La capa più movimentata della musica italiana continua ad autoalimentarsi come una dinamo e partorisce Museica, una sorta di concept album ispirato al mondo dell’arte. Aspettando Caparezza il 19 luglio al GOA-BOA Festival di Genova.

 

Sono passati tre anni da Il Sogno Eretico. Tre anni in cui ho ascoltato e riascoltato il quinto album e le vecchie glorie del rapper e cantautore molfettese. Tre anni in cui ho approfondito la mia conoscenza del mondo rap – specialmente americano – per arrivare alla conclusione che ci troviamo di fronte a un artista unico e inimitabile. Stiamo parlando di Caparezza.

CapaRezza

La sua capacità di ricerca della parola giusta e l’abilità nel saperla incastrare perfettamente fa sembrare semplice un Ravensburger da 9000 pezzi. Le tematiche sono sempre pungenti e i testi infarciti di citazioni di ogni tipo, dalla cultura alta a quella pop. Il suo flow è sempre stato di livello e negli anni ha decisamente migliorato la qualità e la varietà degli arrangiamenti musicali.

 

Dopo questa necessaria sviolinata, è venuto il momento di presentarvi Museicacrasi delle parole museo e musica – il sesto album del “Capa”, registrato nella sua Molfetta e successivamente mixato a Los Angeles da Chris Lord-Alge, ingegnere del suono per Muse, Nickelback, Sum 41 e molti altri.

Quando si parla di Caparezza, il mio approccio ai nuovi album è sempre lo stesso: prima un giro semi disinteressato per la galleria, poi mi avvicino alle tele più ammirate e con più persone attorno e quindi tour de force quadro per quadro, facendo attenzione ai particolari (arrangiamenti) e leggendo le didascalie (lyrics), cosa che consiglio di fare a tutti per goderne appieno.

Sebbene si stia parlando di un concept album, non ci troviamo davanti a un’opera in stile The Wall, cosa che ci permette di ascoltare ogni canzone separatamente senza perdere d’efficacia. Per questo motivo ho deciso di iniziare da “Non me lo posso permettere”, il singolo di lancio del cd. La canzone è ottima e se il testo è il classico affresco al vetriolo della società odierna, la musica è sorprendente: si comincia e si chiude con un fiddle in stile reel irlandese e nel mezzo troviamo la chitarra – prima reggae e poi distorta – e la classica elettronica, il tutto sorretto da un basso incalzante.

A essere precisi, si dovrebbe iniziare e chiudere con la prima e l’ultima traccia, ossia “Canzone all’entrata” e “Canzone all’uscita”. Sebbene siano un intro e un outro, non sono piazzate lì a caso come riempitivo: nella prima il sottofondo ricorda vagamente un delta blues e descrive l’ingresso alla mostra, mentre l’ultima è un riassunto del contenuto dell’album con rime e giochi di parole divertenti. Insomma, un invito a rientrare in galleria.

Più che concentrarmi su un’analisi dettagliata delle canzoni, sulle quali si potrebbe scrivere un saggio breve, volevo rimarcare il ruolo sempre più centrale di Michele Salvemini nella realizzazione del disco. Per la prima volta nella sua carriera, si è infatti trovato a essere non più solo artista, ma anche produttore artistico e ha risposto a questa sfida sfornando il suo album musicalmente più valido. Alla sua anima rap e rock ha aggiunto gli arrangiamenti orchestrali che lo proiettano automaticamente a un livello successivo.

L’album merita di essere ascoltato nella sua interezza (come la sua precedente discografia), ma le canzoni che ho trovato più coinvolgenti in questo primo ascolto sono senza dubbio il singolo “Non me lo posso permettere”, “Avrai ragione tu (Ritratto)” con sottofondo di cori russi e “Mica Van Gogh”, che ironizza sulla pazzia del celebre espressionista ponendo in confronto la vacuità di molti giovani d’oggi. Seguono “Figli d’arte”, talmente coinvolgente che mi ha quasi portato a perdonare Dj Francesco per la canzone del capitano, e “Giotto beat”, con arrangiamento anni sessanta e attacco all’immobilità e all’incapacità dei capi di stato delle grandi potenze di prendere misure positive per contrastare il momento di crisi globale. E per gli amanti di Dada, un pezzo di rottura: “Comunque Dada“.

http://www.youtube.com/watch?v=MvftRoazsBw

Per invogliarvi ulteriormente all’ascolto di questo imperdibile cd, vi ricordo che Museica, uscito lo scorso 22 aprile, è già diventato disco d’oro in Italia e sono sicuro sarà considerato come uno dei dischi top del 2014. Perciò affrettatevi e reperite una copia di questo ultimo capolavoro di musica made in Italy.

Vi ricordiamo che Caparezza sarà a Genova sabato 19 luglio per la serata conclusiva del GOA-BOA Festival 2014.

Museica, il nuovo album di Caparezza. Un concerto al museo ultima modifica: 2014-06-05T21:20:31+00:00 da Yorgos Papanicolaou