Cronaca di una scoperta tanto scioccante quanto scontata: se sono così, se mi piace ciò che mi piace, beh, è colpa di del conduttore di Sarabanda -Enrico Papi- e dell’immaginario trash che ha obnubilato la mia mente e che ora rivive su Facebook grazie a una pagina dedicata.

 

E alla fine è successo. Ho capito. Come San Paolo sulla via di Damasco sono stato folgorato, non mentre cavalcavo un fido equino ma mentre, banalmente, con il pollicione scorrevo su e giù la home di Facebook dal piccolo monitor del mio telefono. E lì è stato un attimo. Ho capito perché c’è stato un periodo della mia vita nel quale mi sono puntato la sveglia per assistere alle puntate di Forum, per esaltarmi e saltare sulla sedia alle dispute esageratamente caricaturali, con dialetti dannatamente forzati e momenti tragicomici. Ho capito, ancora, perché avessi visto, probabilmente, più film della Asylum del suo creatore. In poche parole ho capito perché per me il trash è vita, ossigeno.

E dire che, fino ad allora, parliamo di circa un mese fa, non avevo avuto nessun’avvisaglia. Eppure, Freud insegna, ogni ossessione, sia essa vissuta da noi positivamente (come in questo caso) o negativamente, è legata a un trauma in fase infantile; scemo io, dunque, a non aver indagato, a non aver capito. Eppure, in quella sera (o era un pomeriggio?) di febbraio, mi sono bastate tre semplici sillabe per catapultarmi in una dimensione spazio temporale diversa da quella che vivo tutt’oggi e che mi ha fatto capire tutto. TUTTO.

Moooseeeca!“. Mai come allora sono stato grato alla riproduzione automatica di un video di Facebook. Quegli occhialetti, quella risata, quello sguardo vispo: è colpa di Enrico Papi! Se oggi sono così è grazie (o per colpa) del conduttore romano nato ormai mezzo secolo fa che nel suo freak show preserale di Italia 1 mi ha introdotto in un mondo dal quale non sono ancora uscito. Eppure, sul finire degli anni ’90 (ma non solo, visto che questo spettacolo si protrasse fino al 2004) non me ne accorsi; quel mondo così confusionario e variopinto mi sembrava normale. E mi sembrava normale anche più recentemente, l’anno della maturità, quando le pause pomeridiane con le repliche su Mediaset Extra erano tappa fissa delle mie giornate.

 

La scoperta la devo a una pagina Facebook, che vi consiglio: “Diventati ignoranti guardando Sarabanda con Enrico Papi“. Ogni giorno, quelle pillole, mi hanno riportato alla realtà, mi hanno distrutto un sogno che per me era etereo e incantato: la sfida Uomo Tigre-Uomo Gatto era autentica, normale routine per un quiz, e non un modo per sfottere un concorrente che si prestava a diventare zimbello. Tiramisù (“Tiramisù, Tiramisù, vinci ‘sto malloppone”), Valentina, Testina, Max, Denghiu, la Professora, Coccinella (che ho scoperto essere entrato in politica, senza successo) erano concorrenti che, per quanto potesse riguardarmi, potevano essere tranquillamente interscambiati con gli attuali concorrenti de “L’Eredità“, “Chi Vuol Essere Milionario” o qualsiasi altro quiz vi venga in mente, ma anche, perché no, i vari Uomo Gallo, Donna Gufo, La Gabbianella e via dicendo, semplici note di colore in un mare di musica; che male c’era?

E invece no, mi toccherà guardare con occhi diversi il mio passato, la sciarpa del Bayern Monaco e il pupazzo di Pikachu, i pianoforti bianchi, Enrico Papi stesso. Eppure so che niente, niente, fermerà la MOOOSEECA, alla faccia dei Pooh.

È colpa di Enrico Papi ultima modifica: 2015-04-02T15:28:35+00:00 da Tommaso Naccari