Continuiamo coi magnifici anni ’90, spostandoci in direzione hip-hop. Nel 1996 è uscito “The Score”, secondo e ultimo album dei Fugees. Il capolavoro del trio formato da Lauryn Hill, Wycleaf Jean e Pras Michel ha aperto la strada a una nuova fusion, con reggae e soul coinvolti. I Black Eyed Peas ringraziano.

 

Essere un gruppo a base hip-hop e avere successo fuori dal vortice del gangsta-rap. In America, a metà degli anni ’90. Difficile pensare a un’impresa musicale più ardua di questa. Ci sono riusciti i Fugees, uno strano trio haitiano-brooklinese-jerseyiano nato nel 1992 e scioltosi pochi anni e due dischi dopo.

La storia inizia in un liceo del New Jersey, la giovane rapper con voce angelica Lauryn Hill incontra l’MC Pras Michel, che le presenta il suo cuginetto haitiano-americano Wycleaf Jean. Dopo diversi cambi di nome, il trio mantiene “The Fugees“, facendo proprio il termine dispregiativo con cui venivano chiamati gli originari di Haiti.

Il loro debutto, Blunted on Reality, è ancora un po’ troppo ancorato alle influenze predominanti del periodo, ma ha il merito di gettare le basi per il loro capolavoro, il secondo e ultimo album, The Score, datato 1996. L’idea è recuperare tutto il meglio della scena alternative, opponendosi al sound che poco a poco si immergerà nelle logiche pop e toglierà al rap la sua essenza, tentando una coraggiosa fusione con soul, blues, gospel e soprattutto reggae, o comunque sonorità caraibiche.

The Score - cover - YURY

Il risultato è un disco che ferma il tempo e rallenta l’inevitabile declino verticale a cui l’hip-hop dovrà pian piano far fronte, anno dopo anno. In Italia lo sappiamo bene, avendo esaltato al massimo tutte le degenerazioni di una delle forme di musica più genuine, semplici e universali. Regna l’esaltazione dell‘immagine dell’artista e del suo supposto carisma, a discapito della qualità delle produzioni.

N.W.A e Public Enemy hanno influenzato col loro stile e il loro messaggio intere classi sociali americane, ma non hanno mai messo la musica in secondo piano, come succede troppo spesso oggi. Tutto fa pensare che per essere amati dal pubblico è necessario soprattutto non essere timidi e promuoversi nel modo più ostentato possibile. Per il resto, bastano quattro riferimenti a “cose famose” nei testi e un ritornello orecchiabile. Il vero hip-hop resiste, ma resta nell’anonimato. Ma è un discorso troppo lungo, meglio non perdere di vista il focus di questa puntata.

Torniamo ai Fugees, a The Score. La produzione del disco, di per sé, dice già molto sul livello di qualità. Traendo spunto sia dalla lezione trip-hop dei Massive Attack che da quella dei Roots, una magistrale rock band prestata all’hip-hop, i Fugees utilizzano sapientemente i samples accompagnandoli a registrazioni di strumenti reali, scratching e mix eseguiti sul momento, non pre-confezionati. Una hit dietro l’altra. La rivisitazione di un pezzo del 1973 di Roberta Flack diventa uno dei brani iconici del decennio, senza esagerare.

Se “Killing Me Softly” (traccia 8) esalta le doti canore della meravigliosa Lauryn Hill, “Fu-Gee-La” (traccia 6) mette in mostra la vena caraibica della band, con un risultato sorprendente. Più Black Eyed Peas dei Black Eyed Peas, prima ancora che esistessero i Black Eyed Peas. Con il massimo rispetto per will.i.am e soci, i quali hanno modernizzato ed “elettronicizzato” i Fugees. Anche per questo motivo li considero una delle facce più pulite del pop odierno.

Un intro, 11 hits e un outro, potrebbe essere un buon riassunto di The Score. “Family Business” (traccia 7) campiona la chitarra classica di Francisco Tarrega, un musicista romantico spagnolo morto nel 1909. Magnifica. Simile discorso per “The Score” (traccia 9), altro pezzo forte dell’album, a dir poco ipnotica. Mi limito a sottolineare ancora una volta quanto sia favolosa Lauryn Hill, come rapper e come cantante, una versatilità forse inarrivabile. “How Many Mics” (traccia 2) è più da strada rispetto alla media del disco, un pezzo classico come non ne fanno più. “Ready or Not” (traccia 3) invece è costruita su un sample di Enya, ed è un altro brano intramontabile, un capolavoro senza tempo.

Il precoce scioglimento dei Fugees rimane uno dei più grandi rimpianti degli anni ’90. Al di là della dimenticabilissima carriera solista e cinematografica di Pras, delle collaborazioni con Shakira di Wycleaf Jean (comunque un produttore di tutto rispetto, nel giro che conta), delle evasioni fiscali che hanno portato Lauryn Hill a soggiornare in un carcere di minima sicurezza per qualche mese. Anche al di là dei soliti patetici tentativi di ricongiungimento. Non c’è niente che possa togliere a questo disco leggendario un posto di rilievo nella storia dell’hip-hop.

The Fugees: antenati dei Black Eyed Peas, ma non solo ultima modifica: 2014-06-05T18:42:16+00:00 da Mattia Cutrone