Gli incontri che potete fare in città non sono certo all’altezza di quelli che fareste in un safari o a spasso per la Foresta Amazzonica, ma se siete fortunati, magari nelle ore più tarde del giorno, potreste imbattervi in un’intera famiglia di cinghiali che gira e grufola nei giardinetti sotto casa! Questa è Fauna Town, la rubrica di YURY quark che racconta la convivenza tra uomo e animali nelle nostre città.

 

Nelle città che comprendono aree montuose o collinari non è più un caso raro imbattersi nel cinghiale, Sus scrofa, e trovarlo a vagare nelle ore notturne anche in zone abitate. Questo è dovuto alla progressiva esplosione demografica di questi animali a partire dalla fine degli anni cinquanta, quando gli uomini hanno abbandonato le montagne per trasferirsi nelle industriose città, lasciando agli animali selvatici migliaia di tonnellate di frutti silvestri. Le recenti segnalazioni a Genova non costituiscono affatto un caso isolato, infatti anche in molte altre località questi suidi sconfinano dai loro territori abituali alla ricerca di cibo. Fauna Town vi racconta allora il particolare rapporto tra cinghiali e uomini, con riguardo particolare alla situazione della Liguria.

Cinghiali in città. Il caso della Liguria

Se la logica vi porta a pensare che i cinghiali fossero in numero maggiore nel secolo scorso, meno urbanizzato e inquinato, siete in errore; prima della progressiva e totale riconquista del territorio ligure, agli inizi del XX secolo, il cinghiale era praticamente scomparso, con l’ultimo abbattimento registrato nel 1814 vicino a Savona.

Il fattore che ha provocato la sparizione del cinghiale e di altri grandi mammiferi fu la competizione con l’essere umano che, ancora non profondamente radicato in città, aveva una vita prevalentemente rurale, per questo campi e coltivazioni venivano difesi a spada tratta da ogni animale selvatico.

Le grandi coltivazioni portarono al disboscamento e quindi a una riduzione dell’habitat stesso del nostro suide che non poté far altro che sparire dalla circolazione, ma, si sa, i cinghiali hanno la scorza dura, nel vero senso della parola, e non appena l’uomo ha cominciato ad abbandonare i campi e a trasferirsi in città, è cominciato un inesorabile ripopolamento del territorio ligure e italiano da parte degli animali selvatici, compreso ovviamente il cinghiale.

Il motivo per cui questo animale è oggi così diffuso si radica nelle sue caratteristiche biologiche che fan sì che, in ambiente favorevole, possa duplicare o addirittura triplicare il numero d’individui in un solo anno; le femmine adulte possono partorire anche sette o otto piccoli dal peso variabile tra i 700 e i 1000 grammi. Oltre al fatto che le cucciolate sono spesso abbondanti, il nostro maiale peloso non ha dei veri e propri predatori naturali, se non ovviamente i cacciatori, che però non hanno alcun interesse nel far diminuire le popolazioni in maniera sensibile: ehi, chi vorrebbe veder scomparire l’oggetto del proprio “spasso”? Un altro fattore che aiuta  il cinghiale è la dieta onnivora: spesso può procurarsi proteine nobili divorando anche piccoli mammiferi. Con queste premesse sembra che da un giorno all’altro potremmo davvero essere invasi dai cinghiali.

In natura ovviamente questo sovrappopolamento non avviene e le popolazioni vengono regolate da grandi o piccoli predatori. Dove non ci sono i lupi intervengono virus o batteri. È forse utile ricordare che anche la crescita delle popolazioni umane è stata regolata nei secoli scorsi dalla peste o dal tifo.

L‘attività venatoria non costituisce un buon sistema per regolare le popolazioni di cinghiale ma, se ben indirizzata, può costituire la base per aumentare le conoscenze su questa specie e per sfruttare in modo coerente tonnellate di proteine nobili prodotte allo stato naturale senza l’uso di antibiotici. I cacciatori contribuiscono inoltre al risarcimento dei danni prodotti dagli animali selvatici.

La caccia al cinghiale si è molto evoluta negli ultimi anni: in provincia di Savona ad esempio in ogni battuta è presente un biometrista autorizzato, ovvero una persona che verifica i principali parametri morfometrici di ogni animale: peso, altezza, età, sesso, stato di salute. Grazie ai dati raccolti nel 2008/2009 si evince che non c’è paragone tra la selezione naturale e la caccia, infatti in un ambiente ben strutturato con predatori naturali, ben il 70% dei giovani cinghiali tra gli 0 e i 15 mesi non ha scampo, contro il 48% delle morti per “predazione umana”.

Molto spesso, quando si è in così tanti esemplari a grufolare nel bosco, il cibo non basta a tutti. Siccome un cinghiale di circa 50 chili ha bisogno di almeno 4000 calorie al giorno per restare in forma, e contando che un maschio adulto può superare i 150, capita ormai che questi animali facciano una capatina in città a cercare qualcosa di commestibile, magari spaventando qualche assonnata creatura della notte che torna dalla discoteca o amante del jogging mattutino, anche se ormai le ore in cui si possono incontrare non sono per forza quelle notturne.

Come limitare l’avanzata del cinghiale in città?

I danni provocati da questi animali possono essere ingenti, soprattutto per chi possiede coltivazioni e orti, perdite a volte evitabili con economiche e funzionali recinzioni elettriche che dissuadono i razziatori a quattro zampe dal distruggere tutto. Le recinzioni infatti forniscono i maggiori benefici in termini di minor danno da parte del cinghiale, anche se esistono sistemi di controllo alternativi che hanno dato maggiori frutti nel controllo delle popolazioni. Eccone due esempi:

  •  recinti di cattura, dove i cinghiali vengono attirati con offerte di cibo. Sono molto funzionali in quanto la densità di animali nel territorio è alta rispetto al cibo presente nello stesso. Dopo la cattura, a seconda dell’esemplare preso in trappola, questo metodo si avvicina molto per quanto riguarda l’abbattimento, ai numeri della selezione naturale.
  • Prelievo selettivo con carabine di precisione, questo metodo permette una vera e propria selezione degli esemplari da abbattere, viene usata specialmente d’estate e permette oltre che un’accurata selezione anche un minimo disturbo all’ambiente. Questa tecnica è stata di recente utilizzata in diverse zone protette delle regioni italiane con buoni risultati.

Il cinghiale è certamente uno dei grandi mammiferi maggiormente presenti in Liguria e in tutta Italia. Purtroppo, come detto, il rimaneggiamento del territorio da parte dell’uomo ha provocato squilibri che vanno da un eccesso all’altro, ma con le giuste mosse potremo anche vedere un ecosistema più sano, magari dove i cinghiali non scorrazzano a frotte sul cemento in cerca di cibo, e piani gestionali che permettono il loro abbattimento controllato.

 

(Si ringrazia il prof. Andrea Marsan dell’Università di Genova per il gradito aiuto)

La riscossa del cinghiale, il suino che potresti trovarti nel salotto ultima modifica: 2015-06-25T19:19:38+00:00 da Filippo Schiavone