Manchester by the sea non ha scatenato lo stesso casino mediatico di La La Land, ma è un film di grande spessore umano: una vera perla per aiutarci a capire la fragilità di un uomo messo all’angolo dalla vita.

Un mio maestro di recitazione diceva che la differenza tra teatro e cinema è riassumibile in questo modo: se devi fare una dichiarazione d’amore, il teatro è l’equivalente di una serenata a squarciagola; il cinema è un flebile sussurro in un orecchio. Ovviamente, questo non significa che il cinema debba per forza “arrivare” in maniera meno efficace allo spettatore, la potenza emotiva di entrambe le arti dipende dalla sensibilità del singolo. La differenza che c’è tra un movimento di sopracciglio in un primo piano e l’uso della parola declamata, ci serve per ricordarci un banale concetto che affrontiamo nella vita di tutti i giorni: il linguaggio del corpo viene molto prima di quello verbale, spesso sottratto nella comunicazione tra due persone.

Quando un regista cinematografico dirige un attore teatrale, si affida ad un unico mantra: taglia, asciuga, insomma smettila di essere un mare in piena che vuole inondare il pubblico fino all’ultima fila della galleria. Questa operazione di sottrazione comunicativa è emblematica in Manchester by the sea, quarto lungometraggio del regista newyorkese Kenneth Lonergan.

In particolare, nella recitazione che è valsa l’Oscar al protagonista Casey Affleck, molto fedele al credo del “fai di meno” nei panni di un personaggio che ha perso ogni forma di manifestazione emotiva.

Più in generale, parlo dell’approccio narrativo del film, che fluttua tra passato e futuro dei personaggi per parlare di sentimenti repressi, di elaborazione del lutto e dell’amore che possiamo dare.

Manchester by the sea: trama e trailer

La storia si svolge sulle coste settentrionali del Massachusetts, tra Boston e la piccola Manchester-by-the-Sea, spesso semplicemente Manchester. Protagonisti sono i Chandler, una famiglia di modesti lavoratori. Dopo la morte improvvisa del fratello maggiore Joe, Lee (Casey Affleck) viene nominato tutore legale del nipote Patrick. Lee è ancora tormentato dal proprio tragico passato, che lo ha allontanato dalla moglie Randi (Michelle Williams) e dalla comunità in cui è nato e cresciuto.

Manchester by the sea è stato protagonista agli Oscar con 6 candidature nelle sezioni principali, è prodotto dagli Amazon Studios ed è stato presentato ai due più importanti festival americani, il Sundance e Toronto.

Parrebbe un drammone duro da digerire, magari con scenate del genere. Invece possiede una scintilla che può inaspettatamente riappacificarsi con i nostri dolori.

Un idraulico alla canna del gas

Lee è come un pugile stordito dai cazzotti della vita. Ne ha viste prese troppe ed è uscito dal ring in cui combatteva. Il suo spettro emotivo è ormai praticamente azzerato. Conduce una vita solitaria, lavora come idraulico e tuttofare. Nella prima parte del film mi è sembrato di avere davanti un avatar, comandato da qualche parte nell’universo da un giocatore seriale di una nuova versione di The Sims.

Saggiamente il regista ha piazzato, mentre scorrono i titoli di testa, un flashback che per lo stile del film posso spingermi a definire “tenero”: Lee e suo nipote, che avrà poi un ruolo cruciale nella storia, scherzano su chi sia più importante tra Lee e lo zio Joe.

Manchester by the sea inizio

La scena è ripresa tutta in campo lungo: in questo film si parla di emozioni “da lontano”, come per non disturbare le evoluzioni dei sentimenti di Lee.

Lee non risulta un personaggio respingente, grazie a questo intro simpatico e a una certa ironia che lo contraddistingue da subito. Nonostante la sua passività, qualcosa ci porta a giustificarlo, a volergli bene comunque. Anche se non gliene frega un cazzo di quello che fa.

Casey Affleck Manchester by the sea

La gioia di vivere.

Oh con un personaggio così non siamo sicuramente di fronte a un film dall’inizio folgorante, ma a me, che sono un preso male di professione, sto idraulico in versione ameba mi stava simpatico lo stesso. E poi non è che la milf bionda qui sotto fosse un’interlocutrice adorabile.

Manchester by the sea milf

Vada a farsi fottere, cit.

Parafraso uno scambio che riassume bene la condizione di Lee, specialmente la battuta finale.

Lee: Se la doccia perde, potrebbe essere colpa della coibentazione.
Milf: E come pensa di scoprirlo?
Lee: Apriamo la doccia e vediamo se l’acqua passa sotto.
Milf: Vuole che mi faccia una doccia mentre lei mi guarda per vedere se gocciola? Vuole che faccia questo?

Lee: Non me ne frega un cazzo signora Olsen di quello che fa, cerco solo di riparare questa perdita.

A Lee, in effetti, non gliene frega un cazzo di niente. Di niente di niente. Sta solo cercando di tirare avanti come può, ed è già un gran risultato. Perché preoccuparsi di avere una stanza decente? No grazie, meglio un quattro metri per quattro senza finestre. E perché mai bere una birra con una ragazza che ti fa gli occhi dolci? Ma va là, il barista dopo quattro cicchetti è bello uguale. Lee ha quattro soldi per campare. Lee respira e va bene così.

La prima svolta della storia viene in soccorso a Lee e a noi che ne seguiamo le sue fredde vicissitudini nell’inverno innevato della East Coast. È la notizia della morte del fratello maggiore, con conseguente affidamento del nipote Patrick.

A questo punto, l’incontro-scontro tra i due potrebbe essere un’occasione per rendere Lee “una persona migliore”. Potrebbero unirsi in un momento di difficoltà estrema e trovare conforto, diventando “quasi amici”. Ma il regista Lonergan, autore anche della sceneggiatura, non risolve la questione così facilmente. Lee si trova a dover aiutare un ragazzo in difficoltà, ma anziché aprirsi, rimane chiuso a riccio.

Il rapporto tra i due copre interamente la seconda metà del film. Contemporaneamente apprendiamo pezzo per pezzo il passato di Lee. L’alternanza tra i vari piani temporali determina il ritmo del film, che sicuramente non gode di accelerate pazzesche, ma se si entra in sintonia con il suo mood può essere una culla che permette di scavare piano piano nei sentimenti di un uomo a primo acchito impenetrabile.

Sottrazione

Usare le parole per definire il proprio stato emotivo può essere molto difficile, persino doloroso. Dopo alcuni tentativi falliti di creare un rapporto da parte di Patrick, arriviamo alla fine del film.

Ok, dopo tutto sto gelo nessuno si aspettava un “E vissero tutti felici e contenti”. Però dico: un abbraccio, una pacca sulla spalla. E invece niente.

Manchester by the sea lucas hedges casey affleck

Ah no, ecco, un magnum gustato a 5°. Felicità.

Il procedimento di sottrazione, l’incapacità di palesare le proprie emozioni sono coerenti con tutto il film e si esprimono perfettamente nel finale. Lee rinuncia alla tutela, ma cercherà un lavoro migliore e un appartamento con una stanza degli ospiti, in modo che il ragazzo possa andare a trovarlo se e quando ne avrà voglia.

Un bagliore, se paragonato alla nebbia delle due ore precedenti. Non c’è salvezza per Lee, perché in uno struggente incontro con la ex moglie (Michelle Williams in tipo tre minuti si è meritata una candidatura) ammette di “non sentire più niente”, e la scelta di non occuparsi direttamente di Patrick potrebbe sembrare una sconfitta.

Il bello di Manchester by the sea è proprio qua. Abbiamo passato due ore tra sofferenza ed emozioni represse. Abbiamo sperato che arrivasse una luce, che puntualmente non è arrivata. Ma alla fine, se il film ci ha sedotti e non respinti (chi appartiene alla seconda categoria, comunque, è giustificato), capiamo che non siamo di fronte a una sconfitta. Il finale è, piuttosto, l’accettazione da parte di Lee della propria condizione, e noi spettatori accettiamo definitivamente il suo modo di essere. Prendiamo coscienza delle sofferenze di un uomo alle corde. Forse speravamo comunque in una redenzione disneyana, in un abbraccio liberatorio, un grido. Invece vediamo una carezza e capiamo che ci deve bastare. Sappiamo che tutto l’amore che Lee può dare è quello. Sappiamo che se avremo bisogno, lui ci sarà, in un modo o nell’altro.

Il mare, quel by-the-sea del titolo, è l’unica salvezza rimasta: un giro in barca, magari in acque sporche, ma con la certezza di non essere soli.

Manchester by the sea aiuta a capire la fragilità di un uomo alle corde ultima modifica: 2017-03-02T12:28:45+00:00 da Alessio Rocco