L’approvazione del ddl sulle unioni civili ha generato una lunga polemica dentro e fuori dal Parlamento, ma forse ancor di più il tema della cosiddetta maternità surrogata (o GPA, gestazione per altri). Ovviamente i partiti italiani non hanno mancato di strumentalizzare la questione a loro piacimento: la Sinistra rivendica la parte a favore, la Destra quella contro, i dissidenti di entrambe le parti sono tacciati di incoerenza. Io faccio parte di questi ultimi.

Ormai è sulla bocca di tutti: maternità surrogata, conosciuta anche come GPA o più volgarmente “utero in affitto”. Per i meno attenti, si tratta di un processo di fecondazione assistita attraverso il quale una donna si incarica di provvedere alla gestazione e al parto per conto di una persona o di una coppia sterile in maniera altruistica o sotto un compenso prestabilito. Ci sono due tipi di surrogazione di maternità: quella tradizionale, che avviene attraverso l’inseminazione artificiale della donna surrogata, che quindi sarà anche madre biologica del nascituro, e quella gestazionale, che prevede invece l’impianto di un embrione già fecondato in vitro nell’utero della madre surrogata, la quale quindi non sarà la madre biologica, ma solo colei che ha portato avanti gravidanza e parto.

Le madri surrogate in Italia e nel resto del mondo

In Italia la procreazione assistita è regolamentata dalla Legge n. 40 del 2003, che vieta le commercializzazioni di gameti, ovuli, embrioni e il processo di surrogazione di maternità. In alcuni altri paesi, però, funziona diversamente: in Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Paesi Bassi, Regno Unito e Ungheria la GPA è legale, ma è consentita solo in forma gratuita. In Armenia, Bielorussia, Georgia, India, Nepal, Russia, Sudafrica e Ucraina è legale sia quella non retribuita che quella retribuita. Nei casi invece di Grecia, Hong Kong, Israele e Thailandia la maternità surrogata a titolo gratuito è consentita, ma solo a delle condizioni particolari e con limiti molto severi. Infine, negli Stati Uniti, la pratica è permessa sia gratuitamente che a pagamento in sette stati, mentre in altri sette è legale solo ed esclusivamente in maniera non retribuita.

La strumentalizzazione politica e le ragioni del no

Il panorama partitico italiano è riuscito ancora una volta a strumentalizzare un tema che poteva e doveva rimanere al di fuori di ogni ideologia politica. Questo è dovuto al desiderio irrefrenabile che si ha in Italia di etichettare tutto, di colorare ogni argomento di bianco o di nero senza concepire le scale di grigi. A sinistra ho trovato chi si è espresso a favore della stepchild adoption dicendo, a ragione, che non avrebbe aperto le strade alla maternità surrogata, per poi affermare al contrario che quest’ultima non consisterebbe in una causa di possibile sfruttamento umano. A destra invece legano a doppio filo la maternità surrogata al tema delle unioni civili, come se il desiderio di maternità e paternità fosse una caratteristica intrinseca solo del mondo omosessuale. Come si fa ad essere così incoerenti e ottusi? Si può appartenere a un’ideologia politica anche accettando delle eccezioni, non è obbligatorio mentire a sé stessi per non tradire le proprie idee. Personalmente, mi dichiaro apertamente di sinistra (o di quel che ne rimane), ma so che il mio credo politico in questo caso non deve influenzare un argomento che merita di essere trattato nella maniera più obiettiva e realistica possibile.

Libero arbitrio e sfruttamento, dov’è il confine?

La surrogazione di maternità è una delle cause più influenti di sfruttamento del corpo umano femminile a livello mondiale: quando si parla di minori o di persone indigenti, il limite tra consenso altruistico e retribuzione è molto labile, e questo non si può assolutamente negare. Si tratta di un rischio che trascende la politica e la religione: non è un caso, infatti, che la GPA a fini di lucro sia perseguita legalmente in tutti i paesi d’Europa, anche fra i più laici. In risposta a questi punti si è detto che è necessario difendere e rispettare il diritto delle donne a usare il proprio corpo liberamente, facendo riferimento a quelle persone disposte a sottoporsi alla surrogazione di maternità altruisticamente. Non si può essere più d’accordo, ma finché verrà permesso questo procedimento di procreazione medica ci sarà sempre il rischio che un mero introito si confonda con libertà di scelta, e questo è inammissibile. La comparazione doverosa è quella con la prostituzione: la si può considerare sempre e comunque libera scelta della donna? Sappiamo tutti che non è stato mai così e né lo sarà mai. I limiti del libero arbitrio dell’essere umano sul proprio corpo coincidono con quelli della sua stessa corporalità: per fortuna o purtroppo non abbiamo la possibilità di fare tutto quello che vorremmo con il nostro fisico.

In ogni caso, la vera discriminante sta nel legame tra la madre e il nascituro, ossia nella relazione di maternità. Tutte le madri sanno quanto sia assolutamente importante questo rapporto e quanto questo unisca con il nascituro chi porta avanti la gravidanza e il parto. La surrogazione di maternità, oltre a rappresentare un serio rischio di mercificazione del corpo, non rispetta nemmeno questa relazione: nella maggior parte dei casi il contratto firmato da entrambe le parti vieta alla madre surrogate di tirarsi indietro. E se il soggetto in questione invece cambiasse idea? Bisognerebbe garantire una soluzione in corso d’opera, e non lasciare le donne surrogate in balia dell’obbligazione firmata prima del concepimento. La maternità è il legame più importante che abbiamo avuto e che tuttora abbiamo con le nostre madri, non si può semplicemente sminuirlo a questo modo.

Adozioni più facili, ecco il vero tema

Detto questo, mi sorgono comunque alcune domande: cosa spinge a pensare che la prima soluzione logica all’impossibilità di procreare (coppie etero e omo) sia quella della maternità surrogata? Invece che lottare per difendere il diritto ad avere figli (che per me non esiste, oltre a essere insensato), non sarebbe meglio combattere per ottenere un sistema di adozione migliore e più accessibile? Questo, a mio avviso, è il vero diritto in questione che si dovrebbe far prevalere. Anche perché la situazione è a dir poco tragica: in Italia nel 2014 ci sono stati circa 20.000 minori nei centri di accoglienza, ma solo il 10% è stato dichiarato adottabile. Costi altissimi, trafile burocratiche eterne e tempi lunghissimi: questi sono i reali nemici che ostacolano i nostri desideri di maternità e paternità. Ritengo che questa possibilità dovrebbe essere estesa anche alle coppie omosessuali, ma anche quando tutti avranno la possibilità di adottare, la domanda sarà: cos’è che fa degli esseri umani dei figli? La successione genetica o la relazione con i genitori? Ognuno è libero di scegliere la giusta risposta a questa domanda, ma vi prego non usate le idee politiche per farlo.

Sono contro la maternità surrogata, ma la politica non c’entra ultima modifica: 2016-03-10T19:29:13+00:00 da Jacopo Troise