Sono tornate di moda le classifiche. Film, libri, dischi, canzoni, persino calciatori che ti hanno cambiato la vita, su Facebook non si parla d’altro. Sarebbe troppo facile saltare su un carro così pieno di persone. E infatti lo facciamo alla grande. Ma in un modo del tutto particolare: YURY Live Chart, puntata 2. Ecco i video delle migliori esibizioni live della trasmissione inglese “From the Basement”.

 

Copiare (male) i programmi televisivi è un’idea molto sfruttata nei palinsesti italiani. Ci casca anche SKY Arte, uno dei pochissimi canali con nobili intenti, tra quelli visibili in patria. “From The Basement” è un programma inglese ideato e realizzato da Nigel Godrich, mitico produttore e ingegnere del suono che vanta collaborazioni con Paul McCartney, U2, R.E.M e soprattutto Radiohead, dai quali è considerato il sesto membro onorario, per l’importanza che riveste nella creazione e nella registrazione dei dischi di Thom Yorke e soci. Mr. Godrich ha avuto la grande idea di sbattere una band in uno studio con la strumentazione pronta e i microfoni e le telecamere su ON. Niente sponsor, niente conduttore, niente pubblico, fatta eccezione per il fortunato entourage del gruppo. Come riprendere le prove della band più sfigata del vostro quartiere.

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Lo show funziona. In effetti, vedere artisti di livello mondiale suonare in una sala vuota fa una certa impressione. Poi ovvio, non ce la raccontiamo, la location scelta da Godrich non è proprio la classica cantina malridotta che suggerisce il titolo del programma. Si tratta dei prestigiosi Maida Vale Studios di Londra. Ma vivaddio, per una volta, lo spettatore sta davanti alla TV e può concentrarsi sulla musica, soprattutto su come viene suonata, senza i compromessi tecnologici che sui dischi fanno sembrare talentuosi dei completi incapaci.

Non che i concerti registrati in questo modo non possano essere alterati dall’aiuto del computer in post-produzione, rovinando totalmente lo spirito dell’idea. Ed eccoci alla scopiazzatura malfatta made in Italy. Le teste di cuoio dietro SKY Arte non si limitano a trasmettere il “From the Basement” originale, le divinità li benedicano, vogliono produrne uno. E allora mettono un grande artista in una saletta per riprenderne le prove: (quel che resta di) Vasco Rossi. Pausa scenica.

Il buon Blasco si avvale dei soliti straordinari musicisti semisconosciuti, a cui quasi nessuno attribuisce il merito che hanno avuto realmente nel successo del cantautore emiliano. Ma lasciamo perdere. Sta di fatto che le canzoni eseguite in queste sessioni sono state clamorosamente aggiustate dai maghi del suono. Particolarmente, manco a dirlo, la voce, sempre armonizzata alla perfezione in modo palesemente innaturale. Quando si vuole imitare un programma televisivo di tale bellezza e genialità nell’idea, come è “From The Basement“, bisogna saperlo fare. Ecco le mie 5 performance preferite dello show originale, tra le tante presenti su internet.

5 – Damien Rice – Delicate

Sono fermamente convinto di una cosa: quando si vuole dare un giudizio su una canzone, si valutano due parametri. L’impatto emozionale, soggettivo, e l’insieme di bellezza/originalità/complessità del suono, leggermente più oggettivo. A seconda di come una persona intenda la musica, dà più peso a uno o all’altro parametro. Per me, di solito è un 30/70. Ma quando mi trovo davanti alle performance di Damien Rice, la proporzione tende a ribaltarsi. Inginocchiato, suona la celebre chitarra semidistrutta, interpretando in modo intensissimo una delle sue opere più belle.

4 – Beck – Think I’m In Love

La fiera del surreale. Un po’ per l’inquietante sguardo perso di Beck, un po’ per il look dei membri della band, un po’ per i tecnici dello studio che sullo sfondo lavorano come se stesse suonando un cretino qualsiasi. Canzone divertentissima.

3 – Gnarls Barkley – Who’s Gonna Save My Soul

Cee Lo Green in tutta la sua straordinaria vocalità, nella canzone che ricorda il dolore provato per la morte del suo idolo James Brown. Ospite speciale, alla chitarra e alla tastiera, Josh Klinghoffer, attuale chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, qui autore di un suono favoloso. Nella stessa puntata di “From The Basement” i Gnarls Barkley hanno anche eseguito una versione minimale della ben più famosa “Crazy”, da brividi.

2 – Radiohead – Where I End And You Begin

Eccoli, gli amichetti di Nigel Godrich, l’ideatore del programma. Quando Thom Yorke si agita in questo modo, significa che il fuoco dell’arte lo sta mandando in trance, un buon segno. Ed O’Brien utilizza al meglio il suo EBow, un diabolico strumento a pile che muove le corde della chitarra generando un campo elettromagnetico. Jonny Greenwood smanetta con gli effetti, mentre il fratellino Colin forma col batterista Phil Selway il solito strepitoso, precisissimo tappeto di basso e batteria, in questo caso anche molto tirato. Insomma, i Radiohead. Il fascino dell’ipnosi in musica.

1 – Queens Of The Stone Age – I Think I Lost My Headache

Appena sopra ai Radiohead, di una misura infinitesimale, c’è la performance dei Queens Of The Stone Age. Dato il livello di tutti e cinque i brani suonati, trovate qui sotto l’intero episodio che ha visto protagonista la band di Josh Homme. Sottolineature multiple sulla canzone che inizia a 19’15”, “I Think I Lost My Headache”, una delle composizioni più originali e brillanti dell’intera discografia dei “QOTSA”, la traccia finale di Rated R, l’album che ha segnato il sound unico di una delle migliori band del mondo. Il finale in crescendo di velocità, eseguito con il solito misterioso mix di abilità e forza bruta, va ascoltato e riascoltato in repeat.

From the Basement: concerti da cantina ultima modifica: 2014-10-08T19:55:16+00:00 da Mattia Cutrone