Nel 1991 Sean Penn, futuro pilastro hollywoodiano, si cimenta con la sua prima prova di regia con The Indian Runner – Lupo Solitario. Il risultato ottenuto attraverso questa pellicola poco pubblicizzata e distribuita fu eccezionale dal punto di vista visivo e di incredibile presa emotiva. Per la nuova rubrica “Hana-bi, L’altro cinema” ecco una nuova recensione spaziale!

 

Sean Penn, oltre a essere uno degli uomini più ricchi e influenti di Hollywood, è un attore che ha deliziato intere generazioni di cinefili con una lunga serie di interpretazioni indimenticabili. La filmografia di Penn, dopotutto, risulta essere un intricato groviglio di nomination e vittorie dei più prestigiosi premi del mondo del cinema (ricordiamo per questioni di sintesi solo i due Oscar vinti come migliore attore protagonista per Mystic River e Milk).

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Nel corso della sua carriera, Penn ha regalato al grande pubblico personaggi  rimasti scolpiti nella storia del cinema, oltre che nella mente di milioni di spettatori. Bad Boys, Stato di grazia, Carlito’s Way, Dead man walking, She’s so lovely, Accordi e disaccordi, This must be the place potrebbero essere alcuni esempi, anche se quasi ogni film che ha visto Penn calcare la scena meriterebbe di essere visto.

Oggi, però, non voglio parlarvi di Sean Penn attore, anche perché sarebbe troppo comodo e forse poco originale. Oggi il mio desiderio è raccontarvi di The Indian Runner (il titolo italiano è Lupo Solitario), un film del 1991 che vede Penn accomodarsi sul seggiolino del regista.

Lupo solitario è un film completo. La sceneggiatura, completamente tratta da una B-track di Bruce Springsteen, Highway Patrolman” dall’album Nebraska, è eccellente. I dialoghi sono di un’acutezza e di un’intelligenza disarmante. La regia di Penn è curata nel più piccolo dettaglio e risulta essere di una potenza visiva dirompente, così come la fotografia curata da Anthony Richmond.

La trama di The Indian Runner

La storia ruota intorno al rapporto tra due fratelli: Joe (David Morse) e Frank (Viggo Mortensen) Roberts, nati e cresciuti assieme in una piccola contea agricola nel freddo Nebraska.

The-Indian-Runner-(1991)Il sangue li accomuna, ma la vita li divide. I due sono come lo Yin e lo Yang: Joe, il fratello maggiore, è un agricoltore mancato che è diventato sceriffo della piccola cittadina. È un uomo dai saldi principi morali: crede nella famiglia, nell’onestà e nel duro lavoro, anche se il suo “peccato”, la sua “goccia di male nel bene”, è aver abbandonato il suo sogno di diventare un contadino, aver tradito la propria passione, quella che lo “faceva bruciare” in favore di un mestiere che non sente del tutto suo.

All’opposto, Frank è una canaglia incapace di tenersi lontana dai guai. Il più piccolo dei due fratelli ha sempre avuto una natura controversa, tormentata, quasi luciferina, che lo ha condotto sulla strada della violenza e del crimine. Tuttavia Frank non è completamente malvagio, il suo animo non è del tutto estraneo a sentimenti come l’amore o la pietà, nonostante il suo comportamento indichi esattamente il contrario.

indian2Le vicende narrate hanno il loro incipit con il ritorno di Frank dalla Guerra del Vietnam alla sua città natale. A questo punto, Joe cercherà di comprendere le motivazioni della natura violenta del fratello tentando di portarlo alla ragione e convertirlo a quello che lui considera una vita “normale”.

L’esordio alla regia di Penn è brillante, di un’intelligenza sconvolgente. Il neo-regista non fa altro che prendere i due caratteri dominanti del cinema tradizionale, il concetto di “buono” e  “cattivo” e disintegrarli completamente. Dov’è il confine tra inferno e paradiso? Chi stabilisce che è giusto essere un eroe piuttosto che una cane rabbioso?

Joe cerca di convincere il fratello che la vita familiare, l’onestà e il lavoro siano la strada per vivere una vita tranquilla e felice. Frank rappresenta la voce della critica. La critica furiosa, quella che urla, grida, strepita e azzanna alla giugulare tutto e tutti (compresa se stessa), cercando di mettere in crisi questa buonista e placida visione da vita delle favole.

Il trailer in italiano di Lupo Solitario – The Indian Runner

Due fratelli: lo Yin e lo Yang

Frank è il Lupo Solitario del titolo, quello che non comprende dove ti conduce la vita, che si ribella all’insensatezza delle pantofole e della moglie che ti cucina lo stufato dopo il lavoro.

Lo stesso lupo che in risposta al “fai il saldatore per tutta la vita per riparare ponti che verranno attraversati da ciccioni borghesi con mogli ciccione e figli ciccioni”, si ubriaca fino a perdere il freno che normalmente gli impedisce di liberare la belva assetata di sangue e omicidio che gli cova dentro.

Sostanzialmente Sean Penn eleva i suoi due protagonisti a modelli di due ideali diversi, mettendoli su un piedistallo che ha come sfondo un Nebraska grigio e bianco (come la neve onnipresente), atti a discutere (alcuni dialoghi, per come la vedo io, sono filosofia pura) e a cozzare fra loro come l’onda sullo scoglio.

Il risultato finale è struggente. La presa emotiva esercitata da Penn tramite la prepotente bellezza delle riprese e una sceneggiatura realistica e intelligente , fa sì che lo spettatore rimanga colpito da The Indian Runner come da un tir in movimento.

viggoViggo Mortensen, aiutato da un ruolo assolutamente intrigante, sfodera una prova di recitazione spaventosa, animando il “suo” Frank con una vena di dolore, violenza e umana fragilità da far accapponare la pelle.

Lupo Solitario è sì un film impegnato e assolutamente non mainstream (la pellicola è stata distribuita prevalentemente nel circuito dei film indipendenti e non è mai diventato un successo commerciale su larga scala), ma resta una di quelle rare perle cinematografiche che hanno il potere di strabiliare lo spettatore per la loro potenza visiva e farlo riflettere su tematiche tutt’altro che banali o scontate.

Da vedere e rivedere.

Curiosità: nel cast compaiono il mostro sacro Charles Bronson e un giovanissimo Benicio Del Toro, in una mini parte di un minuto scarso.

 

The Indian Runner. Sean Penn: il lupo della regia ultima modifica: 2014-04-18T19:25:02+00:00 da Marco Piva