In un mondo dove tutto è social anche gli animali ci dimostrano di essere al passo coi tempi e ancora una volta su YURY quark ci danno qualche assaggio di come la vita anche senza Facebook o Twitter possa essere estremamente interattiva.

 

Veri esperti nell’argomento della socialità sono i cani delle praterie, genere Cynomys. Appartengono alla famiglia degli Sciuridae, la stessa delle marmotte, quindi, nonostante il nome sono dei roditori che abitano in fitte reti di gallerie sotterranee più o meno vaste a seconda della dimensione della colonia. Una casa più grande piace a tutti e con tanti coinquilini le prede si individuano molto più in fretta, anche se la esiste la controindicazione che con molti individui si va incontro a fastidiose infestazioni di pulci e zecche.

La scelta tra igiene e una miglior difesa del territorio spetta anche alla rondine Hirundo phyrrhonota, uccello coloniale che costruisce nidi di fango gli uni accanto agli altri e che è soggetto a infestazioni di cimici ematofaghe, che si nutrono del sangue dei volatili. I piccoli di 10 giorni hanno un peso inversamente proporzionale al numero di insetti che lo infestano e, quando si trovano tanti nidi tutti insieme, le infestazioni di questi parassiti prolificano, facendo sì che i pulcini abbiano una crescita inferiore e problemi di salute.

La vita social per gli animali non è quindi sempre un vantaggio: certo migliora le difese di risorse e del territorio, ma aumenta anche la competizione all’interno del gruppo e il rischio di contrarre malattie contagiose o parassiti.

Megaceryle_lugubris YURYS

Un esempio di animale che diventa sociale durante la stagione degli accoppiamenti è il martin pescatore dalla cresta, Megaceryle lugubris, volatile facente parte della famiglia degli Alcedinidae, che nel caso dei maschi, quando non trovano una compagna con cui riprodursi, si prodigano ad aiutarsi l’un l’altro nella difesa del nido e nella ricerca di cibo per femmina e piccoli, tanto che non è raro vedere fino a quattro maschi impegnati in questa operazione.

Ci sono due categorie di aiutanti: quelli primari, ovvero parenti servizievoli della coppia, e quelli secondari che invece non hanno alcun legame di sangue che però tendono a nutrire più la femmina che il piccolo. Come mai sono così altruisti? Perché, è stato rilevato, il 61% degli aiutanti primari l’anno successivo riuscirà a riprodursi e ben il 91% di quelli secondari riuscirà ad accoppiarsi, spesso con la femmina aiutata l’anno precedente. E bravi “martin secondari”!

Social è bello, utile e moderno, ma è sempre meglio avere un amico o follower in meno che uno di troppo.

Il tweet del martin pescatore ultima modifica: 2014-05-19T19:05:30+00:00 da Filippo Schiavone