Dopo il racconto del viaggio in treno per Calcutta, ecco un altro scorcio di India, un’altra città in una nuova pagina di diario: Benares, più conosciuta come Varanasi. Città sacra per la cultura indù, Varanasi sorge sulle sponde del Gange e ogni anno più di un milione di pellegrini raggiungono i suoi innumerevoli ghat, “accessi all’acqua” dove la vita e la morte si intrecciano, compagne. Un luogo dove andare a morire per rivivere, dove si assapora intensa una spiritualità che non appartiene a noi occidentali, osservatori in disparte.

 

Un’alba sul Gange – 21 agosto

Alzarsi prima dell’alba, nel buio ancora fitto della notte serena dopo il diluvio monsonico di ieri sera, per godersi l’alba sul Gange a Varanasi, città sacra dell’India. Una falce di luna ci dà il benvenuto.

Raggiungiamo la strada che ci condurrà ai ghat, i grandi scaloni che portano alle rive del fiume sacro. La strada semi-deserta in quest’ora mattutina offre un po’ di respiro al viaggiatore stanco del caos penetrante di questo paese. Oltre a noi, pellegrini e qualche santone in abiti arancioni. Arriviamo al primo ghat, già affollato nella flebile luce, e ci defiliamo su alcuni gradoni laterali per godere la mistica scena di fronte a noi, abbracciando con lo sguardo l’immensità del fiume che scorre rapido e scuro, indifferente al mondo, inconsapevole del suo valore sacro; le barche a remi legate al molo incorniciano uomini e donne che compiono il rito delle abluzione, per purificarsi nelle torbide acque. Donne, uomini, adulti, bambini e malati insieme nella sacralità del gesto. Qualcuno accende un piccolo lume che lascia scivolare sulla superficie unito a fiori di loto.

Ci spostiamo sul ghat affianco, più grande ma più nascosto. Rimango senza fiato, dall’emozione e non dagli odori: siamo le uniche occidentali e per una volta non siamo degne di troppe attenzioni, il che ci consente di immergerci nell’atmosfera mistica del fiume, avvolto ora da una luce rosata e tenue. Per un istante mi sento parte di un mondo di cui non so nulla, che non mi appartiene, lontano e incomprensibile. Ci sediamo sui gradoni, silenziose. Volti meravigliosi, segnati da anni di lavoro, droghe e sole; volti lisci e innocenti di bimbi che vendono fiori; sguardi allucinati di santoni. Un uomo di età indefinibile, folta barba bianca, avvolto nei classici abiti arancioni, sfoggia un tridente decorato da corone di fiori, sul capo un grosso turbante. Dolce, sotto le sopracciglia arruffate; accenna un sorriso e si allontana. Un contatto, un incontro. Il sole sorge lentamente, la luce cambia, accentua i contrasti. Contemplazione.

Un altro volto, un nuovo incontro: una donna bellissima, di una bellezza antica, cammina avvolta in un sari viola. Ci libera da un ragazzo fatto o ubriaco che sta iniziando a infastidirci. Uno sguardo complice incontra occhi grati; il sorriso di un istante. Un uomo riposa su una barca tirata a secco. Sullo sfondo un piccolo tempio rosso scuro. Umanità che scorre come il fiume… Pellegrini in viaggio da chissà quanto tempo, giunti alla tanto agognata meta, Varanasi. La città in cui ogni indù desidera arrivare, almeno una volta nella vita. Dove desidera morire, affinché la sua anima possa raggiungere la pace eterna dopo molteplici reincarnazioni. Un incenso fumoso ci avvolge.

Ci perdiamo in qualche vicoletto, tra vacche che ostacolano il passaggio e cuccioli di cane. Qualche donna sull’uscio ci saluta, altre armeggiano su banchetti sgangherati. Ovunque si cucina all’aperto: frittelle, pannocchie, gulab jamoon; molti preparano il chai tea. Perdersi nei vicoletti senza guida è un attimo. Sulla strada principale fervono i preparativi del mercato, frutta e verdura sono disposte ordinatamente per terra o sui carretti, si contratta, i venditori pesano apparentemente senza criterio sulle loro bilance a doppio piatto. Ancora una volta veniamo investite da odori nauseabondi provenienti dai macelli, dalla spazzatura ammonticchiata ad ogni angolo, nel fango. Lungo la strada del ritorno un incantatore di serpenti mostra orgoglioso i suoi due cobra. Un brivido lungo la schiena.

[Alessia Traverso]

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Diario dall’India, l’alba di Varanasi ultima modifica: 2015-06-12T17:26:46+00:00 da YURY