Finalmente una delle serie rivelazione del 2014 sta per tornare sul piccolo schermo: la tanto aspettata seconda stagione di True Detective verrà emessa negli Stati Uniti dal 21 giugno. Il cast lo si conosce, la trama solo in parte. Ecco allora il punto sulle certezze e sulle incognite di questo secondo capitolo. E tutto ciò a soli due mesi dalla discussa ripartenza di Game of Thrones… HBO, come ci tratti bene!

 

L’attesa è finita. Dopo 15 mesi e 11 giorni (sì, li stavo contando) dall’ultima puntata della prima stagione, potremo rientrare nel mondo di True Detective. Un mondo che, però, ritroveremo solo in parte. Infatti, come molti ricorderanno, questa serie presenta un formato antologico, cioè trama e personaggi diversi per ogni stagione: da qui l’idea di realizzare solo 8 episodi per ciascuna di esse, particolare che ha riscosso molto successo perché ha snellito la serie evitando di tenere in ostaggio lo spettatore con stagioni da 15 o 20 puntate ognuna. Insomma: cast, storia e ambientazione nuovi, ma stesso stile di prima.

gal-true-det-1-20150410110038935272-600x400La persona che si è occupata di riproporre lo stesso stile narrativo è l’ideatore e sceneggiatore Nic Pizzolatto (vincitore l’anno scorso di un Writers Guild of America Award per miglior serie drammatica), che ha spostato la location dalla Louisiana alla California e raddoppiato il numero di protagonisti: saranno quattro i personaggi principali che si contenderanno la scena. Il primo si chiama Ray Velcoro ed è un detective dal passato tormentato, con un temperamento irascibile nonché tossicodipendente: non poteva esistere ruolo più adatto per Colin Farrell (In Bruges, Sogni e Delitti, In linea con l’assassino). Il secondo personaggio è Ani Bezzerides, uno sceriffo donna con problemi di alcol e gioco d’azzardo, interpretata da Rachel McAdams (Sherlock Holmes, Midnight in Paris, Mean Girls) dopo i rifiuti di Jessica Chastain e Elisabeth Moss.

p10291550_b_v7_acPoi troviamo Paul Woodrugh, un ex veterano dell’esercito con depressione post traumatica diventato agente di pattuglia in moto delle autostrade californiane, che avrà le sembianze di Taylor Kitsch (Lone Survivor, Le Belve, Battleship). Infine, Frank Semyon, un criminale e imprenditore in pericolo di perdere tutto il suo impero e i suoi business: questo è senza dubbio il personaggio sul quale si hanno più aspettative, soprattutto perché il pubblico sarà curioso di vedere se Vince Vaughn (Zoolander, Starsky&Hutch, 2 single a nozze) riuscirà, dopo una carriera esclusivamente dedicata a commedie, a dimostrare le proprie doti drammatiche come fece Matthew McConaughey attraverso la magistrale interpretazione di Rustin Cohle. Lo stile della sceneggiatura di Pizzolatto sarà asciutto, diretto e abbastanza cupo come nella prima stagione, ma forse un po’ più ardito: un’indiscrezione, infatti, parla della presenza di una scena in cui viene messa in atto una colossale orgia per la quale apparentemente pare siano state addirittura ingaggiate due attrici porno.

Per quanto riguarda invece la regia, purtroppo Cary Joji Fukunaga (Sin Nombre, Jane Eyre) e il suo stile perturbante e allo stesso tempo ammaliante caratterizzato da un ritmo riflessivo ma anche attivo (impossibile dimenticare il magistrale piano sequenza di 7 minuti che mette fine al quarto episodio; puntata per la quale, tra l’altro, Fukunaga è stato insignito del premio Emmy per la migliore regia per una serie drammatica) hanno abbandonato il progetto. Dopo gli approcci falliti a William Friedkin e Gus Van Sant, per la direzione dei primi due episodi è stato scelto Justin Lin, famoso per aver diretto il terzo, quarto, quinto e sesto capitolo della serie di film Fast & Furious. La regia dei seguenti due episodi invece è stata affidata a Janus Metz Pedersen, un regista di documentari danese che nel 2010 con Armadillo ha vinto il Grand Prix della Settimana Internazionale della Critica e ha concorso per la Caméra d’or al Festival di Cannes. Questa è forse la scelta più azzardata di tutto il nuovo prodotto, ma abbiamo già visto nella prima stagione come le decisioni più audaci da parte della produzione non abbiano fallito, quindi vogliamo fidarci.

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Man is the cruelest animal.

Tra tutti questi rumors, una sola cosa è certa: abbiamo sentito la nostalgia di True Detective perché il panorama televisivo delle serie ha un bisogno disperato di prodotti come questo. Come mai? Perché questo spettacolo rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mondo delle series televisive contemporanee: con il suo stile e con il suo formato è riuscito a portare un po’ di aria fresca dove prima – poche eccezioni a parte – regnava la monotonia e la disperata e ossessiva ricerca del miglior colpo di scena per ogni puntata.

Concludendo con un parallelo letterario: nella seconda parte (scritta dieci anni dopo la prima) della celebre capolavoro spagnolo Don Chisciotte della Mancia, l’autore Miguel de Cervantes, nell’intento di anticipare le possibili critiche del pubblico alla continuazione dell’opera precedente, fa pronunciare a un personaggio una frase che poi è diventata proverbiale in Spagna: “..non riusciranno mai buone le seconde parti.”. Il fine di Cervantes era sottolineare quanto sia difficile che qualcosa che abbia riscosso successo in un primo momento si possa ripetere in un secondo, ma visto che nel campo cinematografico e televisivo non sarebbe la prima volta, ci auguriamo vivamente che True Detective diventi una nuova eccezione di questo proverbio.

Il teaser della seconda stagione di True Detective

Poche settimane fa HBO ha rilasciato un teaser, che conferma le buone impressioni che abbiamo sul secondo capitolo della serie. Guardalo qui e commenta!

True Detective e l’ansia da seconda volta ultima modifica: 2015-04-29T17:40:34+00:00 da Jacopo Troise