All’Unipol Arena del capoluogo emiliano per assistere a un altro grande live show: i Nine Inch Nails. Gruppo storico della scena underground statunitense, tra i primi a regalare una miscela di metal ed elettronica capace di colpire anche i cuori più mainstream. 

 

La data milanese dell’agosto scorso aveva registrato il tutto esaurito. Questa volta invece l’affluenza è stata minore, probabilmente complice il RockInIdro, terminato il giorno prima. In ogni caso, il concerto che mi appresto a raccontarvi ha fatto registrare una buona affluenza, con circa 5000 persone accorse nella città felsinea nella prima settimana di giugno per i Nine Inch Nails, l’ormai storica band di Cleveland fondata da Trent Reznor nel 1988. download

Il concerto è stato aperto dai Cold Cave, duo che ha proposto un interessante gothic rock con forti influenze new wave. Un incontro tra Depeche Mode e una voce che ricorda moltissimo quella di Robert Smith dei Cure. Il pubblico ha apprezzato, ma senza scomporsi troppo.

L’attesa per Reznor e soci cresce sempre di più, fino a quando si spengono le luci e con un boato si scatenano i bassi pulsanti di “Me, I’m Not”, seguita da “A Copy Of”, che fa entrare il concerto nel vivo. Come sempre, Reznor è totalmente preso dall’attività sul palco e non concede chiacchiere al pubblico, facendo parlare solamente la sua musica.

Come già visto in quel di Milano, lo show si rivela ancora una volta un magnifico connubio tra grande musica e grandi effetti scenici, con giochi di luci futuristici che lasciano gli spettatori senza fiato. A episodi più tranquilli come “Piggy” e “Closer” si alternano le furiose “Wish”, “Gave Up” e “March Of The Pigs”, che scatenano il pubblico in mosh abbastanza movimentati, ma che non raggiungeranno mai livelli notevoli.

Un concerto dei NIN è una vera e propria lezione musicale e nessuno dei presenti sembra volersi perdere neanche una nota. Tutti i musicisti che accompagnano il mastermind del gruppo si rivelano ottimi polistrumentisti – il batterista Ilan Rubin più di una volta imbraccerà il basso – dimostrando come Trent Reznor non lasci nulla al caso.

tumblr_n34l1rXQG51s726nxo1_1280Con “The Great Destroyer” si assiste a un virtuoso duello di tastiere che lascia senza parole i presenti. La scaletta ripercorre tutta la carriera dei NIN in un crescendo sempre piú esplosivo e più di una volta le luci di scena costringono i presenti ad abbassare lo sguardo. Per la gioia di molti – compresa la mia – ecco partire anche “Eraser” e “Reptile”. Dopo il classicone “Head Like A Hole” il gruppo abbandona il palco e l’enorme schermo proietta il logo tridimensionale NIN sempre più grande, facendo salire la tensione. Ed ecco che i quattro raggiungono di nuovo il palco e l’encore conclusivo della serata viene affidato alle bellissime “The Day The World Went Away” e “Hurt”, che commuovono all’inverosimile i presenti.

Nonostante l’impressione che Trent non fosse al pieno della forma e in certi momenti abbia quasi svolto solamente un compitino, un concerto dei NIN é sempre qualcosa di grandioso per gli occhi e per le orecchie. I NIN sono Trent Reznor, che si può definire come uno dei musicisti più geniali degli ultimi vent’anni, un individuo che è sempre stato proiettato in una dimensione musicale avanti di decenni rispetto a molti colleghi.

Gabriele Sanna

All that could be: Nine Inch Nails live a Bologna ultima modifica: 2014-06-25T00:22:45+00:00 da Quique Dolores