Dick Tracy è un film del 1990 diretto e interpretato dall’attore-regista Warren Beatty, tratto all’omonimo fumetto di Chester Gould del 1931. Vincitore di ben tre premi Oscar nel 1991 (curioso che sia lo stesso anno di uscita della graphic novel di Miller) per miglior scenografia, miglior trucco e miglior canzone, Dick Tracy è assolutamente considerabile come una sorta di “papà” dei film basati sul fumetto Sin City girati da Robert Rodriguez.

 

Per capire perché Dick Tracy può essere considerato un genitore per i film sulla città del peccato di Robert Rodriguez è necessario fare un bel passo indietro.

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1967. Siamo a Montpelier, capitale dello stato del Vermont, USA. La nostra storia ha come protagonista il piccolo Frank, un bambino di dieci anni con una passione smisurata per il mondo dei fumetti. I suoi sono irlandesi cattolici, la mamma è infermiera, il papà carpentiere e i soldi in casa non sono moltissimi, o almeno, non abbastanza per permettere al bimbo di avere tutti i giocattoli che desidererebbe.

Così Frank si diverte come può: gioca con gli amici in strada e legge le vecchie “strisce” di Superman e Batman, quando il padre ha abbastanza soldi per regalargliele, acquistandole di seconda o terza mano dal robivecchi. Frank legge le avventure di Bruce Wayne e dell’”Uomo d’acciaio” fino a tardi. La mamma gli dice che è tardi, di dormire: “Domani c’è scuola!”(e se ve lo state chiedendo, no, la mattina non urla “Amore ci sono le gocciole!”). Ma lui, con l’abat-jour sotto le coperte, continua a leggere di nascosto. Non può fermarsi. Ha scoperto un mondo fantastico, pieno di colori, di avventure, azione ed eroismo e non vuole e non può staccarsene.

“Questo è quello che farò da grande: disegnerò storie bellissime”.

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Un giorno, tra le vecchie strisce che gli compra il papà, Frank trova un fumetto fantastico. Il protagonista è un detective con impermeabile e cappello gialli, con una ricetrasmittente dentro il proprio orologio e che combatte la criminalità della Chicago degli anni ’30 senza esclusione di colpi. Il suo nome è Dick Tracy ed è il classico paladino della giustizia: bello, forte, deciso, incorruttibile e con una splendida donna al suo fianco: la signorina Tess Cuorsincero.

Frank rimane ammaliato dal senso di giustizia di questo eroe, dalla violenza presente all’interno del fumetto e dai colori sgargianti che scorrono nei suoi occhi come in uno di quegli splendidi film che vede al cinema. E poi… I cattivi, loro sono… wow! Ogni criminale è spietato, deforme e mostruoso, con un nome che si adatta al suo aspetto orripilante: c’è Pruneface (faccia di prugna), Mumbles (Borbotto), Flattop (testapiatta) Jones e molti altri ancora.

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1991. Frank è cresciuto e il suo sogno si è realizzato: per vivere crea meravigliose storie patinate. Nel corso degli anni di inizio carriera ha avuto modo di collaborare alla produzione di storie dei suoi eroi preferiti, da Daredevil a Batman. Il ’91 è l’anno della svolta: la Dark Horse Comics comincia a pubblicare la sua prima serie di storie a fumetti dal titolo Sin City. Frank, Frank Miller ce l’ha fatta.

Ora, vi prego di voler perdonare la mia fantasiosa digressione (non ho prove che Frank Miller abbia preso spunto da Dick Tracy per creare il suo splendido Sin City), ma ho voluto trovare una strada secondaria per raccontarvi la storia del detective senza macchia e senza paura più famoso dell’universo dei fumetti.

Il mondo dei “baloon” come base di sceneggiatura, la voglia di giocare con le colorazioni, le ambientazioni e le dinamiche da gangster movie sono il denominatore comune dei due film, il cui accostamento tutto sommato parrebbe non essere una follia.

Girato interamente all’interno degli studi della Touchstone Pictures, sfruttando delle scenografie tanto vivaci e colorate da sembrare delle grafiche da fumetto, il film è un action movie dominato da intense atmosfere noir e da musiche abbinate alla perfezione alle tavolozze, pardon, immagini che scorrono sullo schermo.

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Il cast è una sorta di agglomerato di monumenti cinematografici resi semi-irriconoscibili dal trucco spettacolare dei due specialisti John Caglione Jr. e Doug Drexler. Basti pensare che il cattivone di turno, Big Boy Caprice è interpretato da sua maestà Al Pacino (stranamente candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista), la tentatrice femme fatale Mozzafiato Mahoney è Veronica Ciccone (in arte Madonna) e tra i tirapiedi di Boss Caprice troviamo i “vari” Dustin Hoffman, James Caan e William Forsythe. Dick_tracySenza considerare che nel film sono disseminati altri attori del calibro di Dick Van Dyke, James Caan e Kathy Bates in ruoli minori.

In conclusione, Dick Tracy non è un capolavoro cinematografico, ma è sicuramente un buon film che ha il grandissimo pregio di avere un colpo d’occhio eccezionale e una buona story line che riesce a trasmettere allo spettatore la consapevolezza di star assistendo a un’eccellente trasposizione da fumetto a sceneggiatura cinematografica.

Date un’occhiata a Dick Tracy e forse, successivamente, sorriderete sornioni guardando Sin City e Sin City 3D – Una donna per cui uccidere con il pensiero che, in fondo, “tutto torna”.

Buona visione!

Dick Tracy, l’eroe dei fumetti papà di Sin City ultima modifica: 2014-12-15T20:15:46+00:00 da Marco Piva