Il nuovo film del coreano Bong Joon-ho, tratto dalla serie a fumetti francese  Le Transperceneige , lascia lo spettatore con l’amaro in bocca per l’occasione persa. Attualmente nelle sale italiane, la pellicola con Chris Evans, John Hurt, Tilda Swinton e Ed Harris viene “rimandata a settembre” da YURY Magazine.

Quando mi sono seduto in sala per vedere il distopico Snowpiercer, ultimo lavoro del capace regista sudcoreano Bong Joon-ho, il mio umore era alle stelle. Devo confessare di avere una passione per il cinema coreano di buona fattura, categoria a cui appartengono appieno i film di Joon-ho ( per citarne un paio The Host e Memories of a murder).

Le premesse prima della proiezione erano eccellenti, il mix accattivante: un giovane regista di talento, una sceneggiatura tratta Le Transperceneige - copertina - YURYda un fumetto di successo in stile dystopian novel dai tratti orwelliani e una firma sulla produzione di tutto rispetto come quella di Park Chan-Wook (creatore del pluripremiato Old Boy e di I’m a cyborg but that’s okay, già recensito per voi da YURY Magazine).

La trama racconta la storia di un pianeta Terra “messo in freezer” in un ipotetico 2014, dopo una quinta glaciazione causata accidentalmente dal genere umano nell’intento di fermare il surriscaldamento globale. Il regista coreano, quindi, ci imbarca su una novella Arca di Noè su binari – siamo nel 2031 – dove un magnate delle ferrovie che da bambino ha giocato troppo con i trenini elettrici, il perfido Wilford (interpretato dal sempre perfetto Ed “occhi di ghiaccio” Harris), ha salvato poche migliaia di esseri umani a bordo di un super-treno che gira all’infinito su un circuito che attraversa il mondo intero.

A bordo di questa freccia metallica, vengono stabilite delle classi sociali insormontabili, in base al vagone di appartenenza. Dalla testa Treno Snowpiercer - YURYdel treno, dove vivono nel lusso i privilegiati, fino ad arrivare alla coda dove stanno i miserabili, i derelitti costretti a vivere nel lerciume e a cibarsi di disgustose barrette di gelatina proteica.

A questo punto il regista e sceneggiatore coreano ci racconta la storia della rivoluzione sociale all’interno del “sacro treno”:  una sanguinosa rivolta contro la classe dominante, capeggiata dal mistico e malvagio capotreno Wilford. …Il resto lo lascio scoprire a voi.

Partendo dal presupposto che mi è impossibile dire che Snowpiercer sia un brutto film (perché dichiarerei il falso), mi è altrettanto impossibile raccomandarvi con insistenza una visione di questa pellicola. Come mai? Dunque. La fattura del film è pregevole, è evidente che Bong Joon-ho ha dalla sua una grande capacità realizzativa e un senso estetico proprio solo dei registi nativi dei paesi dagli occhi a mandorla, ma questo non basta. La sensazione che ho avuto uscendo dalla sala è stata il più classico amaro in bocca, una velata delusione. Quello che Joon-ho mi ha detto con questa pellicola è un “avrei voluto, ma non ho potuto”.

Le fasi del film si alternano da ritmi blandi e troppo dilatati a deliziose e ritmate scene di combattimento nel migliore stile asiatico.
I colori ci sono tutti, in un bilanciamento perfetto tra gli “scuri” sozzi e puzzolenti dei vagoni di coda e le “luci” dei vagoni dei privilegiati (passando attraverso coloratissimi vagoni acquario-serra-asilo degni delle migliori narrazioni di Jules Verne). Manca totalmente l’accompagnamento delle musiche, Locandina - Snowpiercer - YURycurate da Marco Beltrami che, sorprendentemente non si dimostra all’altezza di alcuni dei suoi lavori passati (è il papà di soundtrack come quelle di Scream o Le tre sepolture di Tommy Lee Jones). Il cast c’è tutto, e funziona a dovere (menzione speciale per Tilda Swinton, nel ruolo della seconda in comando di Wilford), ma il gruppo di attori sembra una splendida orchestra senza un degno spartito da suonare.

Credo che il problema più grosso di Snowpiercer sia qualche cedimento nella storia, o comunque l’impressione è che manchi quel quid in più che possa dare un impatto maggiore all’intera vicenda.

Assolutamente imperdonabili, invece, gli effetti speciali, davvero bruttini, specialmente se si pensa che iLocandina Snowpiercer 2 - YURYl budget di produzione è pari alla cifra spaziale di 38,2 milioni di dollari (…buttarci qualche cent in più per la computer graphic no?).

In sostanza, Snowpiercer, è un prodotto discreto, ma che non rispetta assolutamente le aspettative legate a un film così atteso e a un regista col talento di Bong Joon-ho.

Sufficienza, ma con riserva, nella speranza che il regista sudcoreano dimostri al mondo che quello che può fare è molto meglio di ciò che ci ha fatto vedere con Snowpiercer.

Snowpiercer, quel treno per Dystopia ultima modifica: 2014-03-20T14:04:32+00:00 da Marco Piva