Il nostro mentore Jurij Gagarin esplorò lo spazio. Allo stesso modo, ma senza abbandonare il globo terraqueo, la sezione cinema di YURY si lancia alla scoperta di nuovi mondi cinematografici. Oggi sbarchiamo in terra russa: ad accoglierci in sala c’è Leviathan, un cocktail pluripremiato, naturalmente a base di vodka e… bibbia.

 

Capiamoci subito, Leviathan è un drammone russo di quasi due ore e mezza. Definizione che è sinonimo certamente di “pesantezza”, ma che porta con sé anche un messaggio e una potenza filmica di grandissima qualità. Candidato all’Oscar come miglior film straniero e vincitore del Golden Globe nella medesima categoria e del premio alla miglior sceneggiatura a Cannes, esaltato dal TimesLe figaro e pure da qualche quotidiano italiano, Leviathan si piazza tra i migliori film in grado di cogliere l’essenza della Russia di oggi, dove infatti è stato duramente attaccato da stato e chiesa ortodossa.

Inoltre, più in generale, Leviathan inquadra anche la natura dell’uomo e del mondo moderno, mescolando il dramma delle persone con il linguaggio evocativo e la metafora religiosa (il Leviatano è un mostro marino bibblico, simbolo del caos primitivo, a cui l’umanità sembra regredire, ma anche raffigurazione del potere assoluto e autoritario dello stato).

La trama di Leviathan (trailer ita)

Il mondo è un posto abbandonato. I valori, quando ancora esistono, sono stati ribaltati. Gli uomini sono allo sbando. Non c’è comprensione, non c’è dialogo, non c’è solidarietà. Un quadro piuttosto agghiacciante, quello dipinto dal regista di Leviathan, Andrey Zvyagintsev.

Il film è ambientato sulle coste di una cittadina nel nord della Russia bagnata dal mare: racconta di Kolya, un umile meccanico che si mette contro il capo del governo locale per salvare il terreno e la casa di famiglia, a rischio esproprio. Nel tentativo di salvare la propria casa, Kolya s’imbatte nel vuoto delle istituzioni, irrimediabilmente corrotte. Come se non bastasse, i rapporti con la (seconda) moglie Lilya e il vecchio amico avvocato Dmitri, giunto in paese per aiutarlo nella causa, rivelano altri lati di una tragedia umana dall’impatto devastante

Leviathan: immagini maestose, critica sociale, metafora biblica

I personaggi di Zvyagintsev piangono come fontane, si ubriacano da far schifo (la vodka è ovunque, unico modo per festeggiare una gioa, unico scampo per fuggire i dolori) e fumano come turchi. Persi, arrabbaiti, svaniti. Senza morale, senza dio, ma soprattutto emozionalmente distanti tra loro. Emblematica la domanda “Dov’è il tuo dio?”, cui segue la risposta “Il mio con me, ma dove sta il tuo, questo proprio non lo so.” Ognuno per sé quindi, ognuno col suo carico di infelicità sottopelle.

E lo stato (la Russia di Putin) dove sta, in tutto questo? Ebbene, l’autorità non può nulla in tutto questo. Anzi, non fa che alimentare il caos e la cattiveria, già abbondantemente diffuse. Il potere ha grandi colpe, protette dietro una maschera che millanta di avere tutto sotto controllo.

Altre due citazioni dirette del film ci vengono incontro. Kolya chiede a un ufficiale: “Senta, mio figlio è solo, non abbiamo parenti…”, il quale commenta “Stia tranquillo, se ne occuperà lo stato di lui…”. Le parole sono una cosa, ma la conclusione del film lascia presagire che le propsettive non siano affatto incoraggianti…

leviathan film - cinema russo

Il vero dramma infatti è quello di Roman, figlio di Kolia. Con intorno adulti oramai compromessi a una vita barbara e fredda, completamente distrutti, riuscirà Roman a venir fuori a testa alta? Il buon Zvyagintsev non da scampo (sì, la visione del film ci ha reso pure un po’ sadici e godiamo a ripetere questo nome impronunciabile. Zvyagintsev, Zvyagintsev, Zvyagintsev).

Il film riesce a evitare la noia in ogni suo passaggio, grazie a un formidabile effetto di realismo, unito alla capacità di decontestualizzare la vicenda elevandola a metafora molto più alta, anche per mezzo di immagini maestose, filmate e fotografate in maniera superba.

Insomma, si astengano gli spettatori cauti e timorosi. Anche se Leviathan non usa linguaggi e schemi completamente diversi dalle nostre abitudini, decidere di vederlo è comunque un bel rischio. Certo è che Andrey Zvyagintsev è un narratore implacabile, regista di un film con un messaggio fortissimo. Le scoperte si fanno anche così.

Volate al cinema!

Leviathan, la presa male è arte ultima modifica: 2015-05-23T15:22:20+00:00 da Alessio Rocco