Suzanne Collins, la scrittrice del romanzo da cui è tratto il grande successo cinematografico, torna  nelle sale con il terzo capitolo della saga: “Il canto della rivolta – Part.1”. Per non riuscire nemmeno ad ammettere di aver preso ispirazione dal romanzo di Koushun Takami, vince per distacco la palma di “più grande gnorri del pianeta”. Storia di un plagio non riconosciuto.

 

Mentre impazza sempre più la “Hunger Games mania”, da buon san Tommaso quale sono, mi sono andato a vedere il primo film della trilogia. Il mio giudizio personalissimo non è molto positivo: se guardo un film che promette violenza e morte fino all’ultimo superstite, mi aspetto carne macellata, sangue, sudore e lacrime. Non “pucci pucci”, smancerie e sentimentalismi da ragazzini. Se voglio vedere un polpettone romantico guardo Beautiful.

Ma veniamo al succo. Alcuni giorni dopo, il caso ha voluto che mi sia imbattuto in Battle Royale (regia di Kinji Fukasaku), tratto dall’omonimo romanzo di  Koushun Takami: uno shock!
La struttura della storia e i suoi punti cardine sono gli stessi di Hunger Games, con delle variazioni nell’ambientazione e nei fatti di contorno, solo che il libro e la pellicola di matrice nipponica risalgono a dieci anni prima.

La scrittrice di Hunger Games, Suzanne Collins, è stata anche citata per plagio, ma si è sempre dimostrata estranea ai fatti. Dichiara di non aver mai visto il film, né di aver mai letto il libro di Takami. Certo. E io sono Mickey Mouse. Lascio a voi giudicare l’arcano. E buono sterminio a tutti.

Hunger Games? Copia e incolla dal Sol Levante ultima modifica: 2014-03-21T18:21:02+00:00 da Marco Piva