Nascere in quest’epoca ha fatto sì che all’alba dei trent’anni i miei unici pensieri siano il cohousing e passare da un lavoretto all’altro per pagarmi i pranzi in università, o quantomeno i cocktail alle serate. Ma perché allora preoccuparsi se le madri decidano o meno di vaccinare i propri figli? Perché sono una sottottuttoio e per altro…

In molti avranno sentito parlare delle recenti preoccupazioni del SSN (Sistema Sanitario Nazionale) riguardo i drastici cali del numero delle vaccinazioni in Italia, che ci posizionano al di sotto dei paesi dell’Est nella classifica globale della prevenzione. Ma perché si è sollevato un tale polverone e soprattutto, perché me ne sto preoccupando anche io che di figli (grazie, oh 2015) ancora non ne ho? Perché a volte purtroppo, altre per fortuna, le azioni del singolo si riflettono sull’intera società, e proteggere un bambino vuol dire proteggere una generazione, non solo a parole.

La pillola e le conquiste

Le battaglie delle donne e delle Madri nascono con il sorgere dell’era moderna e dell’emancipazione; nel 1960 si dà il via commerciale ad un sogno scientifico, una forzatura contro natura per alcuni, un riposizionatore di equilibri secondo altri, una mera comodità secondo la massa: la pillola contracettiva.

La scienza aiutava quella maggioranza di donne che nel ruolo di madre si sentiva limitata o non ancora pronta e le accompagnava per mano verso il futuro. Oggi, che già del futuro ne abbiamo abbastanza, si ha un diffuso moto di ribellione nei confronti della stessa scienza che ci ha condotti sino qui, alla quale si smette di dare credito per seguire un nuovo tipo di scienza non scientifica: quella dell’Internet, secondo cui esiste un Piano nascosto per insabbiare ai più il numero di bambini deceduti a causa del vaccino, per pubblicare solo dati a favore del vaccino stesso, cui credono blog dichiaratamente autodidatti e scritti da Solitomini qualunque che si danno il cinque tra loro, con le loro pagine Facebook, sempre autodidatte.

Il caso Wakefield

La Storia però ci parla di un medico, tale Andrew Wakefield, che iniziò a diffondere per interessi personali l’ipotesi di correlazione tra vaccino ed autismo, ipotesi subito diffusa nei blog più accreditati come una valida teoria. I danni provocati dai vaccini esistono, ma basta chiedere al proprio medico personale, o al medico ASL prestabilito (il quale a scuola si è anche dovuto sorbire lezioni di statistica medica) per venire a capo immediatamente della questione: sono casistiche isolate dovute ad allergie. Verità è che il signor Wakelfield risultò essere pagato da un avvocato che si occupava di risarcimenti per danni da vaccino.

In seguito alle indagini si scoprì che questo idiota questa persona aveva falsificato tutti i dati per fornire all’avvocato qualcosa su cui appoggiare le sue richieste di denaro. Wakefield fu radiato dall’ordine dei medici ed in seguito divenne simbolo della cattiva ricerca scientifica. La connessione tra i due eventi è smentita da lungo tempo e da diversi studi, ma la diffusione di questa teoria è dovuta alla tarda età della comparsa della sintomatologia dell’autismo, un’età pre scolastica in cui si cominciano a fare i vaccini.

Ma cosa vuol dire in sostanza non vaccinare un bambino? E cosa dicono gli omeopati? Per aiutarmi nell’avere un idea più chiara ho scelto due persone con le quali parlare, un medico e madre dell’ospedale San Martino di Genova e un medico e padre omeopata. Vi sorprenderà, ma li ho trovati d’accordo nei confronti della cosiddetta “copertura di gregge” o immunità di gregge, che è quella cosa per cui quando la percentuale di vaccinati supera di molto quella dei non vaccinati, questi ultimi sono in salvo comunque, come se stessero al riparo di un ombrello aperto dal proprio vicino. Per il vaiolo successe esattamente questo, ovvero la quasi totalità di copertura ha fatto si che la malattia non trovasse più terreno fertile e sparisse del tutto.

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Due dati sui vaccini

Ancora oggi i vaccini salvano ogni anno 2 milioni e mezzo di bambini, ossia cinque al minuto. Cinque al minuto sono davvero tanti, ma se è così perché il lupo della disinformazione ha fatto fuggire questo gregge di genitori pecoroni nelle direzioni più disparate? Perché su internet sono circolate notizie senza fondamento, smentite e rismentite molte volte, ma che, come un domino, sono passate di bocca in bocca, di blog in blog e nessuno riesce più a fermarle, come quelle, tante, bufale che a ruota si trovano sui social.

Il problema è, come ricorda la dottoressa Robi (nome amichevolmente abbreviato, tipo la dottoressa Jo) che i bambini non rischiano solo febbre e mal di gola, ma una cosa che si chiama panencefalite sclerosante subacuta, che è la complicazione del morbillo e della quale facciamo bene ad avere paura. Se molti fino ad oggi sono sopravvissuti senza vaccinarsi, è grazie all’immunità di gregge, che però ora sta venendo meno. Quello che ricorda anche il caro amico omeopata è che nella comunità mista, non isolata, non è sicuro il poter evitare le complicazioni del morbillo. Questo funziona sicuramente nelle micro comunità e con poco scambio, ma nelle nostre grandi comunità, con un flusso migratorio continuo e crescente, non si può rischiare di contribuire a diffondere il morbo. Sarebbe come prendere il vicino con l’ombrello e spingerlo via rompendoglielo, poiché le nostre decisioni influenzano sempre quelle degli altri. Insomma, se vuoi non vaccinare il tuo piccolo, portalo in una comunità rurale. Se vuoi farlo crescere a Brera, a Cento Celle o nei caruggi di Genova, fagli mettere in salvo anche i suoi amichetti.

Sentite Ophelia Dahl, figlia dell’ideatore della fabbrica di cioccolato e del mondo che compare tra le undici e mezzanotte, quando possono comparire Grandi Giganti Gentili, Roald Dahl. Ci parla della sorellina mancata per un morbillo a sette anni, e della seguente lotta a favore della vaccinazione in Inghilterra, condotta dal padre negli anni a venire.

E tu, vaccini o scegli Darwin? ultima modifica: 2015-10-27T16:06:32+00:00 da Francesca Benelli