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A partire dalla seconda settimana di giugno, i martedì sera genovesi faranno i conti con THE END, la rassegna cinematografica organizzata da YURY e Circuito Cinema Genova al cinema Corallo di Carignano. Una breve chiacchierata introduttiva condita da un buon bicchiere offerto da Il Vino Fino, precederà, per le tre sere, la visione di un film a tema “fine del mondo”. Un mito da sfatare, spunti di riflessione sulla contemporaneità e intrattenimento lowcost ma di qualità garantito dal trio Boyle-Trier-Hillcoat. Ecco i perché di questa nostra scelta.

 

“Hannibal ad portas”. Spaventatevi bambini, Annibale è arrivato è vi porterà via. La voglia di costruire delle narrazioni basate su vicende più o meno reali atte a far venire la pelle d’oca a chi le ascolta è antica quanto la storia dell’umanità. Il “cammino della paura” letteraria è lastricato con pietre miliari firmate da autori come Lovecraft, Poe, King: le contaminazioni tematiche sull’argomento sono principalmente legate all’horror, alla fantascienza e alla distopia.

Ora, qual è la cosa che – se prospettata – può scatenare il più nero terrore nell’animo dell’essere umano? Qual è la catastrofe o il “mostro” che spaventa di più? Quello che non lascia nessuna via di scampo, ovvio. Da qui, il passo verso “la fine di Gaia” è davvero brevissimo.

La fine del mondo al cinema e i disaster movie

Un “gioco” cinematografico sempre in voga, è allora divenuto quello di immaginare cupe società distopiche dominate da misteriosi e crudeli “Grandi Fratelli” (vedi 1984 di Orwell e il fedelissimo film di Michael Radford), popoli schiacciati sotto il tallone di governi crudeli e sanguinari (V for Vendetta, L’esercito delle 12 scimmie), rappresentazioni di un “pianeta Terra allo sbando” (Mad Max, 1997 fuga da New York) o cervellotiche realtà cibernetiche dove “straniamento” e “alienazione” sono le parole d’ordine (Matrix, The Zero Theorem).

Come detto, il cinema propone diverse modalità per la rappresentazione della fine del mondo: alieni che decidono di cancellare la “scimmia umana” (andiamo da La cosa da un altro mondo [1951] di Christian Nyby e Howard Hawks, passando per l’ironico Mars attacks! [1996] di Tim Burton, fino ai più recenti La guerra dei mondi [2005] di Spielberg o il franchise del Pianeta delle scimmie), infestazioni di zombie (col “maestro” Romero in testa) o più generiche catastrofi naturali (Armageddon [1998], Deep Impact [1998], The day after tomorrow [2004]).

Alieni conquistatori, pandemie, mostri affamati di carne umana e cataclismi naturali sono insomma una nuova vena aurifera (incredibilmente remunerativa per le Major americane) del cinema mondiale, che per comodità si racchiudono genericamente nel filone dei “Disaster Movie”.

La comunità cinematografica, tendenzialmente, di fronte a questa categoria di film (principalmente composta da “blockbusteroni” conditi di effetti speciali più o meno all’avanguardia), abbozza, fa finta di niente e, a volte (per non dire spesso), storce il naso. E forse non ha tutti i torti.

Ma è poi davvero tutto da buttare? Non si salva proprio nulla di questo genere?

Perché The End

La rassegna “The End” nasce con l’idea di dare una risposta alle precedenti domande: secondo YURY no, non tutto è da buttare. Insieme a molti prodotti commerciali che badano soprattutto all’entertainment e all’azione, esiste una serie di film di pregevole fattura che dall’idea “La fine del mondo” sono riusciti a sviluppare ragionamenti interessanti, chi in chiave sociologica, chi con modalità introspettive, unendo al momento riflessivo immagini potentissime.

Perché abbiamo pensato a questo tema per la nostra prima rassegna cinematografica? Per sfatare un mito? In parte. Soprattutto per esercitare lo spirito critico, fondendo un tema entertainment con la poetica autoriale. Con questi film vogliamo dire: ecco un genere dominato dai miliardi del blockbuster, maltrattato dall’effetto speciale esasperato e caduto in bassezze di serie C, che magicamente si rivitalizza e si riprende la sua dimensione.

The End vuol dire: è importante cercare di non generalizzare. Si può parlare di tutto, anche di un tema super di cassetta come questo, purché lo si faccia con delle idee. Questo concetto poi è applicabile a molti altri generi o sottogeneri cinematografici. Quando un filone è sovrasfruttato con prodotti pessimi (i film da teenager, ad esempio) si rischia di fare di tutta l’erba un fascio non ritenendo più meritevole di attenzione alcuna pellicola che vi appartiene anche solo di striscio. Non si può certo pretendere che uno guardi tutto ciò che è stato fatto sulla fine del mondo per scovare un caso isolato di film di qualità, infatti YURY (in particolare la sezione Cinema) è qui per selezionare e invogliare alla connessione tra film che apparentemente non avevano nulla da spartire.

Infine, The End, mostra sì tre diverse rappresentazioni della fine del mondo, tragiche e fataliste, ma sfrutta questa metafora iperbolica per proporre un ragionamento sui problemi della contemporaneità. Boyle, Trier e Hillcoat attraverso questo tema hanno sviluppato acute riflessioni sul mondo in cui viviamo, chi in chiave sociologica, chi in chiave introspettiva, riuscendo ad affiancare all’intrattenimento puro, immagini dalla strabiliante potenza visiva e contenuti di forte rilevanza per la nostra società.

[a cura di Marco Piva e Alessio Rocco]


 

Info

The End – rassegna cinematografica sulla fine del mondo

Dove: Cinema Corallo, via Innocenzo IV, 13, Genova.

Quando: martedì 9-6, 28 Giorni Dopo / martedì 16-6, Melancholia/ martedì 23-6 , The Road.

Orari: 20.30 – rinfresco e presentazione ; 21.00 – proiezione.

Prezzi: 4 € singolo film ; 10 € abbonamento a tre serate.

THE END, una rassegna da fine del mondo ultima modifica: 2015-06-01T19:43:19+00:00 da YURY