Un film vietato ai minori di 14 anni necessita di una recensione vietata ai minori di 14 anni. L’ultima fatica di Lars von Trier raccontata in tutta la sua dirompente potenza evocativa. La dipendenza dal sesso come conseguenza della depressione. Nymhomaniac: una pellicola schietta e disincantata che rimane volutamente incompiuta, in attesa del vol. 2.

 

Mi sei cresciuta nel cuore
Quando sanguino, tu hai i dolori
Dobbiamo conoscerci.

Incontro.

Buio. Tre minuti di buio. Trier ci fa attendere i suoi comodi. Il suo estro sta per arrivare: eccolo.

hr_Nymphomaniac-_Part_One_22LLa telecamera ha le fattezze di un pennello d’artista e così il buon Lars incomincia a dipingere la sua tela. Neve. Una debole nevicata accarezza e imbianca un vicolo deserto. I protagonisti delle prime sequenze sono il rumore della neve che si scioglie sui tetti  e questo bianco, morbido e soffice, che sembra avvolgere ogni cosa. Poi esplode Trier. Esplodono i Rammstein. Il giro di chitarra aggressivo della canzone “Führe mich” della band metal tedesca accompagna l’inizio della peccaminosa pellicola firmata Lars von Trier.

Selingman (Stellan Skarsgård) ha appena comprato il latte in una botteguccia di quart’ordine, quando si imbatte in Joe (Charlotte Gainsbourg), la nostra ninfomane, stesa a terra e sanguinante. A questo punto l’insignificante e anonimo ometto porta a casa la ragazza per prendersi cura di lei e, davanti a una buona tazza di té, ascoltare la sua storia.

Un corpo, due nomi
Niente può separarci
Una doppia forma nel seme.

Confessione.

Quello che si instaura tra Joe e Selingman è una sorta di rapporto peccatore-confessore. C’è una velata sacralità nel dialogo tra i due, così come nell’ambiente dove si svolge la scena che ha l’aspetto di una cella monacale.

Joe inizia il racconto della sua vita. Una vita dominata dal sesso, dal desiderio di esplorare ogni via del piacere possibile e immaginabile e dalla ferma volontà di afferrare saldamente ogni cazzo che le si pari davanti. Sì. Esatto: “cazzo”.

Nymphomaniac-Slater-HRNon esiste nessuna poesia nel sesso senza amore. Quindi per Trier e per Joe il mondo non è popolato da gentili peni e delicate vagine. Ci sono solo “cazzi” e “fiche”. E quello che Joe desidera di più al mondo è introdurre il maggior numero di “cazzi” nella sua “fica”. Lo ribadisce più di una volta a parole e lo stesso fa il regista  mostrandoci una bella sequenza di membri maschili, mentre Joe procede nel suo racconto. La poetica è solo quella delle immagini, non quella dei contenuti.

L’amore è una favola per bambini. L’amore è come Babbo Natale. Joe rifiuta l’amore e abbraccia il sesso, non comprendendo e rifiutando sistematicamente la canonicità del sentimento romantico.

          La mano della tua paura, nutre il mio sangue
          Guidami, stringimi
          Ti sento, non ti lascio*

Disagio erotico.

Joe racconta la sua scoperta apatica del mondo del sesso. Non esiste nessuna poesia, nessuna empatia romantica. C’è solo spazio per una brutale, fisica e morbosa eccitazione. Il disagio erotico di Joe si affina sempre più col passare degli anni in un crescendo rossiniano. Si passa dalla visione di due bambine che provano le prime sensazioni di piacere da sfregamento clitorideo, alla più libidinosa gara fra due adolescenti che giocano a chi fa sesso con più uomini su un treno. Fino ad arrivare al culmine di Nymphomaniac vol.1 con la piena (im)maturità sessuale di Joe, quando la ragazza arriva ad avere fino a 8-10 rapporti sessuali per sera.

La prima sezione dell’ultimo lavoro di Lars von Trier è un preludio. Un incipit bagnato di umori femminili che prepara la strada all’esplosione della ninfomane.

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Quello che il regista danese ci presenta è il terzo pannello del suo personale trittico sulla depressione e sull’apatia. Dopo Antichrist e Melancholia, ecco che arriva nelle sale la terza cartuccia del folle Lars. La risposta al disagio, questa volta è il sesso. Fare un’analisi approfondita in poche righe del cinema di Trier è deleterio se non impossibile. Su una pellicola sola, come Nymphomaniac, si potrebbe scrivere un intero saggio.

Il prodotto cinematografico, lasciando da parte le riflessioni sulle tematiche, resta di una pregevolezza estrema. La potenza visiva-emozionale, nonché la genialità, scaturite da sequenze come quella del capitolo del “Pescatore perfetto” (con il paragone tra la caccia al pene sul treno e la pesca in fiume) o delle tre “melodie” (paragonate all’organo che suona una sinfonia di Bach) dei tre amanti nel capitolo della “Piccola scuola d’organo” sono assolutamente eccezionali e caratteristiche del cinema di Trier.

Apatia. Depressione. Senso di colpa (o del peccato). Amore. Poetica dei piccoli ragionamenti. Provocazione. Solitudine. Estetismo estremo delle immagini (oserei dire orgasmico). Nymphomaniac è piena espressione di tutti questi elementi.  Come si può raccontarlo in poche righe? La soluzione migliore è sperimentarlo sulla propria pelle e abbandonarsi alle sensazioni scatenate da questo particolare ed estremo pamphlet sull’erotismo.

Il cinema di Trier non è assolutamente per tutti. O lo si ama o lo si odia.  A voi il verdetto.

Aspettiamo insaziabilmente il secondo capitolo in arrivo il 24 aprile per completare la recensione e il giudizio sul film.

http://www.youtube.com/watch?v=P43m039W3MU

Nel frattempo, YURY “punto G” magazine vi augura buona visione.

(* dal testo di Führe mich dei Rammstein).

Nymph()maniac. L’ultima “visione” erotica di Lars von Trier ultima modifica: 2014-04-07T22:35:10+00:00 da Marco Piva