Di modi per fare un film ce ne sono mille, più uno: quello dei fratelli Coen. In attesa di Ave, Cesare!, in Italia dal 10 marzo, rendiamo omaggio a due tra i cineasti più stimati e influenti del cinema contemporaneo.

Non è compito nostro analizzare il ruolo dei fratelli Coen nella storia del cinema. Limitiamoci a dire che, rapito dal linguaggio inusuale e dissacrante, il pubblico continua ad apprezzarli da oltre 30 anni.

Joel e Ethan Coen sono due cineasti geniali, che hanno sempre fornito linfa vitale al cinema indipendente, unendo bizzarria, humor nero e ricchezza narrativa. Attraverso un codice molto personale, hanno tracciato una graffiante analisi della storia e del popolo americano.Cosa ci attrae del loro linguaggio e perché sono tanto particolari?

La genialità della scrittura: i personaggi assurdi dei fratelli Coen

Scrittori e registi di intelligenza diabolica, specie nell’inventare un catalogo di personaggi assurdi e emblematici al contempo, i fratelli Coen hanno fin qui attraversato tutti i generi e i toni, mischiandoli a loro piacimento, alternando commedie grottesche e film esistenziali.

I loro film partono dai personaggi, spesso accomunati da un senso di straniamento nei confronti della realtà, incapaci di capire l’assurdità del mondo in cui vivono. Le circostanze strane sono all’ordine del giorno, le brave persone non sono ricompensate, gli egoisti e i cattivi riescono spesso a farla franca. Un mondo imprevedibile, che attrae noi che guardiamo (perché alla fine ciò che ci interessa è sempre qualcosa fuori dall’ordinario) e allo stesso tempo ne disorienta i protagonisti.

Una sensazione evidente negli occhi di Marge Gunderson (Frances McDormand, bravissima attrice feticcio dei Coen) in Fargo, a nostro giudizio il loro miglior film, da cui è tratta l’altrettanto meritevole serie tv, detective gentile (e incinta!) in un noir dove il caso è protagonista assoluto, dove è impossibile dare una spiegazione agli eventi.

Ed è così anche per il direttore della CIA interpretato da J.K. Simmons in Burn After Reading. Emblematico il dialogo che chiude le assurde vicende di uno dei film più sottovalutati della loro filmografia.

Gli strani individui che popolano il loro universo cinematografico arrivano, a volte, a sembrare dei cartoni animati, completamente fuori dal mondo. È il caso di Javier Bardem in Non è un paese per vecchi (ben 4 Oscar), un cattivone senza rimorso o compassione davvero indimenticabile, o di Walter Sobchak (John Goodman) e Jesus Quintana (John Turturro) insieme al leggendario Drugo (Jeff Bridges) ne Il Grande Lebowski, esemplare anche per testimoniare una delle ossessioni più frequenti nei Coen: le sequenze tratte da sogni.

Insieme a un altro maestro contemporaneo, Quentin Tarantino, i Coen sono anche tra i più brillanti dialoghisti in circolazione. La cura delle battute è meticolosa, mai banale, capace di spaziare dall’ironia più sfrenata de Il grande Lebowski) all’esistenzialismo de L’uomo che non c’era.

La padronanza dei generi, le sperimentazioni

I Coen creano personaggi assurdi, antipatici, esilaranti e affascinanti (altro che personalità tridimensionale, qua siamo oltre la geometria euclidea), ma hanno anche una sicurezza tale nel maneggiare i generi storici del cinema che non possono fare a meno di mescolarli, sperimentando. Tornando a Fargo, non solo la protagonista è tutto fuorché il tradizionale detective: l’estetica tipica del genere, fatta di pochissime luci e molti giochi di ombre, è sostituita dalla sbrilluccicante neve del Minnesota d’inverno. Come dire: facciamo un noir… bianco.

Con il loro penultimo film, A proposito di Davis, sembra che si siano pure divertiti con le regole stesse della scrittura. Un aneddoto curioso. Save the Cat è un famoso manuale di sceneggiatura del 2005. L’autore Blake Snyder sostiene che nei primi 15 minuti del film ci debba essere un’azione buona da parte del protagonista, in modo che si renda simpatico agli occhi del pubblico. Come ad esempio salvare un gattino in difficoltà. Ebbene, in A proposito di Davis il protagonista Llewyn Davis (Oscar Isaac, il Poe Dameron del nuovo Star Wars) passa letteralmente tutto il film a salvare il suo gatto. Casualità? Può essere, ma di certo è impossibile pensare che i Coen ignorino il libro. Chi lo sa, il mondo è un posto davvero strano!

Probabilmente quello che ci piace di più dei Coen è la loro innata capacità di sorprenderci. Puoi ridere e piangere allo stesso tempo (se non pensate che possano anche essere commoventi, occhio a Mister Hula Hoop, con un grande Tim Robbins), stare teso come una corda di violino o spaparanzarti sul divano godendoti dialoghi brillanti e sequenze oniriche.

In attesa di Ave, Cesare!, che apre la 66ª edizione della Berlinale, a cui YURY sta presenziando per raccontarvi i migliori film in concorso, dopo Locarno e Venezia, ecco un breve tributo ai fratelli Coen su Vimeo. Da Ave, Cesare! non sappiamo bene cosa aspettarci. E va benissimo così.

Il video tributo

I fratelli Coen in un video tributo ultima modifica: 2016-02-18T17:55:30+00:00 da Alessio Rocco