Uscito nel 2009, Coraline e la Porta Magica è il primo cartone animato in stop-motion con effetto 3D. Girato da Henry Selick con un budget di 60 milioni adottando una sceneggiatura cupa e minacciosa in stile The Nightmare before Christmas, è la storia di una bambina che evade da un mondo cupo per accedere a uno parallelo, decisamente più gioioso e colorato. Ma non tutto ciò che luccica è oro e Coraline se ne accorgerà imparando una grande lezione sulla vita.

Nel 1993 usciva nelle sale il capolavoro di animazione The Nightmare before Christmas diretto da… Tim Burton. E invece no! Il regista era il buon Henry Selick, uno che dei cartoni animati girati con la tecnica dello stop-motion ne ha fatto un marchio di fabbrica. Ed ecco che nacque Jack, il re delle zucche più amato da tutti, in tutta la sua malinconia e il suo desiderio di qualcosa di nuovo.

L’incubo pre-natalizio di Jack Skeletron ha segnato più di una generazione per la bellezza della colonna sonora scritta e diretta (nonché cantata) da Danny Elfman e per la profondità dei ragionamenti affrontati nella sceneggiatura del film ideato e prodotto da Tim Burton. Il senso di smarrimento e la ricerca di una realtà differente da quella in cui ci sente incatenati sono i temi che hanno reso Jack famoso, assieme, ovviamente, ai disegni incredibili del cartone e alle ambientazioni più gotiche, dark e da incubo che la mente di Burton potesse partorire all’epoca.

Il regista, il già nominato Selick, ha fatto tesoro dell’esperienza avuta e negli anni successivi ha continuato a dirigere cartoni animati. Il primo, successivo a The Nightmare before Christmas è Jack e la pesca gigante, basato su uno dei classici libri fiabeschi di Roald Dahl. In seguito, nel 2001, Monkeybone, rivelatosi poi un vero insuccesso (effettivamente il cartone, rispetto agli standard di Selick, è decisamente bruttino).

Finalmente arriva il 2009 e, dopo 3 anni di lavoro, esce nelle sale di tutto il mondo Coraline e la porta magica. Si tratta del primo cartone realizzato in stop-motion con una doppia fotocamera digitale, il che permette al film di avere un effetto 3D. La lavorazione attorno alla pellicola dura 3 anni, con l‘esborso della notevole cifra di 60 milioni di dollari.

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La storia è tratta dal racconto “Coraline” dello scrittore britannico Neil Gaiman. La trama racconta il trasloco di una ragazzina, Coraline, e dei suoi genitori in una vecchia casa in mezzo alla campagna. La mamma e il papà della giovane sono scrittori di testi di botanica che dedicano ben poche attenzioni alla propria figlia, la quale si ritrova strappata dalla propria realtà e dai propri amici, per essere trapiantata in una grigia campagna senza possibilità di interazioni sociali degne di nota (le uniche persone che abitano vicino a casa sua sono uno strano ragazzino, Wybie – diminutivo di “whyborn”, un nome che è tutto un programma – che vive con sua nonna, uno strano gatto nero, due vecchie megere e uno strampalato proprietario di un circo di topolini, mister Bobinski).

Girovagando nella nuova casa, Coraline trova una porticina che conduce in un mondo parallelo dove tutto sembra incredibilmente bello, interessante e divertente. I suoi “altri genitori” sono giocosi e solari e dedicano alla ragazzina tutte le attenzioni di cui ha bisogno; dai lampadari sgorgano aranciata, limonata o succhi di frutta a richiesta; “l’altra madre” cucina tutto quello che Coraline avrebbe sempre desiderato mangiare, invece che le solite e indesiderate minestre di verdure.

In questo universo tutto è colorato, sgargiante e animato da una vitalità che nel mondo reale non sembrava neanche lontanamente possibile. La realtà parallela nascosta dietro la porta magica regala a Coraline tutto quello aveva sempre desiderato, in un vortice di danze, canti, giochi, pietanze deliziose e tutto l’affetto che la ragazzina non ha mai ricevuto. Tutto sembra perfetto, ma… c’è un ma.

Gli occhi degli “altri genitori”, così come quelli di tutti i vicini di casa, sono sostituiti da bottoni. Coraline inizialmente non dà troppa importanza a questa ennesima bizzarria di un mondo bizzarro, ma dopo la seconda e la terza visita ai suoi genitori alternativi, si rende conto che c’è qualcosa di sinistro nell’aria. Qualcosa di malefico si muove in quel mondo perfetto di cioccolata e zucchero filato.

Cosa sarà? Riuscirà Coraline a vincere i suoi incubi?

Quella che Henry Selick ci racconta (è lui lo sceneggiatore) è una storia che sembra essere partorita dalle menti contorte dei fratelli Grimm: le ambientazioni cupe e minacciose dominano tutta la pellicola e fanno da contraltare alle colorate e vivaci scene ambientate nel mondo parallelo. Esiste una velata angoscia che avvolge tutto il film, una sensazione di straniamento che lo spettatore non ha dovuto vivere neanche (forse) con The Nightmare before Christmas.

Tuttavia in Coraline e la porta magica non ci sono solo ambientazioni dark e inquietudine. Il cartone ha un fascino ammaliante, dovuto a una storia ben orchestrata e a un manipolo di personaggi davvero molto simpatici (il signor Bobinski e il suo circo di topi ballerini è eccezionalmente comico).

Il finale, come spesso accade nei cartoni, ci regala una morale che per molti versi è assimilabile al capolavoro che Selick aveva girato anni prima insieme a Burton: bisogna accettare quello che si ha, anche se non è perfetto. Se non ci piace la nostra realtà bisogna provare a cambiarla, piuttosto che fuggire e rifugiarsi in oscure fantasie: a fantasticare troppo, a desiderare cose troppo lontane o irraggiungibili si rischia di rimanere incastrati in un incubo.

Coraline e la porta magica. Il viaggio in una fiaba da incubo ultima modifica: 2014-07-22T20:49:05+00:00 da Marco Piva