gli altri Giovanni Guareschi e pure il mio bisnonno, Cipriano Colombini, che vi morì. Guareschi lo cita in Diario Clandestino e a me piacerebbe ricostruirne un po’ le vicende. Non so come e quando lo farò, ma passare di lì dov’è sepolto mi sembra doveroso. Le tappe certe, o quasi, sono Trieste, Sarajevo e Mostar, Meteora in Grecia, Istanbul, Varsavia, le spiagge del D-Day. Poi, nelle intenzioni, c’è l’idea di toccare anche Pristina, Helsinki, Cipro (passando il confine tra parte turca e parte cipriota), Stonehenge, Capo Finistere. Ovviamente, e inevitabilmente, saranno anche la Vespa, il meteo e le strade a decidere per me“.

Infine parliamo di quello che, insieme alla Vespa, sarà il suo fido compagno per questo lungo, lunghissimo viaggio: il bagaglio.

Simone e Peyton nei pressi di Senožeče (o Senosecchia), in Slovenia

Simone e Peyton nei pressi di Senožeče (o Senosecchia), in Slovenia

È una dry bag prestatami dal mio amico Igor d’India. Con lui è sopravvissuta a 1500km in canoa sullo Yukon la scorsa estate. All’interno vi ho messo pochissima roba, poiché la Vespa va lenta già di suo. Ho un completo da turismo che mi offre moto.it “main sponsor” e sito sul quale curerò il racconto di viaggio, un paio di maglie termiche, un pile, pezzi di ricambio e attrezzi, dentifricio e spazzolino come mamma insegna dalle gite alle elementari, un sacco a pelo bello caldo, roba da campeggio e un piccolo kit per le emergenze, un paio di calze calde, una maglietta e un paio di jeans per quando mi fermerò e andrò a mangiare in un posto caldo! In più, la Canon, un notebook, qualche scheda sd, batterie, un cellulare vecchio stile e qualche libro. Il resto, se servirà, lo prenderò strada facendo! In aggiunta, infine, quaderni che userò come log book per registrare le posizioni ai fini dei record e un GPS, di quelli che non mi dicono la strada, ma fanno il tracking – sempre ai fini del record – del viaggio e con cui ogni tanto, schiacciando un tasto, manderò una mail a casa dicendo: fino a qui, tutto bene!“.

Simone l’ho conosciuto tempo addietro tramite amici in comune e da subito è nata l’idea di creare un progetto insieme. Come allora, anche oggi vedo in lui, nonostante i 32 anni, l’eterno spirito del Peter Pan, sempre voglioso di nuovi progetti e nuove avventure. Allora, nelle nostre idee, era solo un luogo virtuale nel quale propagandare cultura. Oggi, per lui, è questo viaggio, che più che un viaggio è un’avventura, con la voglia, appunto, di conoscere e scoprire. Quella voglia che solitamente solo i bambini hanno, ma che invece si dimostra costante nella quotidianità di Simone.

Potete seguire lui e il suo viaggio su Facebook, a questo link.

P.S: Come scritto in introduzione, Simone è partito il 6 novembre. Mentre leggerete queste righe, è già passato dalla Slovenia, nella capitale Liubiana dove Peyton ha avuto i primi problemi tecnici, e in Croazia. Il suo viaggio prosegue, noi lo attendiamo al ritorno, per farci raccontare com’è stato.

In Vespa per le strade d’Europa ultima modifica: 2014-11-18T22:05:06+00:00 da Tommaso Naccari