A dieci anni dal declassamento a pianeta nano, il 14 luglio 2015 la sonda New Horizons effettuerà un sorvolo ravvicinato nel gelido sistema solare in miniatura di Plutone che comprende anche la sua luna Caronte. Un altro dei tanti recenti piccoli-grandi passi per l’umanità, che grazie ai dati che verranno raccolti, potrà aprire nuovi strabiliati orizzonti nell’esplorazione dello spazio.

 

Mi capita molto spesso di domandarmi cosa penserebbe mio nonno di questo periodo storico e dei notevoli progressi compiuti dalla scienza astronomica negli ultimi decenni. Molto probabilmente ne sarebbe strabiliato. Mio nonno era un grandissimo appassionato di astronomia: un autodidatta, come in tutte le sue innumerevoli passioni, di quegli autodidatti mossi da una tale fame amatoriale di sapere e conoscenza da non sfigurare davanti a parecchi astrofisici professionisti. Un appassionato di prima classe che ben sapeva che l’astronomia era probabilmente la scienza che più aveva fatto progressi, nel solo arco temporale di un secolo (e non credo di scrivere un’iperbole). Da quando Edwin Hubble nel 1929 scoprì quanto numerose sono le galassie che popolano il nostro Universo e l’arcinoto “spostamento verso il rosso” della luce da loro emessa, l’umanità cambiò radicalmente la propria prospettiva nei confronti della cosmologia. La rivoluzione fu letteralmente “copernicana”. Da lì in poi ci appassionammo a teorie sul Big Bang prima, sull’inflazione poi, e ancora: buchi neri, materia oscura, energia oscura. Tutto cambiò.

Il declassamento di Plutone, quando i pianeti erano nove

Ma mio nonno sapeva tutto di astronomia. Mio nonno sapeva che i pianeti del nostro Sistema Solare erano nove. Così come lo sapevamo tutti, quando egli lasciò la nostra Terra nei primi anni ’80. Ecco, se mio nonno si risvegliasse oggi, fra tutte le incredibili recenti novità relative al Cosmo, forse l’unica che gli farebbe girare un po’ le scatole sarebbe proprio scoprire di punto in bianco che Plutone non è più un pianeta.

Our system

Nel 2005 l’affollamento di oggetti trans-nettuniani nella cosiddetta fascia di Kuiper era già ben noto, ma quando il 25 luglio venne annunciata la scoperta di un corpo celeste poi denominato Eris (mitologica rappresentazione della discordia per gli antichi Greci, mai nome fu più adatto), superiore in dimensione e massa al nostro amato nono pianeta, l’intera comunità astronomica andò in subbuglio. Plutone, così piccolo, freddo, gelido, lontanissimo dai raggi solari al punto che se ci trovassimo sulla sua superficie, per leggere un foglio di giornale anche nel pieno mezzogiorno avremmo bisogno di una luce artificiale. Plutone, minuscolo al cospetto dei quattro giganti gassosi che lo precedono, oggetto dall’orbita così bizzarra e politicamente scorretta, era molto spesso il pianeta preferito da noi bambini dell’epoca. Sarà perché si chiama come il fidato amico-cane-parlante di Topolino, sarà che per via di quello che in scienze cognitive chiamano “effetto latency” è sempre facile ricordare il nome dell’ultimo di una serie, sarà per la sua possente luna Caronte: era impossibile non amare Plutone.

Quando il 13 settembre 2006 il comitato esecutivo dell’ Unione Astronomica Internazionale declassò ufficialmente il nostro beniamino, ricordo che nel mondo vi furono addirittura alcune proteste di piazza. Pianeta nano, così lo classificarono: “oggetto celeste di tipo planetario caratterizzato da una massa sufficiente a conferirgli una forma sferoidale, ma che non è stato in grado di ripulire la propria fascia orbitale da altri oggetti di dimensioni
confrontabili”. Definizione machiavellica, di difficile comprensione ai più, ma che fu in grado finalmente di riportare, se non concordia, quantomeno oggettività nella comunità scientifica.

Ma poco adesso ci importa. E poco importerebbe a mio nonno. Siamo oggi alle soglie di un evento rivoluzionario per l’astronomia: l’ennesimo.

Dopo Philae sulla cometa, ecco New Horizons su Plutone

Fresca è la nostra memoria dell’eccezionale recente atterraggio del lander Philae (con cui YURY ha tentato di stabilire un contatto, n.d.r.) sull’impronunciabile cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, staccatosi dalla sonda europea Rosetta dopo un viaggio di oltre dieci anni terrestri. Impresa che, nonostante i risultati scientifici relativi alle analisi e ai carotaggi siano ancora controversi, non può lasciarci indifferenti: l’incredibile risveglio del modulo dopo mesi di stand-by dovuti alla mancanza di energia solare, la precisione dei calcoli della rotta dopo innumerevoli fionde gravitazionali: tutto ciò è strabiliante.

Oggi, ironia della sorte a dieci anni esatti dalla “morte planetaria” di Plutone, stiamo per vivere un altro passo fondamentale nella storia delle esplorazioni del Sistema Solare. Il 14 luglio la sonda denominata “New Horizons” della NASA raggiungerà il sistema planetario (nano?) di Plutone e Caronte per un fly-by che già da lungo tempo tiene col fiato sospeso astrofisici, storici, geologi. E anche comuni mortali come noi. Già dalle prime
immagini che stanno giungendo ci ritroviamo affascinati dalla colorazione rossastra di alcune zone della superficie del pianeta nano. Le aspettative circa i possibili giacimenti di ghiaccio (di azoto o di metano) che potrebbero comporre nell’estate plutoniana una sorta di atmosfera temporanea, stuzzicano anche le fantasie degli astrobiologi. I millimetrici calcoli compiuti dagli ingegneri della NASA per concludere con precisione un viaggio lungo lustri dopo aver sfruttato la fionda gravitazionale di Giove, ci lasciano a bocca aperta e ci inorgogliscono di fare parte del genere umano. Raggiungere Plutone dalla Terra con un nostro veicolo è pressappoco come fare canestro a basket da una distanza di 150 km. Io trovo una sola parola per definire tutto questo: strabiliante.

Prepariamoci a nuovi orizzonti davvero: dopo aver esplorato le profondità di galassie e quasar lontani 13 miliardi di anni luce grazie al telescopio spaziale Hubble, dopo aver scoperto centinaia di esopianeti grazie a “Kepler“, siamo a pochi giorni dal raggiungere il nostro amato Pluto, vagabondo nello spazio siderale. Questo evento con ogni probabilità tra ancora altri decenni sarà ricordato come un piccolo passo, così come magari in pochi oggi ricordano che Magellano scoprì il passaggio a Ovest, ma oggi stiamo realmente per vivere qualcosa di storico e magari stiamo per ricevere informazioni fino a ieri sconosciute.

Magari stiamo per scoprire orizzonti inattesi.
Nuovi orizzonti. Strabilianti.

[Simone Spagnoletti]

A Cesare.

Nuovi orizzonti, la sonda che sfiora Plutone ultima modifica: 2015-07-13T14:04:16+00:00 da YURY