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Racconto tragicomico di come mi sono trovato improvvisamente in una Bruxelles blindata, ostaggio di misure generali di sicurezza per massima allerta che hanno portato più paranoia, paura e psicosi che senso di tranquillità e protezione. Le raccomandazioni invitavano a restare a casa, e così ho fatto. Per quattro giorni.

Bruxelles, Belgio. Venerdì 20 novembre 2015 – ore 3.00 ca

Oggi è un giorno di festa! Ieri sono entrato nel ventisettesimo anno d’età e mi trovo in un bar del centro a celebrare il mio compleanno con alcuni amici. Tra una birra e l’altra (tutte ottime, come sempre in Belgio) si ride e si scherza e come di consueto per tabagisti come me, si va fuori a fumare. Quando mi accingo a rientrare trovo stranamente la porta chiusa, ma vedo molta gente ancora dentro che balla e si diverte. Provo allora a chiedere spiegazioni: “Ma come, non hai saputo? Hanno alzato al livello massimo l’allerta terrorismo in città!”, mi dicono. Rimango incredulo, ma con le immagini di Parigi ancora fresche nella memoria capisco subito. Non permetteranno l’entrata a nessun altra persona, in modo tale da evacuare il locale il prima possibile. E così ho perso tutti i miei amici. Bene. Vabbè, torniamocene a casa che è meglio, per fortuna non è nemmeno tanto presto. E poi il weekend è appena iniziato!

Day 1

Vorrei godermi la tipica libertà di poter dormire al sabato mattina, ma sento squillare il telefono e comprendo subito che me la posso tranquillamente scordare. Mia madre mi chiede a bruciapelo cosa stia succedendo in città, vista l’allerta massima a causa di possibili attacchi terroristici. Prima di rispondere, decido di non guardare nemmeno che ore siano, tanto lo so già, è comunque troppo presto. Impugno il tablet cercando notizie su “Le Soir”, una tra le più importanti testate giornalistiche belga, e mi appare uno scenario tragico: nella regione di Bruxelles il livello d’allerta è stato innalzato a 4 su una scala da 1 a 4. Sospensione della circolazione di tutti i mezzi pubblici, chiusura di scuole, università, cinema, musei, centri commerciali, supermercati. Annullamento o rinvio di concerti e manifestazioni sportive in programma. Iniziano a girare foto che mostrano, oltre alle forze di polizia, soldati dell’esercito in giro per la città, accompagnati da veicoli blindati alti due metri.

Bene. Termino la telefonata con mia madre tranquillizzandola, rimarrò in casa. In quel momento, più che per la mia sicurezza mi preoccupo della chiusura dei supermercati, così decido di andare a controllare cosa mi è rimasto da mangiare. Aprendo il frigo, mi si propone una scena piuttosto pietosa: ho a disposizione quattro hamburger, due pacchi di tortellini, del pane e un pezzo di Brie. Bene. Dovrei farcela perfettamente, tanto quanto vuoi che duri questa allerta massima? Torno in camera, dove penso che alla fine fuori fa troppo freddo e piove (tipico clima belga) e dentro la mia calda stanza ho tutto ciò di cui ho bisogno: internet, libri e fumetti. E chi sta meglio di me?! Passo il pomeriggio in pieno relax tra qualche episodio di serie tv e i capitoli di un buon libro. Verso sera, mentre lavo i piatti ricevo una telefonata da qualcuno che mi propone di uscire. Inizialmente accetto, ma poi mi ricordo che i mezzi pubblici non funzionano e che quindi mi toccherebbe farmela a piedi al freddo e al gelo belga, perciò declino. Lo so che è sabato sera, lo so. Ma tanto con questa specie di coprifuoco non troverei nulla di aperto, quindi opto per un film e poi a letto. Tanto quasi sicuramente domani abbasseranno il livello di allerta e potrò recuperare fuori il tempo che ho perso oggi, chiuso in casa.

Day 2

Mi sveglio relativamente presto e tiro la tenda: fuori nevischia. Bene. La temperatura si è drasticamente abbassata e me ne rallegro: come si sta bene in casa quando fuori si gela! I miei pensieri sul clima vengono bruscamente interrotti da una chiamata: una mia amica italiana a Bruxelles mi riferisce che una delle zone più blindate della città è proprio a poche centinaia di metri da casa mia. Controllo sui giornali online e scopro che non solo l’allerta massima è stata prolungata a tutta la giornata di oggi, ma che effettivamente militari e poliziotti armati sono proprio sotto casa mia. Bene. Dopo qualche minuto inizia il delirio: mi chiamano prima i miei, poi mia sorella, comincio a ricevere messaggi da molti amici dall’Italia. “Sto bene, grazie”, “finora non è successo nulla”, “ma sì, certo che sto attento”. Penso che sia tutto normale e mi allieta la preoccupazione dedicatami. Continuo a leggere i giornali online e le notizie dicono che le forze di polizia e l’esercito belgi stanno cercando l’attentatore fuggito dalle stragi di Parigi, oltre a 10 uomini potenzialmente armati.

Bene. Forse la situazione è così critica perché davvero c’è un rischio imminente. Il mio più immediato è però quello della denutrizione. A pranzo mangio gli altri hamburger, mi è rimasto un pacco di pasta e mezzo: spero che la situazione non peggiori. Mi godo il calduccio di camera mia con la solita combinazione serie-libro-fumetti (per fortuna il Belgio ne è pieno) e tiro avanti fino alla sera, quando inizio a ricevere nuovamente chiamate e messaggi, stavolta anche da amici di Bruxelles: “Ma stai vedendo? Pare che stiano organizzando un blitz in zona Grand-Place! Ma non sei lì vicino?”. Non sono vicino, sono vicinissimo.

Bene. I messaggi e le chiamate varie sono intervallati dal rumore prepotente fatto da elicotteri e sirene, che si ripetono in continuazione. Saranno le notizie che leggo, sarà la gente che mi chiama, saranno i suoni che percepisco da fuori, ma inizio un poco ad ansiarmi. Come se non bastasse, la mia coinquilina mi comunica che hanno ristretto il perimetro d’azione del blitz a Rue de Midi (ancora più vicino) e che la polizia sta avvisando tutti gli abitanti degli edifici vicini di ALLONTANARSI DALLE FINESTRE. So già di avere capito bene, ma me lo faccio ripetere un’altra volta. Senza stupore, ascolto la frase di nuovo. Camera mia dà direttamente sulla strada e ha ben tre finestre.

Bene. Inizio ad ansiarmi un po’ di più. Mangio pasta per cena, me n’è rimasto solo un pacco. Il frigo è visibilmente più preoccupato di me. Torno in camera e per evitare le finestre passo da una parte all’altra quasi strisciando, come fossi un marine. Mi sento molto ridicolo così, perché di un marine non ho nemmeno i peli. Intanto gli elicotteri e le sirene si fanno sentire maggiormente rispetto a prima, non riesco più a svagarmi e quindi seguo la diretta del blitz su SkyTG24. Alla fine comprendo che ci sono stati più blitz in diversi punti della città, che hanno arrestato 16 persone, ma che il ricercato di Parigi è fuggito. L’allerta massima è prolungata anche al giorno successivo. Tra i vari messaggi preoccupati per la mia incolumità c’è anche quello della mia collega: “Domani non si va in ufficio”. Bene. Vado a letto, pensando che anche il terzo giorno sarà molto lungo.

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Day 3

Questa volta a svegliarmi non è una telefonata, bensì un fascio di luce dritto sulla faccia. Tiro come di consueto la tenda e vedo un sole in splendida forma contornato da un cielo azzurrissimo, senza nemmeno una nuvola. Tutto ciò è molto raro in Belgio: “vabbè ma allora mi prendete per il culo…”, penso.  Preso dalla voglia di uscire, controllo su internet com’è la situazione: ancora allerta massima, ancora tutto chiuso. Che palle, non posso manco lavorare da casa! Decido di seguire ancora il coprifuoco, per sicurezza.

Continuo a questo punto con il mio tris di attività di svago, ma dopo un po’ inizio davvero ad annoiarmi. Faccio giri per casa, come un’anima in pena, mi accorgo che questa situazione sta preoccupando seriamente più le persone in Italia che quelle coinvolte in Belgio. Mia sorella ogni tre ore mi scrive per sapere come sto e cerca di convincermi a tornare a casa, a Genova.

Bene. Nel pomeriggio torno alle mie serie e ai miei libri, ma la noia la fa da sovrana. Continuo a controllare le news, ma non sembra ci siano novità particolari né cambiamenti importanti. Comincio a provare diletto nel cercare di tranquillizzare mia madre e mia sorella, questo la dice lunga. Poco prima di cena ricevo un altro messaggio dalla mia collega: “allerta a livello 4 prolungata fino a domani, quindi niente ufficio”. Cooooosaaa!? Inizio a essere molto più stufo che preoccupato, sapendo che mi toccherà ammorbarmi ancora a sto modo. Ceno, finendo le ultime scorte di cibo. Sono indeciso se andare al supermercato o meno, domani. “Può essere un bersaglio”, dice mia madre, “non andare, se vuoi ti dico qualche trucco di tua nonna su come sopravvivere in casa in tempo di guerra…”. Bene. Le ricordo che fortunatamente non siamo in guerra, ma sembra inutile. La noia mi sta uccidendo, me ne vado a letto sperando che questo stato generale di follia e paranoia finisca presto.

Day 4

Mi sveglio di buon’ora, anche perché ormai ho dormito così tanto da aver recuperato tutto il sonno perduto degli ultimi due anni. Passo la mattina su internet, inerme davanti alla noia che sta pervadendo le mie giornate. Mi rassegno a questa situazione, pensando che forse questa allerta prolungata sta diventando un’esagerazione, ai limiti dell’incredibile. Nonostante tutto, decido di rimanere in casa: non si sa mai… Le news dicono che domani la città dovrebbe riprendere a muoversi: metro, tram, scuole e università dovrebbero ritornare al loro regolare funzionamento.

Ma c’è poco da festeggiare, io devo ancora scoprire A) cosa mangiare e B) cosa fare per non morire di noia. Per fortuna occupo il pomeriggio su Skype con un mio caro amico: con certe persone il tempo vola e mi ritrovo d’un tratto a sera, tremendamente famelico. Chissà perché…! Interrogo il frigo con metodi vietnamiti: “Nascondi qualcosa? Parla!”. Cercando meglio, scorgo tre uova nascoste: anche oggi si mangia. Mi faccio una frittata e torno in camera, decidendo di terminare una delle giornate più inutili della mia vita con un bel film. Domani finalmente si lavora, domani si esce!

The Day After

Mi alzo dal letto come una molla, mai stato così contento di andare a lavorare e di uscire di casa. Fuori ovviamente si gela, ci sono 2 gradi, ma per fortuna ad andare in ufficio ci metto cinque minuti. E poi questa sensazione di freschezza mi rimette al mondo dopo il letargo di quattro giorni. Appena entro in ufficio, il mio capo mi accoglie nel migliore dei modi: “il riscaldamento è rotto e non lo aggiusteranno fino a domani. Ci riscalderemo recuperando tutto il lavoro arretrato di questi due giorni!”. Dopo qualche minuto mi ritrovo a congelare, pensando che il dottor Živago a Varykino ha provato meno freddo.

Bene. Ma non me ne potevo stare a casa?

Coprifuoco Bruxelles, 96 ore di straordinaria follia ultima modifica: 2015-11-30T18:50:19+00:00 da Jacopo Troise