Bronson, bio-pic del 2008, racconta le gesta del pericolo pubblico n° 1 di tutto il Regno Unito. Settima fatica di Nicolas Winding Refn, geniale regista danese che dipinge un meraviglioso capolavoro dalle tinte rosso sangue e dagli spazi claustrofobici. Immancabile nella filmografia personale di qualsiasi appassionato di cinema.

 

Qualche giorno fa ho assistito a uno spettacolo meraviglioso. Il mio lettore dvd proiettava mirabilie. Un quadro in movimento. Immagini che si susseguivano formando una splendida opera d’arte. Un vero e proprio capolavoro, capace di lasciarmi a bocca aperta e farmi schizzare gli occhi fuori dalle orbite.

Di che film parlo? …Il titolo è Bronson. Il regista è quel meraviglioso artista che risponde al nome di Nicolas Winding Refn, uno dei più fulgidi giovani talenti di regia che pascolino oggigiorno su questo grigio mondo.

bronson

Nicolas Refn, danese, comincia la sua carriera appena ventenne, nel lontano 1996, con Pusher. Il film, audace e stilisticamente curatissimo, avrebbe aperto la strada al giovane regista di Copenaghen, nonostante la pellicola fosse semi-autoprodotta con un budget limitatissimo. A dispetto della pochezza delle prime risorse a sua disposizione, Refn dimostra presto un talento fuori dal comune che lo porta a essere prodotto e distribuito dai grandi finanziatori a stelle e strisce, fino a vincere il premio alla regia a Cannes nel 2011, con il film Drive.

Bronson è un film uscito nelle sale di tutto il mondo nel 2008. Tuttavia esiste uno stato che non lo ha distribuito nei cinema prima del 2011, quando Refn ormai si era pienamente consacrato con la vittoria della Palma d’oro. «Di quale nazione potranno essere quei produttori cinematografici così ottusi e miopi da non riconoscere l’incredibile talento di un regista in evidente ascesa? Quale paese ha mai potuto fare una figura così barbina, proponendo questo film così tardivamente e comunque solo dopo il riconoscimento di Refn a Cannes?», vi starete chiedendo. La risposta, come al solito, anche se è ovvia, la lascio a voi. Sospesa lì… Nell’empireo.

Ma veniamo alla trama. Bronson è un film biografico che racconta le avventure strampalate e violente del più pericoloso detenuto del Regno Unito: Michael Gordon Peterson, che scelse per sé il nome d’arte, o meglio di battaglia, di Charles Bronson, in onore del famoso divo cinematografico. Bronson, interpretato da un “marzianesco” Tom Hardy si fa cicerone per condurci per la mano, che non esita a stritolare per bene, in un mondo, il suo mondo, dominato dalla follia e dalla violenza. Charlie è un mimo, una maschera, un presentatore, un glorioso anfitrione che, da sopra a un palco, si rivolge a noi, il pubblico, in una sala avvolta nell’oscurità, per trasformarsi in cantastorie e raccontarci la sua pazza vita tra un carcere e l’altro.

“Il mio nome è Charles Bronson. E per tutta la vita ho cercato di diventare famoso. Volete sapere qual è la cosa migliore che sono riuscito a fare? Avvertivo una vocazione, solo che non sapevo quale fosse. Non era cantare… Cazzo non era recitare… Non ci sono molte altre chances, giusto?”

Con queste parole e con il sorriso psicotico di Hardy, si conclude la breve presentazione iniziale del protagonista, a cui seguono le crude immagini di un uomo, anche se dall’aspetto si direbbe più un toro, nella gabbia d’isolamento di un carcere, intento a maciullarsi di botte contro una mandria di secondini, i quali faticano a contenere la sua furia animalesca. Questo è il suo show. La sua ribalta. Il suo talento è la violenza. Il resto, come si suol dire, “è storia”. E forse è meglio che ve lo godiate da soli senza che vi sveli troppo a proposito di questa splendida storia dominata dal colore rosso e dagli spazi claustrofobici.

Stilisticamente il film è una vera perla. Sono presenti al suo interno virtuosismi degni del genio di Picasso o di Van Gogh. La colonna sonora è, in una parola, eccezionale. Basti pensare che, in una sequenza iniziale, scorrono l’uno dopo l’altro il “Va pensiero” di Verdi e “L’anello del Nibelungo” di Wagner (durante il quale ho avuto un principio di orgasmo), fino a brani più recenti e di indubbio effetto, mescolati alla perfezione con le immagini sullo schermo. La ciliegina sulla torta è un Tom Hardy – scelto poi per il ruolo di Bane ne Il Cavaliere Oscuro. Il ritorno – in forma spaziale, con un’interpretazione che gli è valsa la vittoria del British Independent Film Awards come miglior attore.

Piccola postilla: Michael Gordon Peterson, in arte Charlie Bronson, è tutt’ora detenuto dal sistema carcerario inglese e rimane il prigioniero più pericoloso del Regno Unito, con i 10 milioni di sterline spesi dallo Stato per i danni da lui causati, i 120 istituti penitenziari visitati e i suoi 37 anni di carcere, di cui 30 in isolamento.

Lasciatevi rapire dalla follia e dalla bellezza di Bronson e buona visione!

La storia di Michael Gordon Peterson. Il detenuto divo della violenza ultima modifica: 2014-03-06T12:06:48+00:00 da Marco Piva