La notizia è arrivata a tutti nello stesso modo. Aprendo il proprio browser internet è apparsa una schermata con un messaggio firmato AdBlock: la diffusissima estensione si è venduta, è passata al lato oscuro? Traviata dalla sete di profitto o costretta dagli eventi?

Nella homepage del sito ufficiale si legge che AdBlock è l’estensione per Google Chrome più scaricata. Per chi non lo sapesse, essa si aggiunge ai più diffusi browser internet liberando tutti noi dalle tante, fastidiose pubblicità online. “Fastidiose” è un eufemismo. Sono invasive, ripetitive e imbarazzanti. Se disabiliti AdBlock per qualche tempo, trovi i tuoi siti preferiti tappezzati di banner che invitano a comprare pillole magiche per migliorare le prestazioni amorose, perdere peso o smettere di votare la Lega.

Già in un’altra occasione avevamo accennato alla miriade di informazioni che i vari colossi di internet raccolgono su ognuno di noi. Ogni ricerca su Google, ogni like o retweet, ogni thumbs up dice qualcosa di chi siamo e cosa ci piace. Lo scopo dichiarato di questa raccolta di dati è il costante miglioramento dei servizi “gratuiti” che usiamo quotidianamente. Tra le ragioni meno palesi, possiamo trovare il targettizzare più accuratamente le pubblicità. Deprecabile? Non è il caso di mettere alla gogna i big del web se cercano di guadagnare di più. Il profitto non è e non può essere un reato. Contro questa consuetudine si è schierato da tempo AdBlock. Per anni, vivendo anche grazie alle donazioni degli user, questo software ha aiutato a preservare internet dall’invasione del marketing. Uno scontro epico tra la piccola estensione e il titanico universo pubblicitario.

homer pubblicita su internet

La situazione è cambiata. Aprendo il browser negli ultimi giorni appare un messaggio da parte dello staff di AdBlock, che ci informa di una svolta radicale. Michael Gundblach, il creatore dell’estensione, ha venduto la sua attività. Molla la sfida? La battaglia è persa? Dopo aver perso Jobs anche AdBlock ci abbandona? Evitiamo il catastrofismo e proviamo a ricostruire una storia.

La missione di AdBlock e le risposte dei content creator

La missione di AdBlock era salvaguardare la vera essenza di internet, i contenuti. Se l’eccessiva pubblicità distrae o fa rinunciare del tutto a usufruirne, anche il miglior sito web del pianeta, come potrebbe essere www.yury.it, diventa del tutto inutile. AdBlock blocca appunto gli advertising che impediscono agli utenti di godere appieno dei contenuti digitali. Alcuni content creator si sono schierati nettamente contro gli adblocker, che penalizzano non tanto i grandi portali del web, ma i siti più piccoli, la cui sopravvivenza è strettamente legata ai loro banner pubblicitari. Così, col tempo, molti, non solo tra questi, hanno adottato contromisure forzando un po’ la mano agli utenti. Alcuni oscurano i contenuti dopo aver rilevato che AdBlock è in esecuzione, chiedendoci di disattivarlo per poter accedere, richiesta cortese e temporanea, si intende. Messa così, dal punto di vista dei siti è una reazione comprensibile. Va da sé che non tutti possono essere irriducibili adfree, sarebbe troppo bello per essere vero. La pubblicità è il modo più rapido e comodo per rientrare dei costi che siti o blog comportano e, per un portale che vuole sostentarsi con le proprie forze, fornire contenuti gratuiti senza pubblicità è certamente peggio di non fornirne affatto.

La pubblicità mimetizzata tra le righe

Un altro tipo di contromisura è la “pubblicità mimetizzata” (una tattica vecchia quanto i giornali cartacei, dove è nata): invece di aggiungere banner o box pubblicitari al proprio sito, si mischia la pubblicità tra i propri contenuti. I post diventano fittizi, creati e pubblicati ad hoc per inserire tra le righe il classico messaggio commerciale. Con questa tecnica si è praticamente certi che l’ad non verrà bloccato, non essendoci alcun banner o simile da oscurare. Veicolare messaggi pubblicitari camuffandoli da contenuti è quantomeno criticabile: non è infatti questione di dare nuova forma al prodotto pubblicitario, ma di prendere per i fondelli gli utenti. Anzi il danno in questo caso è doppio. Un articolo “presta-contenuto” potrebbe sorpassare, quanto a visualizzazioni, altre pagine autentiche e di qualità, finendo più in alto nei risultati dei motori di ricerca. Una possibile conseguenza è che se si cercano online informazioni approfondite sul proprio attore o cantante preferito, appariranno in cima ai risultati di ricerca articoli “posticci” il cui unico scopo è pubblicizzare ad esempio la marca di profumi, vestiti o altro a cui la suddetta star è legata con una sponsorizzazione: solo dopo, magari in seconda pagina, troveremo gli articoli che effettivamente trattano di ciò che cerchiamo. Purtroppo su questo versante non c’è estensione che tenga. Tale tendenza può essere arginata solo dall’onestà intellettuale dei creatori di contenuti, magari affiancata da un’attenta lettura critica da parte di noi utenti.

AdBlock Plus e l’Acceptable Ads Program

Ma allora, stretto nella morsa delle varie contromisure, AdBlock si è veramente venduto? Ha ceduto alla logica della pubblicità invasiva? A leggere bene, le cose stanno diversamente. La creatura di Gundblach ha condiviso la sua missione di tenere il web pulito con un’estensione “sorella”: AdBlock Plus, che ha lanciato l’Acceptable Ads Program. Fino a poco tempo fa, lo stesso “ABP” decideva da solo se bloccare le pubblicità, scegliendo quali fossero gli ad meritevoli di non essere oscurati e bloccati.

Di recente, ABP ha trasferito la custodia dell’Acceptable Ads Program a un gruppo esterno di esperti. Questo cambiamento ha convinto il creatore di AdBlock a vendere l’estensione, la quale si unirà al programma di blocco basato sul merito.

Cosa si intende per “accettabile”? Sul sito acceptableads.org si può leggere il manifesto del progetto, sintetizzato dalle cinque caratteristiche che devono avere le pubblicità accettabili:

  • Non sono fastidiose.
  • Non interrompono o distorcono il contenuto del sito.
  • Sono trasparenti con gli utenti circa la loro natura di ad.
  • Sono efficaci senza “urlarci” contro.
  • Sono appropriate al sito in cui appaiono.

Cinque pilastri per distinguere una pubblicità accettabile. Il risultato? Sembra prospettarsi un internet migliore. Per nostra fortuna la decisione sull’opzione fondamentale viene lasciata agli utenti, che potranno decidere di continuare a bloccare tutte le pubblicità come hanno sempre fatto, oppure permettere a quelle che rispettano le cinque regole di non essere bloccate. Se si vuole bloccare ogni tipo di pubblicità basta cliccare sull’icona di ABP, selezionare “opzioni” e togliere la spunta a “permetti alcune pubblicità non inopportune”. In questo modo, i siti che apprezziamo riescono a guadagnare grazie alle pubblicità “meritevoli”e gli utenti possono fruire di contenuti gratuiti senza essere aggrediti da banner psichedelici.

Pubblicità online: né troppa né troppo poca

In altre parole, l’assenza totale di pubblicità strozza i foraggiamenti dei nostri siti preferiti, spesso sostenuti da investimenti a perdere di chi li ha ideati; l’eccessiva pubblicità vanifica i loro stessi sforzi. Non bisogna dimenticare che dietro a ogni sito ci sono una o più persone che destinano se non soldi sicuramente tempo al loro progetto, quindi a maggior ragione non c’è niente di male nel voler trarre un vantaggio anche economico da questo impegno.

Con questa novità staremo meglio di prima? Lo scopriremo col tempo. Se poi le pubblicità non saranno poi così tanto meritevoli, possiamo tornare a bloccarle tutte. Non abbiamo niente da perdere. Fatto sta che per ora il programma Acceptable Ads sembra avere i numeri per diventare un sistema di autoregolamentazione diffusa. Così come gli standard di licenza Creative Commons si sono affermati nel mondo digitale, in futuro potremmo forse vedere altri due piccoli loghi sparsi su internet: l’uno per identificare siti adfree e l’altro per identificare siti che contengono solo ad accettabili, rispettando le cinque caratteristiche. Sarebbe quindi possibile sapere subito la politica del sito in merito e potremmo avere un minimo di trasparenza circa l’effettivo uso di pubblicità mimetizzate, lasciando poi a tutti gli utenti la possibilità di segnalare, magari grazie a un’estensione per browser dedicata, un sito che non rispetta gli standard. Ma questa per ora è solo una mia proposta.

AdBlock si è ammorbidita, ecco perchè è meglio così ultima modifica: 2015-10-19T12:00:55+00:00 da Andrea Romani