L’attesa è finita: venerdì scorso è finalmente stato trasmesso il primo episodio di Sonic Highways, la serie TV realizzata da Dave Grohl e dai Foo Fighters per HBO. Gli 8 episodi sono sia un omaggio alla storia della musica americana sia il racconto della composizione del nuovo album della band, anch’esso intitolato Sonic Highways. Per la prima volta, la vera musica sbarca sul piccolo schermo in formato serie.

 

Raccontare la storia dei Foo Fighters e quella dello storico studio di registrazione Sound City, ribadendo l’importanza dell’elemento umano nella musica a scapito dell’aiuto del computer, (qui il mio articolo per YURY) non è bastato. Per festeggiare i vent’anni dalla fondazione della band, Dave Grohl ha infatti deciso di alzare l’asticella.

Sonic Highways non è solo il titolo dell’ottavo album dei FF, in uscita il 10 novembre, ma è anche il nome della serie TV targata HBO che racconta la composizione di quello che è senza dubbio uno dei progetti audiovisivi più originali e ambiziosi visti negli ultimi anni.

Ecco l’idea. Fare un disco di 8 canzoni registrate in 8 città diverse, sempre in studi a base analogica. Nel mentre, girare un documentario per ogni luogo visitato, rendendo omaggio ai palchi e alle personalità che hanno contribuito a creare il background sonoro nazionale da cui tutti gli artisti attingono oggi. I Foo Fighters tracciano una vera e propria mappa musicale degli Stati Uniti. Celebrano le radici, provano una tesi.

Abbiamo viaggiato da costa a costa, vissuto tante realtà diverse, lavorato con musicisti diversi. Ma alla fine abbiamo capito che è tutto collegato, da autostrade sonore. Questa è la mappa, l’albero genealogico della musica americana.

Dave Grohl

Chicago, Washington D.C, Austin, Nashville, Los Angeles, New York, la Seattle dei Nirvana e ovviamente New Orleans. Sarà davvero tutto collegato? Dimenticavo: nei propositi della band, le influenze e le storie trovate nelle città scelte devono apparire nel disco, nei suoni ma soprattutto nelle parole. Quando ho letto i primi articoli relativi al progetto, avevo pochi dubbi sulla riuscita musicale. Ma riguardo alla serie, non ero sicuro che un piano così meraviglioso sulla carta potesse diventare realtà in modo organico ed equilibrato, adattandosi alle tremende leggi del piccolo schermo. Sono bastati dieci minuti del primo episodio per spazzare via ogni riserva.

Nella ventosa Chicago, capitale dell’Illinois, Dave Grohl e soci raccontano la storia di Steve Albini, fondatore dell’Electrical Audio Recording Studio, un genio del suono col vizio del gioco, una personalità abrasiva, accompagnata dalla fama di essere, secondo quasi tutti coloro che hanno lavorato con lui, uno stronzo cinico“, quotando direttamente dall’episodio. Oltre ad aver prodotto un migliaio di album tra cui “In Utero” dei Nirvana, ha contribuito con la sua band, i Big Black, a formare dal nulla una delle più influenti scene punk-rock dell’intera nazione, che ha visto nei Naked Raygun, un altro gruppo di ragazzacci scapestrati, il suo prodotto di maggior successo. L’adolescente Dave, in città per visitare alcuni parenti, rimane stregato. Non a caso la sua prima band, gli Scream, erano quanto di più hardcore-punk si potesse trovare in giro negli anni ’80.

Ma la storia sonora di Chicago non è solo fatta da creste alte mezzo metro e stivali di pelle. Il frontman dei Foo ci porta ancora più indietro nel tempo, con l’umiltà e la curiosità di un musicista alle prime armi, nonostante il suo status universalmente riconosciuto di rock hero.

Si torna negli anni ’60. Il compianto Muddy Waters è la stella più luminosa del blues, non solo nella “Windy City”. Il suo chitarrista, il mitico Buddy Guy, racconta di come sia nato un genere che oggi tutti chiamano, grazie a lui e a Mr. Waters, Chicago Blues. Stiamo parlando di un nero della Louisiana, nato nel 1939, partito dal suonare un pezzo di corda infilato in un bottone. Arrivato a Chicago, sempre senza un dollaro in tasca, nel 1957 ha iniziato una carriera che lo ha portato dalla band di Muddy Waters fino alla Rock and Roll Hall of Fame. Buddy Guy si è inventato, senza mezzi termini, un modo di fare musica, ispirando milioni di persone. Da zero.

Dave Grohl raccoglie le trascrizioni di tutte le interviste fatte a questi personaggi romanzeschi, si sofferma su alcune frasi e si rende conto di una cosa: tutti quanti sono partiti da un foglio bianco, tutti quanti sono diventati qualcosa dal niente. E allora ecco il primo pezzo del nuovo album: “Something From Nothing”. Special guest, Rick Nielsen, chitarrista dei Cheap Trick. Band nata nei dintorni di Chicago, di estrazione blues, con un qualcosa di punk-rock. Le Sonic Highways collegano tutto.

Fine primo episodio. Bellissima sensazione, profonda e rinnovata stima per una delle poche rock band che riesce a ottenere un successo planetario senza snaturarsi. E giustamente, ci tiene a farlo notare. Aspettando il disco e i prossimi episodi, sperando che SKY Arte trasmetta la serie in Italia, come sembra essere. Inutile dire quanto la nostra scena nazionale abbia bisogno di VERA musica in TV. Anche se non sarà mai vista e pubblicizzata quanto Glee.

I Foo Fighters presentano Sonic Highways: la prima serie TV musicale ultima modifica: 2014-10-27T19:36:10+00:00 da Mattia Cutrone