Dietro il rinvio dell’edizione genovese dell’Holi Fusion Festival si è scatenata una polemica, figlia anche della destinazione d’uso degli spazi della Fiera, utilizzati per ospitare “l’invasore nemico”. Si alimenta così la paura del surreale, complici gli avvenimenti nazionali degli ultimi giorni.

 

Scrivere parole del genere è davvero svilente e deprimente. Per quanto sia facilissimo e comune non avere più fiducia nel genere umano, oggi più che mai, non riesco a non sorprendermi della facilità con cui a circa 500 anni dalla fine del Medioevo l’arretratezza culturale riesca a farla da padrone.

Sono banalità, anche per questo è svilente e deprimente scrivere cose che apparentemente sono scontate, ma che frequentemente si rivelano non essere tali.

Genova, l’Holi Fusion Festival rinviato per motivi di sicurezza

In breve: il 18 luglio 2015, a Genova, sarebbe dovuto tenersi l’Holi Fusion Festival, un “marchio” esportato in tutto il mondo che fa del colore il suo punto di forza.

A poche ore dall’inizio di questo evento che, stando a Facebook (unico riscontro a me possibile), avrebbe coinvolto all’incirca sedicimila persone, l’organizzazione si è trovata costretta a rinviare il tutto, spiegando le proprie ragioni con il seguente post.

Holi Fusion Festival Genova – #SAVETHEHOLIOggi si sarebbe dovuto tenere l’Holi Fusion Festival.Una manifestazione…

Posted by Holi Fusion Festival Genova on Saturday, 18 July 2015

 

Rimanendo fuori dalla polemica sulle tempistiche, i permessi e affini, che non mi competono né mi interessano, il motivo del rinvio è molto semplice: nell’edizione del Taiwan si è andati incontro a un increscioso incidente, che ha portato a un incendio e oltre 500 feriti, come riportato da quotidiano.net.

La strumentalizzazione del nazionalismo on-line

La questione sarebbe potuta terminare con i naturali diverbi e battibecchi, con i soliti commenti del tipo “non me la state raccontando giusta” e “Genova fa schifo“, se non fosse che un “quotidiano online indipendente, nato nell’ottobre 2013” (cito testualmente dal “Chi Siamo” per evitare l’ingiurioso utilizzo di turpiloqui), a poche ore dall’accaduto rilasci un articolo dal titolo “Genova, vietato far festa: la fiera va agli immigrati“, articolo che potete leggere, a vostro rischio e pericolo qui, e penso che possiate allo stesso modo trarre le vostre conclusioni, in merito alla validità dell’articolo stesso.

Qualora riusciste a turarvi il naso e proseguire il tour nel sito, notereste, per prima cosa la testata: “Il Primato Nazionale” che, per carità, probabilmente avrà un’altra chiave di lettura, ma personalmente mi evoca un immaginario di un laboratorio tra ampolle e alambicchi nel quale si cerca di trovare la formula per verificare il fatto che sì, l’Italia è meglio, perché sì!

Si sa, però, è sempre sbagliato giudicare dalle apparenze, allora è giusto fare un ulteriore tour del sito, nonostante il naso (e a questo punto anche i neuroni) chiedano pietà.

La home si apre così, con un link che racconta, in una chiave un po’ particolare, ciò che è successo a San Nicola tra i “cittadini esasperati” che “non sono razzisti ma…” votano Casapound (ops!) e i “Profughi? Immigrati? No, semplicemente INVASORI“, come recita un commento (l’unico) molto pacato.

Schermata de "Il Primato Nazionale" 2015-07-19 alle 13.17.16

Ovviamente l’articolo chiarificatore sui “reali motivi” per il quale Genova non ha permesso la realizzazione dell’evento è circolato molto sui social, finendo direttamente sulla bacheca dell’evento ufficiale del Festival, tra indignazione e urla a sancire il primato nazionale (toh, a volte ritornano), senza però quella che potrebbe essere un’analisi, una discussione, un ragionamento. Solo accanimento, odio, “questo sì, il resto no”. Ci pensa anche la neo assessora Ilaria Cavo, “senza entrare nelle questioni tecniche” a mettere nero su bianco la questione: “I giovani non si possono divertire per colpa degli immigrati che occupano lo spazio destinato alle nostre nuove generazioni“, è il sunto del suo intervento al telegiornale regionale. D’altronde, perché mettere in primo piano questioni umanitarie e di solidarietà, pertanto pubbliche, a discapito del privato divertimento cittadino?

Dopo Treviso, sul Corsera una vignetta che genera altra paura

C’è stato un periodo in cui romanticamente credevo di poter convincere ragazzi poco più piccoli di me a smettere di condividere post di una determinata sfera politica contenente una determinata dose di cazzate, per il semplice fatto che fossero oggettivamente cazzate. Ho fallito, miseramente, ne sono una dimostrazione i recenti avvenimenti in Liguria. Ho deciso dunque di adeguarmi al pensiero di chi consiglia di non discutere con i fascisti, con chi urla, sbraita, manda tutto “in caciara”, per usare un termine colto.

Ma così si resta ad alimentare paure che trovano un riscontro nella realtà solo su talk show da Rete Quattro, con ospiti politici dei quali ormai anche solo fare il nome mi disgusta, perché (e si torna alle banalità di cui si parlava in apertura) prendersela con il nemico immaginario è infinitamente facile e fruttifero. E non è solo una manifestazione colorata in tutti i sensi a finire nella questione. Lo è anche la satira (?) pungente da prima pagina di quotidiano, con vignette che disgustano anche solo da un punto di vista tecnico, che arrivano in coda agli avvenimenti di Quinto di Treviso. D’altronde il fascismo è una roba di settant’anni fa, che palle voi che continuate a tirarlo in mezzo, meglio dimenticare tutto. D’altronde nulla di tutto ciò può tornare e di certo non lo farà mai, né con colori più accesi, né con fascinosi mezzi quali ruspe e simili. MAI.

Giannelli sul Corsera

No, neanche stavolta è colpa dei “negri” ultima modifica: 2015-07-19T17:59:33+00:00 da Tommaso Naccari