In onore all’imminente ritorno in Italia, fissato per il prossimo venerdì 20 giugno a San Siro, Lost and Found Albums ripesca l’album di debutto dei Pearl Jam, il memorabile Ten, ripercorrendo l’incredibile storia della band. Uscito nel 1991, un mese prima di Nevermind dei Nirvana, ha consacrato il grunge come tendenza dominante della prima metà del decennio. Non solo in musica.

 

Seattle, 19 marzo 1990. Sta per uscire Apple, il primo disco dei Mother Love Bone, la band più calda nella fertilissima scena musicale della città americana. Vogliono essere i Beatles del nuovo decennio. Ma il loro cantante, Andy Wood, un frontman di supremo carisma e talento che sembra vivere costantemente in un’altra dimensione, si trova in un letto d’ospedale. Overdose di eroina, il cervello non funziona più, i familiari staccano la spina.

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Tante grandi storie americane iniziano con una tragedia. C’è chi non la supera e chiude idealmente lo strumento nello scantinato, ma c’è anche chi reagisce rifugiandosi nella musica. È il caso di Stone Gossard, il chitarrista dei Mother Love Bone. Con l’aiuto del suo amico Mike McCready continua incessantemente a scrivere canzoni, superando giorno dopo giorno la perdita del suo compagno e amico Andy. Si riunisce con il bassista dei MLB Jeff Ament, trova in Matt Cameron (sostituito da Dave Krusen per Ten ma attuale membro dei PJ) un grande batterista e si mette alla ricerca di un cantante.

eddie2Il prescelto è un agente di sicurezza di San Diego, un surfista timido, la sua voce meravigliosa è una bellissima polveriera sempre sul punto di esplodere. La band intuisce le sconfinate potenzialità del nuovo frontman, ma teme il suo carattere introverso, inizia a sospettare che la sua stella possa non esplodere mai. Non dev’essere stato facile accettare di aver perso la presenza scenica strabordante di Andy Wood e averla sostituita con l’espressione perennemente scazzata di un disagiato, per quanto talentuoso.

 

Entra in gioco Chris Cornell, che da lì a poco avrà un successo strepitoso con Soundgarden e Audioslave, un altro fenomeno uscito da Seattle. Chris, uno dei migliori amici del compianto Andy, telefona a Stone Gossard. “Stone, ho scritto un sacco di roba da quando è morto Andy, voglio farci un disco, con voi. Chiamate anche il vostro nuovo cantante, l’ho sentito e sembra bravo, ma non ho ancora capito se è DAVVERO bravo. Com’è che si chiama?”. Eddie. Eddie Vedder. In un mese scarso, questa nuova formazione registra un album da 10 tracce, dandogli e dandosi il nome di Temple of the Dog, in riferimento a un verso di un pezzo dei Mother Love Bone. Stone Gossard ascolta “Hunger Strike”, un duetto Vedder-Cornell, e pensa: “Wow. Abbiamo trovato un cantante. Forse possiamo farcela”. Nascono i Pearl Jam.

L’estate del 1991 è la stagione del grunge. Esce Ten, il primo disco dei Pearl Jam, seguito un mese dopo da Nevermind, il debutto dei Nirvana. Eviterò di parlare della stucchevole rivalità tra le due band, più costruita dai media e dai consulenti d’immagine che realmente sentita dai protagonisti. Ma non si può omettere come la presenza dei Nirvana abbia spinto i Pearl Jam a cercare sempre di migliorarsi, mantenendo un’ideale retta via musicale, più rispettosa dei fans e della Musica con M maiuscola e meno attenta alle classifiche e alle logiche commerciali sempre più dominanti.

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Compito non facile, quando un paio di dischi ti rendono il principale testimone dei problemi e delle battaglie del giovane medio americano. Non è più solo un fatto di musica, si tratta di gestire la pressione di dover soddisfare le aspettative di milioni di persone. Kurt Cobain è stato la vittima più illustre di questo sistema diabolico, ma non l’unica. Vedere Layne Staley, il meraviglioso frontman degli Alice in Chains, morto di overdose dopo una dipendenza agonica, il 5 aprile, 8 anni esatti dopo Kurt Cobain. I Pearl Jam ne sono usciti addirittura rafforzati, dopo aver rischiato più volte lo scioglimento. Profilo basso, poca autopromozione, poca tv, immensa lealtà dei loro fan, che come loro non si fanno notare troppo, ma non mancano mai di riempire ogni arena, ogni stadio in cui si esibiscono da 23 anni.

Ten è considerato da molti il manifesto del disagio giovanile anni ’90, nonostante i Pearl Jam non avessero intenzione di creare un simile mostro. Così come i Nirvana per Nevermind. Ma ci sarebbe anche la musica. Questi due album sono la maggiore fonte di ispirazione per le rock band del decennio e oltre. I ragazzi di Seattle hanno dedicato l’adolescenza ad ascoltare ogni cosa gli passasse tra le mani. Blues, rock e punk-rock anni ’70, hair-metal e post-punk anni ’80, gli piace tutto, vanno a vedere tutti. Il risultato è un fenomenale rock melodico e arrabbiato, per tutti i gusti.

“Alive” (traccia 3) è un momento irrinunciabile di ogni concerto dei PJ, un classico. La punkettona “Porch” (traccia 7) ,“Even Flow”, “Jeremy”, “Garden” (traccia 2, 6 e 9), senza contare l’intensissimo brano finale “Release” (traccia 11), in cui Eddie Vedder si rivolge al padre mai conosciuto, sono tutti pezzi in cui i fans si sono identificati all’istante. Gli assoli Hendrix-Style di Mike McCready, la solidità e le armonie nei riff di Stone Gossard e Jeff Ament, già intuite coi Mother Love Bone, la batteria puntuale di Dave Krusen, la voce inconfondibile di Eddie Vedder, forse quella più imitata di sempre, con scarsissimi, a volte comici risultati. La sparo grossa. “Black” (traccia 5) potrebbe essere l’unica cosa che possa farmi accettare il concetto inconoscibile e indefinibile di “canzone preferita”.

Venerdì prossimo andrò a San Siro a vedermeli, per la prima volta. Non c’era più un biglietto disponibile dopo mezz’ora dall’apertura delle vendite, anche per la data di Trieste. Non mi spiego perché, ma la nostra penisola ama particolarmente i Pearl Jam. Mi piace pensare che questo dato simboleggi la voglia italiana di non arrendersi al declino musicale imperante nel mondo. Ma probabilmente sono solo sovraeccitato. In fondo, vado a vedere una delle band più importanti della storia, anche se la storia non lo sa.

La rivoluzione grunge dei Pearl Jam ultima modifica: 2014-06-12T19:24:16+00:00 da Mattia Cutrone