In questi giorni tiene banco in America un caso di razzismo che ha attirato occhi e orecchie di tutto il mondo. Il proprietario dei Los Angeles Clippers, squadra di basket della NBA, è stato punito duramente per aver pronunciato frasi razziste in una conversazione con una sua ex amante. Una faccenda davvero complicata.

 

Questa vicenda ha talmente tante sfaccettature che è meglio gettare subito sul tavolo le carte più importanti. Donald Sterling, ottantenne proprietario dei Los Angeles Clippers della NBA, di mestiere palazzinaro, è stato bannato a vita dalla Lega e multato di 2,5 milioni di dollari. Inoltre, il grande capo NBA Adam Silver ha annunciato che farà tutto il possibile per indurre Sterling a vendere le sue quote della franchigia californiana. Il motivo di tale mannaiata? La diffusione di un dialogo tra l’anziano miliardario e una sua ex amante, tale Vivian Stiviano, dove Sterling pronuncia frasi di chiarissimo stampo razzista.

 

Non capisco perchè ti devi per forza associare coi neri. Puoi andarci a letto, farci quello che vuoi, ma per favore smettila di pubblicare tue foto con loro su Instagram. Il minimo che ti chiedo è di non fargli pubblicità e di non portarli alle partite della mia squadra”.

Magic JohnsonQuesto il riassunto di molti minuti di conversazioni a dir poco controverse. Tra i neri a cui si riferisce Sterling, spicca il nome pesante di Magic Johnson, una delle leggende del gioco, oltre che il primo atleta NBA a dichiarare pubblicamente di essere sieropositivo, nel 1992. Oggi Magic è un imprenditore di enorme successo, un filantropo, una figura di riferimento nella lotta all’AIDS. Vivian lo conosce e giustamente lo fa notare, ma Donald non sembra esserne entusiasta.

La situazione è delicatissima. La NBA, che mette da sempre sullo stesso piano l’aspetto cestistico con l’aspetto sociale della pallacanestro, è stata investita da questo polverone proprio all’inizio dei playoffs, cioè nel momento topico della stagione. E qui lo sport c’entra molto poco. I giocatori dei Clippers, impegnati in una serie complicatissima contro i Golden State Warriors, hanno reagito con una protesta silenziosa, indossando le t-shirt per il riscaldamento al contrario, nascondendo il nome della squadra. Lo stesso hanno fatto alcune altre formazioni, solidali coi colleghi angeleni.

La punizione draconiana somministrata da Silver ha suscitato reazioni entusiastiche da parte di tutta la famiglia NBA, quasi come fosse finito un incubo. Ma osservando meglio la questione, si capisce che non è così. Ci sono una marea di elementi collaterali non trascurabili. Istruzioni per l’uso: la NBA è una lega composta all’80% da giocatori di colore, il razzismo non è mai stato tollerato e non fa capolino frequentemente. Non si può valutare questo episodio con parametri europei, particolarmente con quelli di casa nostra, dove assistiamo a simili manifestazioni di ignoranza un giorno sì e uno no.

Non si può comunque dire che sulla sentenza di Silver non aleggi l’ipocrisia. Chi segue l’NBA e i Clippers conosce bene la particolare visione del mondo di Donald Sterling, non aveva certo bisogno della diffusione di queste registrazioni per farsi un’idea. Molte persone di colore hanno giurato di essersi sentite dire, senza motivi oggettivi, la frase “mi dispiace, non posso farla abitare nei miei palazzi”. Molte segretarie non hanno nascosto di aver ricevuto da lui qualche avance un po’ troppo spinta.

Si racconta persino dell’abitudine di Sterling a portare alcune gentili signore negli spogliatoi dei Clippers mentre i giocatori si facevano la doccia, sfoggiando i suoi aitanti dipendenti: “guardate questi straordinari corpi neri”. Elgin Baylor, General Manager ai tempi, disse a tal proposito che Sterling gestiva la squadra come fosse una piantagione in epoca schiavista. In pochi gli hanno creduto. Insomma, non è nuovo a certa roba.

Ma chi è stato a rendere pubbliche le conversazioni incriminate? Ufficialmente, la rivista TMZ. Ma tutto fa pensare che la giovane (e procace) donna abbia cercato di ottenere volontariamente queste registrazioni per tentare di rovinare Sterling, reo di averla lasciata e di non aver impedito alla signora Rochelle, moglie di Donald, di portarla in tribunale a chiedere indietro i soldi spesi dal marito per fare alcuni bei regalini all’amante. Causa poi vinta, ovviamente. A 80 anni, con un impero in mano, ci si può far fregare così? Ah, altra cosa. La signorina Stiviano, a cui è stato detto “non portarmi dei neri alle partite”, è metà nera e metà messicana.

silver

Quindi, siamo di fronte a una multa di 2,5 milioni di dollari e a una radiazione a vita da ogni tipo di cosa relativa alla NBA, per la diffusione di una conversazione privata. A chi ritiene non etico punire una persona per delle parole dette in una simile situazione, in un paese dove la libertà di culto e di parola si trova scritta a caratteri cubitali nel primo emendamento, la NBA risponde che è legittimo essere razzisti, solo non si può essere razzisti all’interno della Lega, lo dice la “NBA Constitution”. Silver assicura di avere tutti i poteri necessari per somministrare una sanzione del genere, la massima prevista dai regolamenti. C’è da credergli, dato il livello di organizzazione dimostrato negli anni dall’associazione. Nota a margine: Silver è ai primi mesi di “governo”, dopo aver sostituito David Stern, l’uomo che ha guidato l’NBA per trent’anni portandola dall’anonimato al successo planetario odierno. Un segnale così forte era scontato.

Dopo un breve procedimento, Silver e i proprietari delle altre 29 squadre hanno invitato calorosamente il signor Sterling a farsi da parte, cosa che è puntualmente avvenuta. La franchigia bianco-rosso-blu è stata venduta a Steve Ballmer, ex CEO di Microsoft, per la modica cifra di 2 miliardi di dollari. Finalmente, dicono i maligni, hanno trovato un modo di far fuori il mostro che da 33 anni impesta la Lega. Sì, perché dal 1981 i San Diego Clippers, già in difficoltà in quel momento, sono diventati la barzelletta della NBA, specialmente dopo essersi trasferiti a Los Angeles nel 1984, all’ombra dei ben più celebri e vincenti Lakers. Stagioni e stagioni giocate a perdere in modo strumentale per limitare le spese, centinaia di citazioni ai danni del patron-palazzinaro.

Questi sono i fatti, giudicate voi. Una domanda: e se fosse successo in Italia?

Il caso Sterling. Il palazzinaro razzista bandito a vita dalla NBA ultima modifica: 2014-04-30T20:35:03+00:00 da Mattia Cutrone