Facebook, post in bacheca. Tre opzioni ci sono date: “mi piace”, commento (che sbatti) e continua a scorrere. Chi vorrebbe il tasto “non mi piace” per smontare il morale e l’opinione altrui, chi nei commenti insulta, denigra o sminuisce lapidariamente come un bullo da tastiera. A questo si è ridotto il comunicare umano sui social? Tranquilli, Mark Zuckerberg è un buono e ha (sempre) la soluzione.

 

Non sono così stolto da pensare che riteniate degna di dibattito ogni minima esternazione che scorgete su Facebook. A dire il vero, molti dei nostri amici nemmeno li conosciamo e chissenefrega se uno che ho visto una volta in un party per scambisti pensa che il 25 aprile sia la festa delle zucche e del “dolcetto o scherzetto?”. Se il mondo va a rotoli non è né colpa del labrador della Scottex né mia e mettermi a sindacare su ogni bestialità che leggo sui social, oggi che il sindacato è una foto ricordo ingiallita, mi pare anche mezzo anacronistico.

A volte però non ce la faccio. Qui dicono che “Maradona è mej’e Pelé!”. Non posso astenermi, è un argomento troppo coinvolgente per esimermi dal dire la mia. Sento che la mia opinione è richiesta, che altrimenti la giustizia sarebbe tradita. Però piano, in vero non ho tutta questa voglia di addentrarmi in una così alta conversazione via smartphone. Anzi, cazzarola, sto pure guidando, forse dovrei lasciar perdere l’iPhone. Metto un “non mi piace” e via. Ah, non c’è? Pazienza, aspetterò che un altro scriva il mio pensiero per poi mettergli il like. (sbadiglio)

funny-Mark-Zuckerberg-laughingMa un attimo, perché non c’è il tasto “non mi piace”? Eppure anche gli ambulanti cingalesi sanno che la vita non è tutta rose e fiori, ma anche ombrelli, cilindri di paillettes e bastoni da selfie. Forse perché il caro Mark Zuckerberg, quella faccia da totano dal grande cervello, è proprio un buonone, un tipo sempre positivo, così dolce e morbidone che si taglia con un grissino. Ah no, quello sono io. È così angelico e buonista che io, pigro internauta che sfrego col dito ma non dove farei realmente piacere a qualcuno e poi do ditate per esprimere apprezzamento (che se mi vedesse un Homo erectus penserebbe “Che troglodita!”), non posso, con altrettanta pigrizia, dire che una cosa “non mi piace”. Eh sì Calimero: “Che ingiustissia!”.

Non mi resta dunque che sorvolare come una quaglia ubriaca sulla discarica di puttanate che spezza il soave flusso di rumore pubblicitario di Facebook con fare annoiato, impotente e anche un po’ triste al solo pensiero del potere che avrebbero le mie agili falangi se solo esistesse quel tasto.

facebook-comments-upgradeNon mi arrendo, faccio due ricerche su Google. Dice che così è perché è sempre meglio argomentare con un commento scritto l’eventuale disappunto, per non dare adito alla polemica e all’insulto gratuito e strumentale e per poter così essere a tua volta, o menagramo di un contestatore da pubblico di Uomini e Donne live from sala d’aspetto di Geriatria, giudicato e misurato in base alla pertinenza del tuo scritto. ‘Somma, pare che così succedan meno casini, sempre perché uno è pigro. Eppure, nonostante Zuck ci privi di quest’indispensabile tasto, di argomentare rispettosamente le proprie ragioni manco se ne parla, troppo sbatti, preferisco ridere della presunta coprofagia di Morandi e delle dozzinali battute sulla cecità di Bocelli.

Dannato me, come preso da un demone moralista distokazzo inizio a pensare: forse non è allora il tasto “unlike” o “non mi piace” di cui abbiamo bisogno. Forse abbiamo bisogno di tornare a spiegarci, a lasciare meno spazio all’interpretazione degli smile, all’espressività degli adesivi. Forse, e dico forse, il mondo non si divide tra “mi piace” e “non mi piace”. Tra santificazione e gogna. Sarà mica il caso di tornare ad approfondire le questioni, a contaminare la propria opinione con quella altrui, senza una tastiera davanti che tanto mi protegge e mi rende sicuro e tenace anche se sono un misero inetto strisciante? Forse è il caso di tornare a espormi, a mostrare me stesso, il tono della mia voce, i miei occhi e l’inclinazione delle mie sopracciglia per poter far comprendere appieno il mio pensiero svelando da quale brillante mente promana? Non è che, paradossalmente, ho bisogno che dall’alto mi venga donato il tasto “Parliamone di persona”?!

Certo, questo comporterebbe uscire da Facebook e mettere i bastoni tra le ruote a un business miliardario, ma ve l’ho detto, Zuckerberg è un buono.

Zuckerberg è un buono, io un pigrone ultima modifica: 2015-06-02T19:02:44+00:00 da Alessandro Pucci