La singolare parabola di un compositore giapponese, Mamoru Samuragochi, che giunto all’apice del successo grazie all’appeal del suo personaggio, sordo e figlio di sopravvissuti alla bomba atomica, e grazie alle sue musiche sublimi, cade repentinamente in disgrazia quando si scopre che la sua originalità è in realtà tutto tranne che originale.

 

Talvolta la realtà supera la fantasia e a volte noi italiani ci facciamo portare a scuola proprio nelle discipline a noi storicamente più congeniali. È il caso, per entrambe le premesse, di Mamoru Samuragochi, nato nel 1963 a Hiroshima e figlio di due hibakusha.

Hibakusha è un termine giapponese che significa letteralmente “sopravvissuto” e viene utilizzato per definire tutti coloro che si salvarono dalle terribili esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, che posero fine agli scontri sul fronte pacifico e quindi alla Seconda Guerra Mondiale.

samuraIl piccolo Mamoru inizia a suonare il piano in tenera età grazie alla madre e dopo essersi diplomato si dedica allo studio della musica e alla composizione. Tutto questo da autodidatta, a causa della sua avversione verso le modalità di insegnamento delle tecniche compositive, sia nelle scuole di musica che nelle università.

Tuttavia fin dal liceo è afflitto da forti emicranie che si scoprirà più tardi essere solo un’avvisaglia di problemi di salute molto più gravi, specialmente per un ragazzo che vuole fare della musica il proprio lavoro. Infatti progressivamente perde l’udito ritrovandosi completamente sordo all’età di trentacinque anni.

Non si perde però d’animo e i primi successi arrivano grazie alla composizione di colonne sonore per videogiochi quali Resident Evil e Onimusha, mandando in delirio i media nipponici, pronti a definirlo come il moderno Beethoven.

La sua parabola lo porta a diventare uno dei più grandi compositori nipponici del nuovo millennio, grazie soprattutto alla “Sinfonia di Hiroshima no.1” utilizzata durante le cerimonie commemorative in memoria delle vittime della tragedia del bombardamento, da lui molto sentite considerate le sue origini.

Tanta è ormai la sua influenza sia nella musica che nella cultura popolare giapponese, che il pattinatore su ghiaccio Daisuke Takahashi decide di portare alle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014 dello scorso inverno, una coreografia da eseguire proprio sulla musica di Samuragochi. La composizione scelta è la “Sonata per violino”.

Tutto sembra procedere per il meglio, ma ogni parabola ha un apice e passato quello c’è la discesa, che in questo caso è davvero repentina. Infatti il 5 febbraio di quest’anno, prima che Takahashi potesse portare in alto il nome del Giappone e del suo gioiello musicale, Mamoru convoca una conferenza stampa dove ammette di essere un impostore. Dichiara infatti di non essere il compositore dei suoi pezzi che sarebbero invece stati scritti da Takashi Niigaki, professore di musica di Tokyo. Tutto questo perché il ghostwriter non avrebbe sopportato che un grande atleta giapponese ballasse sulla musica di un imbroglione. Il giorno dopo Niigaki confessa alla stampa che la sordità che tanto aveva reso celebre Samuragochi è in realtà solo una trovata per creare un personaggio. Immediata la reazione della sua casa discografica che prontamente ritira dal mercato tutto il suo materiale.

Tra accuse, smentite e un gran nebbione in cui è impossibile distinguere il vero dal falso (pare che Samuragochi sia stato davvero sordo fino al 2011) finisce la parabola di Mamoru Samuragochi, un genio della truffa passato troppo velocemente da moderno Beethoven a reietto.

Mamoru: il nuovo Beethoven, ma della truffa ultima modifica: 2014-10-09T21:45:51+00:00 da Yorgos Papanicolaou