Il racconto di una giornata da dimenticare per la Superba. Il blitz all’alba. La sorpresa e lo scoramento dei ragazzi che si incanalano in un corteo pacifico per le vie cittadine. La rabbia contro il Sindaco e contro il Pd. Il fallimento di una trattativa tra istituzioni locali e il centro sociale in Castelletto. Un accordo siglato nel dicembre 2011 saltato. Le motivazioni del Comune. Il trasloco sgradito al mercato del pesce. E Don Gallo che da lassù scuote la testa.

 

Risveglio triste per molti ragazzi genovesi, che questa mattina hanno appreso con amarezza dell’improvviso sgombero del Centro Sociale Buridda di via Bertani. Un blitz in piena regola alle prime luci dell’alba, ore 5.30, quando gli unici due ragazzi trovati all’interno sono stati svegliati e allontanati da una cinquantina di esponenti delle Forze dell’Ordine. Quando hanno potuto usare i telefonini, i due hanno avvisato molti altri compagni, affinché li aiutassero a portare via molti dei materiali e delle attrezzature sotto gli occhi della Polizia in assetto antisommossa.

Subito una folla di ragazzi e di semplici curiosi si è radunata nei pressi dell’ingresso di Villetta di Negro per manifestare solidarietà e per decidere il da farsi. Ancora più numerosi, si sono poi concentrati in via delle Fontane, da cui è partito un corteo non organizzato che ha percorso le strade del centro in maniera pacifica. Persino passando davanti a Palazzo Tursi, sede del Comune, la protesta si è limitata a qualche scoppio di mortaretti, cori sarcastici e una sonora e simbolica bussata al portone in ferro, repentinamente serrato pochi istanti prima che giungesse la testa della manifestazione. Poi un’assemblea pubblica sui gradini del Ducale, dove è stato deciso di far sentire la propria voce durante il Consiglio Comunale di domani.

Qualche piccolo screzio con la Digos in piazza De Ferrari e poi ancora in movimento verso Corvetto per gridare a gran voce: “Giù le mani dai centri sociali. Buridda vive!”. Davvero un peccato che, nel mentre, qualche testa di minchia sia andata al circolo PD “Vigne” per devastarlo, come se fosse l’origine di tutti i mali. Un gesto idiota che non mancherà di essere strumentalizzato contro l’intero movimento.

Una brutta pagina per Genova, che assiste così al fallimento di un tentativo di dialogo con uno dei movimenti di aggregazione giovanile più attivi della città, a cui regala fortunate manifestazioni enogastronomiche, rassegne artistiche, attività sportive, musicali e culturali, spazi di dibattito per tematiche sociali e, ovviamente, concerti. La palestra di roccia, il FabLab, il Critical Wine, sono solo alcuni dei servizi alla comunità offerti.

A 11 anni dall’occupazione dell’ex Facoltà di Economia ampiamente in disuso, il Comune si riappropria di un proprio stabile, un edificio dagli spazi enormi , 6000 mq,  dalla cui vendita ai privati potrà ricavare diversi milioni di euro per risanare le più che vuote casse di Tursi.

 

La ristrutturazione dell’edificio è quanto mai necessaria: come più volte paventato dai Vigili del Fuoco, rischia di subire cedimenti strutturali e la responsabilità dei danni alle persone sarebbe ricaduta sul dirigente comunale che gestisce il Patrimonio.

Chissà cosa starà pensando adesso il compianto Don Gallo, che nel dicembre 2011 aveva fatto da tramite tra il Comune e i Centri Sociali per siglare un accordo che regolarizzava la presenza di queste associazioni in spazi pubblici tramite una concessione concordata. Si era parlato – non senza polemiche – di “legalizzazione dei centri sociali”. Si trattava però di un atto preliminare, che avrebbe dovuto condurre a una vera e propria contrattualizzazione, con tanto di affitto da pagare con canone agevolato al 90%.

Stando agli accordi, al Buridda veniva assegnato l’attuale mercato del pesce di piazza Cavour. Un trasloco non certo gradito ai ragazzi del movimento, che avevano inizialmente accettato per la posizione centrale dell’immobile e per la garanzia rappresentata da Don Andrea. I patti però non sono stati rispettati, perché in seguito la concessione avrebbe riguardato solo il secondo piano, con una notevole riduzione degli spazi a disposizione per le numerose attività e un via vai di prodotti ittici sotto i propri piedi, con tanto di odore sgradevole ben superiore a quello che si avverte passando di lì in soprelevata. La richiesta è stata quella di avere anche il primo piano, ma i soldi per trasferire i pescivendoli non si sono trovati.

Da una parte c’è la legge, ci sono le istituzioni e le carte bollate. Il Comune, proprietario dell’immobile, da tempo vuole venderlo per sanare i buchi di bilancio. La Giunta attuale, composta soprattutto da esponenti di PD, SEL e Lista Doria, ha affermato di aver più volte ricercato il dialogo e una soluzione condivisa, che non poteva però prescindere dalla concessione di un altro spazio.

Dall’altra parte ci sono i ragazzi del Centro Sociale e i tanti solidarizzanti che hanno dato vita al corteo. Una scorribanda per le vie del centro con i volti scoperti, ma scuri di rabbia contro il Sindaco, accusato di voltare la faccia e di restare inerme alle loro richieste. I cori contro Polizia e Digos, strumenti del potere che li vuole ridimensionare. L’impotenza, lo straniamento, la sorpresa. Anche se l’azione di sgombero era nell’aria, non era attesa così presto.

Il portone ferreo con gli spuntoni di Palazzo Tursi, ovviamente chiuso, è l’immagine della chiusura delle trattative, dilatatesi ormai per troppo tempo senza venire a un punto d’intesa. E quella bussata rappresenta la domanda di spazi sociali a cui nessuno ha dato risposta. Lo sgombero del LSOA Buridda è l’emblema di una città con tante parti in gioco che non sanno dialogare tra loro, trattare e stringere accordi che accontentino tutti. Ogni giorno uno sciopero, una manifestazione, una protesta. In mezzo a tutti i fuochi c’è Marco Doria, un uomo dal carisma di Pisellino di Braccio di Ferro che per altro si ritrova quasi senza portafoglio e con un’assemblea cittadina in cui stradomina il PD, partito dalle posizioni decisamente più “moderate” (che oggigiorno abbiamo capito essere una brutta parola).

Il comunicato del LSOA Buridda è chiaro e punta il dito contro il primo cittadino Doria, invitandolo ad assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto. Chi materialmente ha effettuato lo sgombero, fa leva sull’ordine di sequestro emesso da un giudice, ma scarica la responsabilità sul Comune. Il Comune dichiara di non aver dato alcun via libera e di essere stato informato solo stamani dalla Polizia Municipale. Il solito scarica barile che avvilisce una comunità e getta ombre sulla buona fede di un’Amministrazione che si dichiara di sinistra, a patto che ancora significhi qualcosa.

Molti ancora i punti da chiarire e da risolvere. Una cosa sola è certa, che Genova ha ancora bisogno del Buridda.

Sgombero Buridda. Una pagina triste per Genova ultima modifica: 2014-06-04T23:23:00+00:00 da Alessandro Pucci