Non sono granché amati dall’uomo e spesso la loro sovrappopolazione è causa di emergenze sanitarie e danni all’ambiente. Chiamati piccioni o anche topi alati,  il nome più appropriato per definirli è colombi. Sono loro i protagonisti di questo capitolo di FaunaTown, la rubrica di YURY Magazine che indaga nel mondo degli animali delle nostre città. Ecco come vive un colombo e perché è sbagliato per l’uomo dargli da mangiare.

 

piccione lettoreLa scena l’abbiamo tutti già vista un centinaio di volte. La vecchina arriva con un carico di pane secco ed è pronta a nutrire i suoi amati colombi, i volatili più presenti nelle nostre città, volgarmente detti piccioni. Uno stormo accorre in preda alla fame facendo strage del pane nel giro di poco tempo e ovviamente, dopo una rapida digestione, è presto tempo di espellere gli escrementi, con il rischio che qualche passante venga colpito a freddo dall’alto.

Columba livia, questo il suo nome scientifico, comprende diverse varietà morfologiche, inclusa quella del famoso e onnipresente colombo urbano, la cui popolazione ha avuto origine da colombi domestici fuggiti al controllo dell’uomo.

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Il volatile in questione è un organismo generalmente monogamo e fedele ai suoi siti di nidificazione, raggiunge la maturità sessuale tra i 6 e gli 8 mesi e può accoppiarsi fino a 5 volte all’anno dando vita a 10 piccoli nati e viventi. Questi restano dai 20 ai 35 giorni all’interno del nido e alla fine di questo periodo di norma spiccano il loro primo volo per andare a procacciare i loro 30/50 grammi di cibo giornaliero per potersi sostentare adeguatamente. Questo indica che 1500 piccioni in un anno possono consumare sino a 400 quintali di granaglie all’anno.

Come ha fatto il colombo a diventare parte integrante dei panorami urbani è presto detto: per loro, non vi sono predatori naturali, e quando vi sono, come il gabbiano, non sono sufficienti per intaccarne la popolazione. L’ambiente urbano è poi ricco di scarti alimentari, con fonti di cibo stabili tra cui si annoverano anche i cosiddetti colombofili, persone che con le loro briciole di pane contribuiscono a far aumentare in modo esponenziale il popolamento del pennuto.

guanoapes-2Come spesso viene indicato anche nei regolamenti comunali, cibare i colombi è cosa sbagliata e dannosa. I piccioni soggetti al gregarismo e alla socialità vanno già a sufficienza a braccetto con con il protettivo clima cittadino e nutrirli oltremodo può causare veri e propri “boom” di popolamenti. Questo comporta numerosi rischi sanitari, i classici fastidi di convivenza e soprattutto ingenti danni al territorio che vanno dalla disgregazione lapidea, pensiamo al deterioramento di statue e monumenti a contatto col guano, fino all’inquinamento genetico.

Secondo delle stime, se si considera ad esempio un centro storico come quello di Genova, fatto di vicoli, carruggi e stradine anguste, della superficie totale di un chilometro quadrato circa, che potrebbe ospitare un popolamento di 4600 colombi, il costo medio per operazioni di pulizia, restauro e altri interventi varia da 70.600 euro a 103.300 euro. Ora, se vogliamo che tutti questi soldi non vadano sprecati, bisogna tenere sotto controllo la presenza di questi animali, sempre nel rispetto dell’ambiente e degli stessi organismi.

Per fare ciò bisogna prima censire i popolamenti di colombi presenti all’interno della città attraverso stime e monitoraggi, successivamente si potrà passare all’azione con il rilevamento e la chiusura dei siti di nidificazione e quindi la bonifica ambientale, pilastro della lotta al sovrappopolamento.

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A Genova viene adottata in proposito la sterilizzazione farmacologica, un processo che consiste nella distribuzione di un farmaco veterinario, per mezzo di cariossidi di mais, contenente alcune molecole che annullano la fertilità in modo non permanente. Un’operazione che per risultare efficace dev’essere compiuta in modo costante nel tempo. Oltre a portare risultati soddisfacenti, questo tipo di sterilizzazione rispetta inoltre i canoni etici dei naturalisti e delle associazioni ambientaliste, visto che non provoca alcun tipo di sofferenza nell’animale.

Ora che sapete qualcosa di più sul colombo e sui metodi in atto per non essere sommersi da volatili tubanti pronti a tutto per una briciola di pane, vi raccomandiamo di dissuadere vostra nonna o la vicina di casa che sia dal porgere loro da mangiare. Alla lunga avremo così città più pulite e piccioni più snelli e sani.

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Piccioni in città: una difficile convivenza ultima modifica: 2014-10-06T20:17:46+00:00 da Filippo Schiavone