Il particolare malcostume che sempre più dilaga tra gli aficionados delle serie televisive rischia di rovinare la qualità di format che potrebbero risultare eccelsi, salvo poi finire castrati. Ecco perché la ricerca spasmodica del finale a effetto rischia di oscurare la morale di una storia, come sta accadendo oggi a The Walking Dead.

 

Il format del seriale televisivo è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede tra le masse individualizzate schermo-dipendenti. Chiunque, ad oggi, si è appassionato, anche per un solo episodio, a qualcosa strutturato secondo il meccanismo della serialità, stratagemma già ampiamente sperimentato nei secoli in letteratura, cinema, radio (come successe, ad esempio, per il fenomeno britannico Guida Galattica per Autostoppisti, ironica guida turistica di uno spazio surreale, che Douglas Adams, prima di trasformare in romanzo, propose in veste radiofonica).

Marvin Androide Paranoico, Guida Galattica Per Autostoppisti

Marvin, l’androide paranoico protagonista del film tratto dal romanzo di Douglas Adams

Nell’ultimo periodo, in particolar modo, dopo quello che è definibile il “fenomeno Breaking Bad”, la serie televisiva è diventata un culto, tanto che  c’è chi ipotizza, probabilmente a ragione, che questa modalità di intrattenimento stia diventando sempre più il cinema del futuro. Questa sua incredibile diffusione ha fatto sì che l’intero mercato televisivo sfruttasse questo nuovo modo di raccontare sul piccolo schermo, facendo delle serie il proprio punto di forza. Quando si parla di mercato è d’uopo parlare di prodotto che quindi ha un venditore (il canale televisivo, in questo caso AMC) e un acquirente (le agenzie pubblicitarie, che si basano sui dati di ascolto, quindi, indirettamente, lo spettatore diventa acquirente).

Tutta questa premessa per arrivare a una delle più antipatiche conseguenze di questo rapporto quasi commerciale, ovvero: l’accontentare il cliente affinché non decida di rivolgersi a un altro venditore. Si sa che il piccolo schermo, come oggi lo conosciamo, è veicolo di mero intrattenimento: raramente con lo zapping si va in cerca della trasmissione contenutistica o pedagogica. Accendere la tv, per i più, equivale a spegnere il cervello. Nulla per cui scandalizzarsi, ci mancherebbe, è anche normale andare alla ricerca dello svago, nessuno pretende in tv tanti Piero Angela e programmi per professoroni. I mezzi per l’apprendimento sono ben altri. È anche vero, però, che spesso gli autori più geniali e coraggiosi, per accrescere l’audience dei propri prodotti televisivi, scelgono di presentarli attraverso una metafora, che coinvolga elementi più interessanti, al fine di spiegare una morale.

Robert Kirkman, The Walking Dead

Robert Kirkman con una delle sue “creature”

È il caso di The Walking Dead, serie statunitense prodotta nel 2010, tratta dall’opera a fumetti scritta da Robert Kirkman, che è anche autore del seriale televisivo. Un prodotto di grande successo, tanto che proprio in questi giorni impazza sul web la febbre per l‘imminente quinta stagione. L’attesa per il nuovo pacchetto di 16 episodi, però, ha anche spinto molti degli spettatori a chiedersi cosa ci sarà dopo, o meglio: come finirà The Walking Dead? Come sempre la gara “a chi la spara più grossa” si combatte su Facebook e sui forum, con spettatori che si lanciano per indovinare il possibile, sconvolgente, con obbligatorio colpo di scena, finale. Ma sarà realmente così?

http://www.youtube.com/watch?v=g5oUDkwN–E

Per rispondere a questa domanda, bisogna fare un salto indietro, andando a recuperare le parole del già citato Kirkman in merito all’obbiettivo della sua creazione. Se oggi volessimo chiedere all’autore “Che cos’è The Walking Dead?“, lui di certo risponderebbe: “La storia della vita di Rick e Carl, che si concluderà con la loro morte“. Poi, davanti al nostro sguardo, basito e perplesso, continuerebbe: “Gli zombie sono solo una cornice. Al loro posto sarebbero potuti esserci benissimo degli alieni. Il mio obbiettivo era quello di mostrare come, in situazioni di estrema difficoltà, l’uomo possa tornare alle sue origini più animali, al solo fine di salvaguardare se stesso e la sua razza“. In poche parole, TWD è l’esempio di come, caduto ogni rigido schema che costituisce la società, l’uomo tornerà al proprio stato di animale. Una sorta di riproposizione della filosofia di Hobbes, che si basava sul plautiano “homo homini lupus“.

Sul fumetto, tutto ciò, fila per il meglio. Il pubblico che a ogni uscita si reca dal proprio rivenditore per divorare le pagine dell’opera di Kirkman, coadiuvato dalle abili mani dei disegnatori Adlard e Moore, è un pubblico di nicchia, appassionatosi a TWD proprio perché veicolo di una morale, che fa rabbrividire, ma che difficilmente lascia spazio a colpi di scena inaspettati. I fruitori, invece, dell’opera per mezzo televisivo, invece, sono famelici di colpi di scena, utili a tener viva l’attenzione: poco importa della morale, la serie finisce coi titoli di coda, c’è poco spazio per lo scervellamento post episodio. Sul web impazzano creatori di plot-twist che urlano al finale che vede Rick trovare una cura per gli zombie, o risvegliarsi e scoprire fosse tutto un sogno, come uno Shutter Island, il film di Di Caprio e Scorsese, 2.0. Ciò, se Dio vuole, non accadrà mai. TWD è la storia di un padre di famiglia che, in un modo che ha perso ogni regola, si ritrova a dover rinnegare i propri valori morali, trasformandosi gradualmente in un mero assassino.

The Walking Dead, Rick Grimes

Una delle scene della serie TV

In conclusione: non arriverà mai uno scienziato con una cura, non si scoprirà che è tutto un sogno. Lo spazio per i colpi di scena ci sarà, magari sulle modalità di morte dei protagonisti, ma nulla stravolgerà i piani di Kirkman. Grazie al cielo, lo stesso autore, è produttore esecutivo del tutto e, per quanto l’AMC avrà l’ultima e decisiva parola, potrà decidere anche il destino televisivo del personaggio interpretato da Andrew Lincoln (Mark di Love Actually).

Rimane sconvolgente, però, come il lavoro di un autore venga spesso poco recepito dallo spettatore. Chi, ad oggi, spera nella cura, in un improvviso annullamento di ciò che si è raccontato (per adesso) in quattro stagioni, dimostra di non aver recepito il messaggio che si tenta di veicolare. E allora, tanto vale, spegnere la televisione e ricominciare dai fumetti.

Finisce The Walking Dead: buon messaggio o finale mozzafiato? ultima modifica: 2014-07-11T21:12:52+00:00 da Tommaso Naccari