Cominciamo a ragionare su come e perché vengono usati i social network? Nato a marzo del 2014, Ello è il  social che vuole rivoluzionare il panorama attuale dominato da Fb e Twitter. Con un nuovo approccio “umanitario”, mette in contatto le persone senza sfruttare gli utenti per fini commerciali. Troppo bEllo per essere vero? Quando la diffidenza vince sul merito.

Internet è social. Punto. Tutto o quasi gira intorno ai social network. Alcuni sono in decadenza o sono nati poco promettenti fin dall’inizio, come Netlog o Google+; altri invece hanno scalato qualunque classifica, dominando il mercato. Facebook è il colosso insieme a Twitter, ma anche Tumblr e LinkedIn hanno la loro nicchia con uno zoccolo duro di iscritti fedeli. Alcuni hanno provato a fare breccia in questo scenario tra i quali si nota Pinterest, altri invece hanno cercato di cavalcare l’onda altrui come Overblog, un progetto francese che si proponeva di creare un blog frutto dei post sui social.

In questo panorama, nel marzo 2014 è nato Ello, catturando presto l’attenzione di siti specializzati e non. Verrebbe a questo punto da pensare che “Ello sta ai social network come Ubuntu sta ai sistemi operativi per computer”. Ormai è cosa nota che i social, chi più chi meno, guadagnano e anche tanto. E ancora più noto è che per guadagnare vendono le informazioni degli utenti. Cosa ci piace, cosa no, cosa ritwittiamo, cosa cerchiamo sui motori di ricerca, sono tutte informazioni utili che le aziende sono disposte a comprare per creare prodotti più “vendibili” o campagne marketing più efficaci. Non sono mancati scandali e simili, come l’episodio che ha visto Facebook usare alcuni utenti, non pochi a dire il vero, come cavie per un esperimento scientifico.

Logo Ello

Il logo di Ello

Ello è il social che nasce per “ribellarsi” a questo sistema e per offrire agli utenti un servizio di socialnetworking privo di pubblicità e non soggetto alla logica del acquisire informazioni per rivenderle. Tuttora ci si può iscrivere previo invito di un utente già iscritto o richiedendone uno al sito stesso, ma il numero di iscritti continua a salire e quello che alcuni credevano o speravano sarebbe stato un fuoco di paglia sta reggendo il colpo e anzi ha ricevuto un investimento sostanzioso (ben cinque milioni di dollari) che gli permetterà di crescere ancora.

Ello è “semplice, bellissimo e ad-free“. Un design minimal, si basa sulla logica di follower-following come Twitter, ma mancano foto taggate e altre simili “scocciature”. Niente pubblicità, niente inserzioni, niente eventi, pagine dedicate o gruppi. Nell’ottobre del 2014 questo social è diventato una Public Benefit Corporation, un gesto non solo simbolico che ha messo messo in chiaro una volta per tutte davanti al pubblico e alla legge che Ello non potrà mai vendere pubblicità o i dati degli utenti a terzi: una scelta forse necessaria, nella speranza di cancellare una volta per tutte l’ombra del “troppo bello per essere vero“. Per questo motivo alcuni lo chiamano l’antifacebook.

Manifesto Ello

Il manifesto Ello sul sito ufficiale

Quest’ultimo è forse il punto debole più evidente di Ello. Agli utenti, le cose gratis e oneste puzzano di fregatura. Ma se Ello è così onesto e pulito perché non ha ancora sfondato davvero? Perchè non siamo tutti iscritti a Ello e siamo ancora su Facebook? (YURY c’è). Ciò che è troppo bello a volte ci fa storcere il naso. Cerchiamo il marcio in ogni dove e quindi che un social sia addirittura una società pubblica di “beneficenza” sembra forse troppo. Vero è che su Facebook ci sono tutti o quasi, ed è anche vero che su Facebook sai cosa aspettarti. Sai che sulla home del social di Zuckerberg ci sono le pubblicità e che molto probabilmente se metterai mi piace a un post, quella preferenza sarà usata per targhettizzare meglio le inserzioni. Questa nuova forma mentis per la quale un male che conosco è meglio di un bene insolito e sconosciuto è forse tra i sintomi peggiori del nostro tempo.

Ello infatti non è un caso isolato. Ad esempio Telegram, è un’app di messaggistica in tutto e per tutto uguale a Whatsapp (per certi versi superiore) in quanto a funzioni, ma diametralmente opposta in quanto a policy e privacy.
Telegram ha avuto un picco di iscrizioni quando Whatsapp era offline per un problema tecnico, ma tutti sono poi tornati prontamente all’ovile una volta risolto l’inconveniente. Forse perché Whatsapp (oggi di proprietà di Facebook… ma guarda un po’!) ha saputo fidelizzarci. Forse il lavaggio del cervello è stato davvero accurato, come spesso accade, creando ad hoc un bisogno effimero a puro scopo consumistico (ti piaceva quand’era gratis? E allora che saranno mai 79 cent all’anno, o esimio pollastro!).

La diffidenza è dunque molto radicata e coloro che decidono di non farsi usare come un bene di mercato in vetrina sono pochi e tristemente isolati. Oggi abbandonare completamente Whatsapp per Telegram, Facebook per Ello o Windows per Ubuntu significa uscire dal “grande giro”. Ma se virtualmente tutti lo facessimo in contemporanea sarebbe la svolta, sarebbe usare la nostra posizione di utenti per forzare la mano a un insieme di app, servizi e siti che si presentano come “gratuiti” (o quasi…), ma che si prendono comunque qualcosa in cambio per fare i miliardi.

Nel mondo informatico per ogni servizio o programma esiste il suo contraltare onesto e trasparente. Se dessimo all’onestà l’attenzione che effettivamente merita, in definitiva ne gioveremmo tutti. Ello è l’esempio da seguire. Seguiamolo e, con la tecnologia così come nella vita, cerchiamo di non aver paura di lasciare la solita polverosa strada vecchia per paura di percorrerne una nuova.

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Ello, l’antifacebook ultima modifica: 2015-03-13T20:00:13+00:00 da Andrea Romani