American Sniper e The Imitation Game hanno goduto di tanta pubblicità e bene o male almeno uno dei due lo abbiamo visto tutti. Usciti entrambi in periodo festivo, questi film hanno ottenuto buoni incassi. Ci siamo chiesti: valeva la pena di andare a vederli? Forse sì, perché un film prodotto e impacchettato a puntino per la corsa agli Oscar non può essere troppo brutto. Tuttavia, per motivi diversi e non, i biopic di Eastwood e Tyldum ci hanno deluso.

 

Mettiamo in chiaro le cose: i film da sponsorizzare e da consigliare a occhi chiusi sono altri, però non confondiamoci troppo le idee. Sia American Sniper che The Imitation Game non sono comunque di serie B, sicché la maestria di alcune delle menti che vi hanno lavorato non è in discussione. Il fatto che poi debbano essere scesi a determinati compromessi commerciali fa parte della logica dell’industria cinematografica (è bene ricordarlo, in un modo o nell’altro il cinema è una grande industria): a noi la libertà di pretendere di più, a loro quella di scendere ai suddetti compromessi.

American Sniper, Clint Eastwood racconta l’Iraq visto da un cecchino americano (Trailer ita)

Partiamo da American Sniper. Lungi dall’essere un manifesto nazionalista e iperpatriottico (come in questo sciame di commenti sapientoni sollevato dal caso Charlie Hebdo è stato anche definito, quando invece in parte lo è la scelta del soggetto, ma non la sua realizzazione), il film di Eastwood ha comunque qualcosa che non va. O meglio, forse ce lo abbiamo noi, che ci accomodiamo in sala con anc, ora negli occhi i gloriosissimi fasti di Mystic River e Gran Torino, e inevitabilmente veniamo condizionati nel giudizio dell’ultimo film del grande Clint. Sì, il grande Clint, perché comunque rimane un maestro e la sua mano registica fa sempre la differenza.

American Sniper è basato sull’omonima autobiografia di Chris Kyle (interpretato da Bradley Cooper, un attore sempre più sulla cresta dell’onda) infallibile cecchino americano impegnato nella Guerra in Iraq.

In un film del genere cercavamo, e ci è stato in parte negato, un forte approfondimento sul protagonista e sulle sue motivazioni a intraprendere la carriera militare. La vocazione del più grande cecchino della storia americana trova radici nella ferrea educazione impartitagli da un padre rigido e fissato con il concetto di giustizia. La metafora che utilizza il padre di Chris è quella del cane pastore: non devi essere un lupo, ma nemmeno un agnellino. Insomma, mordi, ma per aiutare gli altri. Chris mette in pratica gli insegnamenti del padre, ma attraverso la guerra questi concetti vengono portati all’esasperazione, finendo per consumargli l’anima. Da cane pastore, il nostro cecchino si fa lupo.

Le ferite del protagonista e il suo difficile rapporto con il disturbo post traumatico da stress dopo la guerra sono però affrontate superficialmente. Le immagini che rimangono impresse riguardano la mera azione sul campo, ma la tensione del trailer ad esempio non viene mai raggiunta durante le due ore di film, a eccezione dell’ultima battaglia nella tempesta di sabbia.

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Per una buona storia di guerra in Iraq forse è però più adatta una serie tv come Homeland, mentre qui l’obiettivo poteva essere un altro: entrare in contatto con la mente e con le fortissime turbe di un soldato dilaniato dalla guerra e dai suoi successi (l’ossessione lo devasta al punto che pur di esplicitare la propria superiorità come cecchino mette a repentaglio la vita della sua squadra).

Le priorità evidentemente sono cadute altrove, forse per accaparrarsi una fetta maggiore di pubblico, e per noi questo rimane un film minore del grande Clint: sebbene non sia ovviamente una cafonata dove si spara a destra e a manca senza motivo, mancano quella sottigliezza e quel tocco più fine che lo contraddistinguono nei suoi lavori migliori. Ma ora, voltiamo pagina.

The Imitation Game, il film su Alan Turing con Benedict Cumberbatch (Trailer ita)

La freccia piu importante all’arco di Morten Tyldum, regista di The Imitation Game, è senza dubbio Benedict Cumberbatch. Con la sua magnetica presenza il 38enne britannico illumina la scena, portando brillantemente in vita il matematico Alan Turing, risolutore dei codici criptati nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un genio assoluto, discirminato per la propria omosessualità e suicidatosi a causa dell’obbligo di assumere ormoni che reprimessero i suoi istinti.

Il film dà luce a un personaggio relativamente sconosciuto, protagonista di una storia avvincente e straordinaria che è stata tenuta nascosta fino agli anni ’90.

Anche qui però le necessità del racconto preponderano sull’empatia nei confronti dei personaggi. Grazie alla forte presenza di Cumberbatch, il film fa essenzialmente il suo dovere, senza annoiare mai e dimostrando una discreta credibilità storica. Tuttavia al momento di fare il salto di qualità sembra che manchi qualcosa.

Nonostante la straordinarietà della storia, non c’è un conflitto realmente intrigante sul protagonista che avrebbe reso il film ulteriormente Turing-centrico, e quindi ulteriormente riuscito. Solo verso il finale si apprezzano dei momenti più conflittuali, più sentiti, più crudi e percepiti come più veri. Il resto è una narrazione ben diretta, credibile, interessante, ma non di grande impatto visivo o emotivo.

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Volendo fare un paragone con due film diversamente simili a The Imitation Game si potrebbe dire: più avvincente e trasportante di Monuments Men, meno emozionante e completo di A Beautiful Mind.

American Sniper vs The Imitation Game: quale film merita di più?

In conclusione, The Imitation Game è un film appassionante, impeccabilmente costruito su misura per gli Oscar, e merita più di American Sniper, ma per entrambi non vale la pena svenarsi. Quindi, volate al cinema con parsimonia e spirito critico!

LA PROGRAMMAZIONE DEL CIRCUITO CINEMA GENOVA

American Sniper vs The Imitation Game ultima modifica: 2015-01-14T19:01:52+00:00 da Alessio Rocco