A distanza di oltre un mese, YURY Magazine propone per voi il proprio punto di vista sulla questione #coglioneno promossa dal collettivo ZERO. I polveroni si alzano, il tempo passa e ci si dimentica troppo facilmente delle problematiche non ancora risolte in ambito di creatività e sfruttamento intellettuale. A voi l’ardua sentenza in proposito. 

Vi ricordate i tre link virali prodotti dal gruppo ZERO che hanno spopolato per il web per tutto il mese di gennaio? La questione sviscerata dai tre giovani freelancer ha toccato il cuore di tanti giovani e meno giovani impegnati in ambito creativo che troppo spesso vedono il loro lavoro svilito e usurpato. Quanti di voi non si sono immedesimati nelle vicende vissute dall’antennista, dall’idraulico e dal giardiniere?

In tanti si sono espressi a proposito, molti negativamente. Un esempio è quello della rivista Wired lo scorso 14 gennaio. L’articolo in questione è stato scritto da Andrea Girolami, redattore e senior video producer. Girolami parla di un’erronea educazione dei giovani, cresciuti sotto il mito di Steve Jobs e del suo motto “Stay hungry. Stay foolish”, ribattendo con lo slogan “Fate gli idraulici, non i social manager” del product e marketing manager, nonché e-commerce e online manager Gianluca Diegoli.

Ciò che colpisce è il fatto che proprio dei creativi spingano i giovani a tralasciare i propri sogni e ambizioni, quasi avessero timore di un’ulteriore concorrenza sul mercato del lavoro. Parlano di “problemi non urgenti”, di frenesia da iPhone, di pigrizia da nullafacenza, lasciando in ombra il vero nocciolo duro della questione: un’intera generazione costretta a spaccarsi la schiena in eterni tirocini non retribuiti millantati come grosse opportunità, per un’ipotetica futura carriera che non arriva mai. Si tratta di una schiavitù interamente legalizzata, dal momento che dal lavoro – sia esso intellettuale o artigianale – dovrebbe automaticamente derivare una valida retribuzione. Punto.

A rincarare la dose, sempre Girolami cita Enzo Mari, classe ’32 e *dling-dlong* creativo designer. Mari afferma che “si produce il nulla, [nel dettaglio] la merda con la parola creatività“. Un’accorata mancanza di rispetto verso la propria categoria professionale.

“Non esiste oggi parola più oscena e più malsana della parola creatività”

(Enzo Mari, designer)

Non facciamoci infinocchiare. Continuiamo a studiare.

#coglioneno. Punto ultima modifica: 2014-03-17T22:59:09+00:00 da Quique Dolores